Economia

Mps, tutti i balletti sul Monte (futuro in Banco Bpm?)

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Che cosa succede in Mps e attorno al Monte dei Paschi di Siena? Il ministero dell’Economia lavora a un matrimonio con Banco Bpm? L’istituto milanese smentisce. L’articolo di Emanuela Rossi

Dopo il via libera della Banca centrale europea alla vendita ad Amco, l’ex Sga, di 8,1 miliardi di crediti deteriorati cosa c’è nel futuro di Montepaschi? Di sicuro l’uscita del Tesoro (68%) dall’azionariato — promessa a Bruxelles quando fu nazionalizzata — e pure in fretta come non esitano a far capire da Via XX Settembre. Ma come? Secondo la presidente della commissione d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario, Carla Ruocco (M5S), occorre “una visione strategica e nell’interesse nazionale della vicenda Mps” e per questo la sua proposta guarda alla Spagna e alla recente operazione di M&A tra le banche Bankia e CaixaBank: creare un terzo-quarto player italiano e trasformare il resto del Monte in una bad bank, magari da fondere con Amco.

Una soluzione che però sembra non sia menzionata nel Dpcm preparato dal Tesoro e ora allo studio di Palazzo Chigi. Una cosa è certa: se l’addio del Tesoro avvenisse entro pochi mesi, l’azionista di maggioranza rischierebbe una minusvalenza pari a 7,5 miliardi di euro. Non esattamente una sciocchezza.

LA “SOLUZIONE RUOCCO”

Al Sole 24 Ore, in un’intervista pubblicata nei giorni scorsi, la presidente Ruocco ha presentato le sue riflessioni su come gestire il futuro di Rocca Salimbeni. “Sono diretta. Banca Mps, a oggi, capitalizza in Borsa circa 1,65 miliardi di euro, il mercato ha già sostanzialmente ‘prezzato’ il derisking e i rischi operativi dell’istituto. Se questo fosse il prezzo di cessione e, a mio avviso, non potrebbe essere molto diverso, lo Stato con la sua partecipazione pari al 68% incasserebbe dalla cessione della banca circa 1 miliardo a fronte di un investimento complessivo di quasi 8,5 miliardi. Il rendimento per lo Stato sarebbe pari a -90% dell’investimento fatto. Poi si dovrebbero considerare anche i 5 miliardi circa di petitum per contenziosi giudiziali-extragiudiziali verso Mps. Di questi chi risponderebbe? Il nuovo acquirente? O forse dovremmo istituire un nuovo fondo indennizzo?”.

Per Ruocco, dunque, “non è il momento di ‘svendere’” anzi, occorre puntare a un “modello vincente” quale è la Spagna “con la recente operazione di M&A tra le banche iberiche Bankia e CaixaBank, sotto la regia del Governo Sanchez, per creare una grande banca spagnola”. All’orizzonte la deputata M5S vede il rafforzamento del sistema bancario nazionale “stimolando la nascita di una terza-quarta banca nazionale”. In concreto occorrerebbe “cedere le filiali e gli sportelli a uno o più soggetti nazionali, ad esempio alla Popolare di Bari per creare la banca del Sud oppure ad altri istituti, per creare un terzo-quarto player nazionale e trasformare la restante parte di Mps in una bad bank nazionale fondendola anche con Amco. La bad bank nazionale — ha detto ancora — è indispensabile, in quanto la mole di moratorie e nuovi finanziamenti (pari complessivamente a circa 400 miliardi) con molta probabilità si trasformerà in nuovi Npl, stimabili in circa 130 miliardi”.

COSA NE PENSA EQUITA

Secondo Equita, come riporta Milano Finanza, lo schema proposto da Ruocco sarebbe un grande aiuto all’uscita di Via XX Settembre da Siena ma per gli analisti “presenta ostacoli difficilmente superabili, a cominciare dal trasferimento delle passività alla good bad dalla bad bank che aprirebbe ulteriori fronti legali anche alla luce delle recenti emissioni effettuate dalla banca”. In alternativa lo Stato si potrebbe “fare carico dei rischi legali della banca, soluzione che presenta costi diretti, a partire dall’entità delle cause, e indiretti sul fronte degli oneri trasferiti sui contribuenti, molto elevati”.

LA RICOSTRUZIONE DI REPUBBLICA

Di sicuro, il Tesoro procede a grandi passi sulla strada dell’addio come riferisce La Repubblica. Lunedì il ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, ha firmato la proposta di Dpcm che ora passa al vaglio del presidente del Consiglio. Secondo il quotidiano diretto da Maurizio Molinari, Giuseppe Conte “si sarebbe preso qualche giorno per approfondire la questione, prima di dirimerla”. Il testo normativo in stesura, si ricorda, “è una delle precondizioni messe da Bce per dire sì alla vendita di 8,1 miliardi di crediti deteriorati Mps ad Amco tramite scissione, con relativa erosione di 1,1 miliardi di capitale per la banca”.

Tornando al Dpcm, l’art. 2 della bozza riporta che, dopo la scissione, “è autorizzata la dismissione della partecipazione” del Tesoro in Mps (68,5%), “in una o più fasi, mediante modalità e tecniche di vendita in uso sui mercati, attraverso il ricorso singolo o congiunto a un’offerta di vendita rivolta al pubblico dei risparmiatori in Italia, ivi compresi i dipendenti del gruppo, e/o a investitori istituzionali italiani e internazionali ad una trattativa diretta da realizzare attraverso procedure competitive trasparenti e non discriminatorie, ad una o più operazioni straordinarie, ivi inclusa un’operazione di fusione”. Nessuna menzione, nota Repubblica, della “possibile trasformazione di Mps in bad bank pubblica, usandone licenza bancaria, marchio e piattaforma per intestarsi, e vendere poi con cartolarizzazioni, i circa 150 miliardi di euro di nuovi crediti deteriorati che il lockdown primaverile potrebbe causare in Italia”. Della bad bank pubblica ha parlato, come dicevamo, Ruocco sul Sole 24 Ore.

Per quanto riguarda i tempi, il decreto prevede la cessione dell’istituto di credito entro maggio 2022. Una data che però potrebbe essere troppo lontana visto che il Tesoro “s’è impegnato con Bce e Ue a dare segnali concreti sul ripianamento patrimoniale del Monte entro il 1° dicembre. Se non ci saranno iniezioni dirette di capitale, da parte del Tesoro oppure di investitori interessati, Mps dovrà per quella data pubblicare tre lettere con cui tre banche d’affari dicono che c’è mercato per emettere capitale At1 in bond per 7-800 milioni”. Un’ipotesi, stando agli addetti ai lavori, che risulterebbe “più impraticabile di una fusione che il Tesoro potrebbe presto proporre alle rivali: a partire dalle italiane Banco Bpm e da Unicredit”.

IL TESORO PUNTA SU BANCO BPM PER MPS?

Il Tesoro – secondo le cronache giornalistiche – ha sondato oltre che i gruppi esteri con Crédit Agricole e Bnp Paribas (ma il primo non vorrebbe fare più acquisizioni in Italia e il secondo punta a crescere solo per vie interne, secondo Il Corriere Economia di oggi) anche Unicredit e Banco Bpm. Il gruppo capeggiato dall’ad, Jean Pierre Mustier, non ha in programma acquisizioni. Resta la soluzione Banco Bpm come possibile sposa per il Monte dei Paschi di Siena: l’opzione – secondo il Fatto Quotidiano di oggi – sarebbe caldeggiata dal Tesoro. Sarà così? “Nessun contatto sul dossier Mps”, ha riferito un portavoce di Banco Bpm sulla scia delle indiscrezioni.

LE PREOCCUPAZIONI DEI SINDACATI

Del futuro di Siena sono preoccupati, ça va sans dire, anche i sindacati secondo cui “il rilancio della Banca deve avvenire salvaguardando l’interezza del gruppo Mps, non frazionando l’attuale perimetro aziendale”. Inoltre “ribadiscono l’assoluta necessità della tutela dei livelli occupazionali”. Le organizzazioni sindacali del coordinamento di Monte dei Paschi di Siena evidenziano che il dibattito sul futuro dell’istituto “è stato riportato all’attenzione degli ambienti politici e finanziari dalla notizia dell’autorizzazione della Bce alla cessione di 8,1 miliardi di Npl a favore di Amco”. “La banca — proseguono — ha bisogno di un assetto societario stabile per programmare al meglio il proprio definitivo risanamento e per esercitare il proprio ruolo a supporto dell’economia per la ripartenza del Paese, realizzabile attraverso una presenza duratura della partecipazione statale nel capitale”.

A parere del coordinamento sindacale di Montepaschi “la strada tracciata dall’ultimo accordo aziendale sul Fondo di Solidarietà, che prevede un cospicuo numero di assunzioni, è la direzione da seguire per ottenere tale obiettivo, che va raggiunto attraverso la valorizzazione del patrimonio umano di Mps e il consolidamento territoriale della Rete Filiali della Banca e del Gruppo.

MPS ED EMERGENZA COVID

Intanto nei giorni scorsi il lending officer di Mps, Fabrizio Leandri, è stato audito dalla commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario sul tema della liquidità. Leandri in particolare ha ricordato che tra i provvedimenti adottati per contrastare l’emergenza causata dalla pandemia Siena ha sospeso il 5,1% dei prestiti alla clientela, una percentuale “superiore alla quota di mercato della banca pari al 4,8%”. Il sostegno all’economia da parte del Monte, ha aggiunto, si attesterà poco al di sotto di 10 miliardi. “Tutte le moratorie che sono state richieste sono attive in questo momento — ha spiegato —, e abbiamo attiva una task force di 400 persone che sta aiutando la nostra rete per mettere a terra la formalizzazione. In questo momento, al 31 agosto, noi abbiamo avuto 62mila richieste da imprese per 11,2 miliardi, e come dicevo sono state tutte sospese, e abbiamo avuto 46mila richieste per 4,5 miliardi da parte dei privati. Il 68% di queste richieste rientrano nel perimetro di legge, e il complemento sono richieste che noi abbiamo sospeso, ancorché non avessero i requisiti richiesti dalla legge; è stata una decisione della banca”.

Dati apprezzati dalla presidente Ruocco che a stretto giro ha commentato: “Fermo restando il trend positivo registrato da parte di Banca Monte Paschi di Siena nell’attuazione delle misure varate dal Governo a sostegno della liquidità, continueremo a monitorare, con grande attenzione, il dossier Banca Mps auspicando che, anche in Italia, si possa realizzare un’operazione di rafforzamento del sistema bancario nazionale seguendo proprio l’esempio, sotto la regia del Governo Sanchez, della recente operazione di M&A tra le banche iberiche Bankia e CaixaBank”. La parlamentare pentastellata ha rilevato come nel corso delle audizioni emerga “sempre più chiaramente la necessità di creare una ‘bad bank’ nazionale in quanto la mole di moratorie e nuovi finanziamenti, pari complessivamente a circa 400 miliardi, con molta probabilità, si trasformerà in nuovi Npl, stimabili in circa 130 miliardi”. Secondo Ruocco “è necessario avere in materia una visione strategica e porre i giusti argini allo tsunami che potrebbe arrivare”.

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