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Mps, ecco sfide e grane per Lovaglio (che prende il posto di Bastianini)

Lovaglio

Che cosa succederà a Mps con l’arrivo di Lovaglio. Fatti, nomi, numeri, rumor e scenari. L’articolo di Emanuela Rossi

 

Finita la – breve – era Bastianini, Montepaschi si affida a Luigi Lovaglio per guardare a un futuro che si preannuncia non semplice.

ECCO LE NOVITA’ NEL CDA DI MPS

Il cda di Mps ha deliberato all’unanimità la nomina di Luigi Lovaglio ad amministratore delegato e direttore generale di Mps dopo aver revocato, sempre all’unanimità, le deleghe di Guido Bastianini. Il cda, spiega una nota, “è giunto all’unanimità alla conclusione che Luigi Lovaglio, in virtù della sua rilevante esperienza anche a livello internazionale, unita alla profonda conoscenza del settore bancario italiano, sia il profilo più idoneo a ricoprire il ruolo di amministratore delegato e direttore generale della banca”.

LA REVOCA DELLE DELEGHE A BASTIANINI

A Bastianini sono state revocate all’unanimità e con decorrenza immediata le deleghe di direttore generale, amministratore delegato e amministratore incaricato del sistema di controllo interno e di gestione dei rischi di Mps, nonché di tutte le relative deleghe restando quest’ultimo in carica quale componente del consiglio di amministrazione.

LA NOTA DI MPS

La banca precisa “che la sostituzione dell’amministratore delegato e direttore generale è regolata da un piano per la successione adottato dalla banca, con il coinvolgimento del comitato nomine e del comitato remunerazione della stessa per gli aspetti di competenza”. Il collegio sindacale ha approvato la cooptazione di Lovaglio ai sensi dell’articolo 2386 c.c. La nomina di Lovaglio sarà soggetta alla valutazione da parte della Bce, conclude la nota.

Ma come si è arrivati al cambio al vertice? E soprattutto, quali sono le sfide che attendono Lovaglio a SienaSiena?

COS’È SUCCESSO IN MPS

Il board in programma oggi sarebbe dovuto servire solo ad approvare i conti del 2021 ma la scorsa settimana la presidente, Patrizia Grieco, ha aggiunto all’ordine del giorno la richiesta “una verifica di Corporate Governance riguardante la figura dell’amministratore delegato”. A far precipitare la situazione sarebbe stata la richiesta di dimissioni arrivata a Bastianini direttamente dal direttore generale del Mef, Alessandro Rivera, che a novembre smentì l’ipotesi nel corso di un’audizione in Parlamento.

L’ex ad voluto dal Movimento Cinque Stelle – e molto difeso nei giorni scorsi soprattutto da parlamentari M5S e della Lega – ha portato la banca senese nei primi nove mesi del 2021 a un utile di 388 milioni a fronte di un deficit patrimoniale prospettico di 1,5 miliardi poco più di un anno fa ma a far propendere per questa scelta dovrebbe essere stato il mancato raggiungimento dell’obiettivo di ridurre i costi del Monte al di sotto il 51% dei ricavi. Target – va detto – contenuto già nel piano del 2017 e non realizzato da Morelli.

Nessun rilievo sarebbe invece emerso dagli approfondimenti su alcune poste one-off richiesti dalla Consob al collegio sindacale che si è riunito appositamente venerdì 4, in vista del cda.

Smentite da Bruxelles, invece, le indiscrezioni giornalistiche secondo cui anche la Commissione europea avrebbe chiesto il siluramento di Bastianini.

I SOMMOVIMENTI IN CDA

Per evitare una vacatio che non avrebbe fatto altro che aumentare il caos intorno a Rocca Salimbeni, venerdì si è riunito anche il comitato nomine che ha deciso di portare in cda la proposta “come prima scelta” di nominare Lovaglio al posto di Bastianini. Per riuscire a cooptarlo anche nel caso l’ex ad fosse rimasto nel board senza deleghe, nella serata di venerdì Mps ha annunciato le dimissioni “per motivi personali” di Olga Cuccurullo, dirigente del Tesoro in rappresentanza del ministero dell’Economia e delle Finanze. Da ricordare che nel board di Montepaschi 11 consiglieri su 15 sono indipendenti.

L’AUMENTO DI CAPITALE E L’IPOTESI FUSIONE

Lovaglio, ex Unicredit per anni alla guida di Bank Pekao ed ex ad di Creval da cui è uscito a giugno 2021, troverà importanti sfide a Siena a partire dal varo dell’aumento di capitale da 2,5 miliardi – entro il 2022 – che consentirà poi allo Stato di uscire dalla banca, dove al momento è primo azionista con il 64%. Bruxelles ha accettato di prorogare a novembre prossimo il termine per l’addio di Via XX Settembre dopo lo stop alle trattative con Unicredit per la fusione. Secondo Il Sole 24 Ore per un’operazione del genere Bastianini non era considerato adeguato e si guardava invece “a una figura stimata sul mercato, credibile agli occhi degli investitori”. Lovaglio dovrà pure preparare il nuovo piano della banca e definirlo con le Authority europee.

In tutto questo occorre capire cosa succederà all’interno del risiko bancario e in primis vedere se andrà in porto l’operazione che vede Bper puntare a prendersi Carige: entro metà febbraio la banca guidata da Piero Montani presenterà un’offerta vincolante al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi – che dal 2019 possiede l’80% della banca genovese, all’epoca commissariata – dopo il niet alla proposta avanzata poco prima di Natale.

Intanto il primo step di Lovaglio sarà quello di far approvare il progetto di bilancio nella riunione del board in programma a inizio marzo.

LA BOMBA LEGALE

Senza dimenticare il fuoco sotto la cenere nel braciere senese. Sulla Rocca grava infatti un rischio legale non indifferente che, grazie all’accordo con la Fondazione Mps dello scorso luglio, si è ridotto di oltre un terzo. L’accordo transattivo preliminare tra la banca e la Fondazione è servito a rispondere alle richieste stragiudiziali riferite, in sintesi, all’acquisizione di Banca Antonveneta, all’aumento di capitale 2011 e agli aumenti di capitale 2014-2015. La transazione – che ha definito “in maniera conclusiva ogni contenzioso in essere”, come riferito dal gruppo bancario – ha portato nelle casse di Palazzo Sansedoni 150 milioni di euro e impegni sulla valorizzazione del patrimonio artistico di Mps grazie ai quali sono state ridotte le richieste risarcitorie per un ammontare pari a 3,8 miliardi, “offrendo un contributo rilevante alla soluzione del principale elemento di incertezza che grava sul bilancio della Banca” ammetteva la Rocca. Dunque il petitum si è ridotto nel complesso da 10 miliardi a 6,2 miliardi.

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