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Mps, ecco il Monte delle ansie sull’aumento di capitale

Aumento Capitale Mps

Tutti i timori sull’aumento di capitale del Monte dei Paschi di Siena (Mps). L’articolo di Emanuela Rossi

 

Ancora giorni di tensione per Montepaschi, cominciata con il raggruppamento delle azioni per dare il via all’aumento di capitale, deliberato il 16 settembre scorso dall’assemblea degli azionisti.

Proprio i timori sul reperimento dei 2,5 miliardi, o meglio dei 900 milioni che non verranno versati dal Tesoro che possiede il 64% della banca, hanno agitato la Borsa dove il titolo ha inanellato una serie di performance negative: giovedì il calo è stato del 13,5%, venerdì del 7,37%. Nell’ultimo mese Siena ha lasciato sul terreno oltre il 27%, cifra che arriva a sfiorare il 75% nei sei mesi precedenti.

IL RAGGRUPPAMENTO DELLE AZIONI

A inizio settimana Montepaschi ha annunciato che, “in esecuzione della deliberazione dell’assemblea straordinaria del 15 settembre, si è proceduto al raggruppamento delle azioni nel rapporto di 1 nuova azione ordinaria ogni 100 azioni esistenti, previo annullamento 87 azioni ordinarie per consentire la quadratura complessiva dell’operazione senza modifiche del capitale sociale (il raggruppamento)”. Nella nota sull’operazione – propedeutica alla ricapitalizzazione – Rocca Salimbeni ha ricordato il prezzo ufficiale delle azioni rilevato a Piazza Affari il 23 settembre scorso, per valorizzare le frazioni generate dall’applicazione del rapporto di raggruppamento: 0,3038 euro. Proprio nel giorno in cui è diventato efficace il raggruppamento delle azioni, il titolo Mps non è però riuscito ad essere scambiato e a fine giornata ha messo a segno un calo teorico del 34,5%, senza indicazione di prezzo.

Sul raggruppamento azionario l’amministratore delegato Luigi Lovaglio nei giorni scorsi aveva usato toni distensivi: “Non determina alcuna modifica del capitale sociale né dunque del suo valore di mercato, conseguentemente non avrà alcun impatto sul valore di mercato degli investimenti in quanto la riduzione del numero di azioni si accompagnerà a una variazione al rialzo del prezzo di mercato secondo lo stesso moltiplicatore inverso”.

I TEMPI DELL’AUMENTO DI CAPITALE

Intanto Lovaglio prosegue il tour per trovare possibili investitori. A Londra la scorsa settimana – scrive Mf – l’ad avrebbe incontrato i vertici di Anima e di Axa, partner commerciali nel risparmio gestito e nel bancassurance di Mps da cui si attenderebbe una cifra compresa fra 300 e 400 milioni, e rappresentanti di diversi fondi di investimento anche se al momento non sarebbero ancora scaturiti impegni formali di sottoscrizione.

Secondo quanto riferisce l’Ansa sarebbero stati contattati anche i presidenti delle principali Casse previdenziali – tra cui Inarcassa, Enpam e Cassa Forense – mentre le banche del consorzio chiamate a il dare la garanzia sulla ricapitalizzazione (Mediobanca, Bank of America, Credit Suisse, Citi, Sch, Barclays, SocGen e Stifel) attenderebbero in questi giorni un riscontro sul marketing dell’aumento. A breve dovrebbe giungere anche il via libera della Consob al prospetto dell’operazione in modo da partire il prima possibile con l’aumento. Stando alle ultime indiscrezioni che trapelano da ambienti vicini all’operazione – riferisce ancora l’agenzia – non si farebbe in tempo per lunedì 10 ottobre, come inizialmente ipotizzato, ma si dovrebbe attendere lunedì 17 ottobre almeno questo sarebbe l’obiettivo dei vertici della banca.

LA POSIZIONE DI FRATELLI D’ITALIA SU MONTEPASCHI

Nel frattempo si registra anche un’inversione di rotta su Montepaschi da parte dei vincitori delle recenti elezioni politiche, Fratelli d’Italia. “Confidiamo che l’amministratore delegato Luigi Lovaglio sia in grado di portare a termine l’operazione” ha dichiarato all’agenzia Reuters Maurizio Leo, consigliere economico di FdI, a poche ore dal verdetto. Secondo Leo il manager, ex Credem, “ha l’esperienza necessaria e può fare bene”.

Parole che forse hanno contribuito a far recuperare in Borsa dopo un calo teorico del 23% registrato in apertura lunedì a causa del raggruppamento delle azioni. Di sicuro i toni sono ben diversi da quelli registrati durante la campagna elettorale quando lo stesso Leo, stavolta a Bloomberg, si era mostrato piuttosto cauto: “Dobbiamo rimandare la decisione sull’aumento di capitale. È un momento difficile ed è meglio aspettare il nuovo governo. Quella del Monte dei Paschi è un’operazione importante, che deve tutelare sia i posti di lavoro sia un asset strategico per l’economia italiana”.

IL CAPITOLO FUSIONI

Di sicuro al momento è fuori questione parlare di merger and acquisition. E c’è chi lo dice a chiare lettere. “Non credo sia di attualità” parlare di una fusione con Siena è stata la risposta del ceo di Unicredit Andrea Orcel, come riporta l’Ansa, a chi gliene chiedeva conto a margine del congresso del sindacato Uilca. “Non siamo ancora al punto in cui siamo talmente efficienti e efficaci che per creare valore devo aggregare” ha aggiunto il banchiere romano secondo cui il suo gruppo vede le “fusioni come qualsiasi altro investimento”. E comunque, ha concluso, “prima di deragliare e mettere a rischio questa trasformazione ci pensiamo molto”.

Stesso ritornello dalle parti di Banco Bpm. Il dossier “non è sul tavolo e non lo è mai stato negli ultimi due anni e continua a non esserci” ha asserito con fermezza – nella stessa occasione – Giuseppe Castagna, ad di Banco Bpm. E ancora: “Non voglio fare un’altra ristrutturazione” semmai “voglio fare un’altra operazione con una banca già pronta alla ripartenza. Si vedrà tutto – ha concluso Castagna -, ora ci sono tanti elementi in movimento anche per loro. Andiamo avanti, ognuno fa i compiti a casa”.

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