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Mps, cosa c’è dietro lo scontro su Palermo, Lovaglio e il nuovo cda

Tutte le novità su presente e futuro di Mps, in vista dell'assemblea del 15 aprile.

 

In vista dell’assemblea del 15 aprile, sale la temperatura in Mps. E non è solo una metafora. A Siena si sta consumando uno dei capitoli più avvincenti del risiko bancario oltreché una delle battaglie di governance più complesse degli ultimi anni, in cui si intrecciano proxy advisor, vigilanza europea, fondi istituzionali, casse previdenziali e lotte tra soci. Sul tavolo non c’è soltanto il rinnovo del consiglio di amministrazione, ma la futura guida del gruppo nel pieno dell’integrazione con Mediobanca. E soprattutto, una domanda: chi comanda davvero a Rocca Salimbeni?

LA PARTITA DEI PROXY ADVISOR: ISS SPACCA IL FRONTE

Uno degli ultimi squilli è arrivato da Iss (Institutional Shareholder Services), il principale proxy advisor globale – cioè il consulente che orienta il voto dei grandi fondi istituzionali. E a Siena contano eccome: oltre il 50% del capitale è in mano a investitori internazionali.

Il verdetto di Iss è solo in apparenza lineare: sostegno alla lista del cda uscente. Ma è proprio qui che si apre il cortocircuito. Perché lo stesso advisor invita a bocciare diversi candidati chiave della lista, a partire dal presidente Nicola Maione e da Domenico Lombardi, figura centrale nel comitato nomine come economista peraltro vicino agli ambienti meloniani. Le criticità riguardano il processo: trasparenza ritenuta insufficiente, pianificazione della successione giudicata carente e responsabilità poco chiare.

Non solo. Iss esprime riserve anche su altri profili sensibili: Alessandro Caltagirone junior viene considerato “non indipendente”, mentre sull’unico candidato ad rimasto della lista del cda, Fabrizio Palermo – considerato vicino, come riportato nei giorni scorsi anche da Startmag, all’azionista Francesco Gaetano Caltagirone –, pesa la valutazione di una mancanza di “esperienza manageriale diretta in un’istituzione bancaria comparabile a Mps unita a Mediobanca”. Un giudizio che tocca due nervi scoperti: l’autonomia del consiglio e l’adeguatezza delle competenze per guidare la nuova Mps.

Una posizione che, più che chiarire, complica. E infatti scatena la reazione di tutti gli attori in campo.

Da un lato Mps difende con forza il proprio operato: il processo di selezione viene definito “strutturato, rigoroso e trasparente” , con il supporto di advisor indipendenti e nel rispetto dei requisiti regolamentari. Maione e Lombardi, insiste la banca, sono “elementi qualificanti” e presìdi di continuità in una fase delicatissima.

Dall’altro lato, Plt Holding della famiglia Tortora – che detiene l’1,2% di Mps e presenta la lista alternativa e candida Luigi Lovaglio – attacca frontalmente: la raccomandazione di Iss genererebbe “massima incertezza”, perché il meccanismo di voto potrebbe portare a un cda senza presidente, con una composizione imprevedibile e senza una guida chiara. Un paradosso, insomma: sostenere una lista e al tempo stesso smontarla pezzo per pezzo.

PALERMO E L’ESPERIENZA IN CDP

Uno dei nodi centrali dello scontro riguarda però la scelta del nuovo amministratore delegato. Il cda uscente ha indicato Fabrizio Palermo, manager con un profilo solido ma non bancario in senso stretto: amministratore delegato di Cassa depositi e prestiti tra il 2018 e il 2021 e attuale numero uno di Acea, il suo è un percorso maturato in contesti regolati e operazioni complesse, ma senza una esperienza diretta alla guida di una banca commerciale.

Ed è proprio qui che entra in gioco la Bce. Come riportato da numerose fonti di stampa nazionali e internazionali, Francoforte avrebbe infatti espresso perplessità sulla sua esperienza bancaria diretta, elemento centrale nella valutazione dei requisiti di idoneità (“fit and proper”). La Bce, infatti, non considera esperienze come quella alla Cdp equivalenti alla guida di una banca vera e propria. Anche se Cdp – dove Palermo negli scorsi anni è stato direttore finanziario, amministratore delegato e direttore generale – è vigilata anche dalla Banca d’Italia, dalla Bce e dalla Consob, è un intermediario finanziario regolato ed è assoggettata dal 2004 da Banca d’Italia a vigilanza di tipo informativo ed è classificata nelle statistiche armonizzate del Sistema Europeo delle banche centrali come “altra istituzione finanziaria monetaria”

L’ANALISI DELL’EX BANCA D’ITALIA

Il tema è tutt’altro che tecnico e tocca anche il modello di vigilanza europeo: autorizzazione preventiva o controllo successivo, come ricostruito oggi da Salvatore Rossi, ex direttore generale di Banca d’Italia, sulla Stampa.

Nel primo caso, il candidato viene valutato prima della nomina; nel secondo, tipico dell’Italia, la verifica arriva dopo. Un sistema che – osserva il giornalista – rischia di creare incertezza e tensioni: si nomina un manager e solo dopo si scopre se è davvero idoneo. Non a caso, Rossi suggerisce che il modello ex ante sarebbe preferibile perché riduce il rischio reputazionale e le ambiguità.

Nel caso Mps, il punto è esattamente questo: Palermo sarà valutato solo dopo l’eventuale nomina del 15 aprile. E in caso di rilievi, la Bce potrebbe imporre condizioni o addirittura bloccare l’incarico.

Non a caso, secondo Adnkronos, il silenzio della Bce in questa fase viene interpretato come un segnale: nessun intervento prima dell’assemblea, ma attenzione massima dopo. Una prassi consolidata che evita di influenzare il voto, ma lascia aperti tutti i giochi.

LOVAGLIO NON MOLLA: LA SFIDA RESTA APERTA

Nel frattempo, Luigi Lovaglio – escluso dalla lista del cda e poi “riemerso” nella lista Plt – non arretra di un millimetro.

Anzi, rilancia. “Sono fiducioso che il mio impegno sarà riconosciuto dal mercato”, dice a Bloomberg Tv, rivendicando i risultati degli ultimi quattro anni e la solidità del piano industriale. Un piano che, assicura, “non sarà cambiato” e che promette fino a 16 miliardi di remunerazione per gli azionisti.

Lovaglio insiste su un punto chiave: continuità ed esecuzione. In una fase delicata come l’integrazione con Mediobanca, cambiare guida sarebbe un rischio. E sull’indagine della Procura di Milano minimizza: non rappresenta un ostacolo alla sua eventuale rielezione.

Dietro le quinte, però, lo scontro è più profondo. Come riferito da Startmag, la rottura tra Lovaglio e parte del board – e in particolare l’area vicina a Francesco Gaetano Caltagirone – rifletterebbe divergenze strategiche, anche sul destino della partecipazione in Generali e sugli equilibri di potere nella nuova Mps. La sensazione, come osserva Bloomberg , è quella di una banca ancora esposta a logiche di potere più che a una linea industriale coerente.

ENPAM SI SFILA (QUASI) DAL CAPITALE

In parallelo alla battaglia sulla governance, si muove anche l’azionariato.

L’Enpam – la cassa previdenziale dei medici e odontoiatri, uno dei principali investitori istituzionali italiani – ha quasi azzerato la propria quota in Mps, scendendo dall’1,34% a meno dello 0,3%. Una discesa significativa che riduce il suo peso nell’assemblea del 15 aprile.

La scelta arriva dopo mesi turbolenti. Enpam era stata tra i soggetti che avevano sostenuto l’operazione Mediobanca, insieme ad altre casse previdenziali. Un ruolo finito sotto la lente della Procura di Milano nell’inchiesta sulla scalata, anche se – come chiarito in audizione a fine febbraio dal procuratore aggiunto Roberto Pellicano – le casse non risultano indagate.

Ora però l’ente incassa la plusvalenza e si defila, lasciando il campo ai grandi fondi internazionali.

L’ATTESA PER GLASS LEWIS E IL FATTORE FONDI

Dopo Iss, gli occhi sono puntati su Glass Lewis, l’altro grande proxy advisor globale, il cui parere è atteso entro fine settimana.

Secondo diverse ricostruzioni, difficilmente si discosterà in modo netto da Iss. E questo rafforzerebbe ulteriormente la posizione del cda uscente, anche perché il fronte alternativo appare frammentato.

Il vero ago della bilancia restano i fondi internazionali. E per loro, più delle dinamiche personali, conta un elemento: la stabilità della governance. In una banca impegnata in una complessa integrazione e sotto la lente della vigilanza europea, l’incertezza è il nemico numero uno.

Il 15 aprile, più che un semplice rinnovo del cda, sarà un passaggio decisivo per capire quale direzione prenderà davvero Mps.

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