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Mps, Bankitalia, i diamanti. Cosa cela il caso Bertini

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Fatti, commenti e scenari sul caso Mps-diamanti. L’approfondimento di Giuseppe Liturri

 

Caso Mps-diamanti-Bankitalia: è arrivato il momento dell’accertamento della verità, in sede parlamentare, sulla vicenda della vendita dei diamanti attraverso alcune banche, avvenute con modalità commercialmente scorrette, da cui è nato un procedimento penale tuttora in corso.

Abbiamo appreso da fonti vicine alla Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario (che martedì 18 ha riunito il suo ufficio di presidenza) che martedì 8 febbraio è stato convocato il governatore in persona, Ignazio Visco, per avere una ricostruzione della vicenda e aiutare la Commissione a fare luce sul corretto ed efficace funzionamento degli organi di vigilanza. Ma l’attività della Commissione – che, ricordiamo, opera con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria – non terminerà l’8 febbraio. Di seguito sarà ascoltato il conduttore della trasmissione Report, Sigfrido Ranucci che nella puntata del 13 dicembre scorso ha mandato in onda il servizio curato da Emanuele Bellano con la versione della vicenda fornita dal funzionario di Bankitalia Carlo Bertini. Sarà poi la volta di un esponente del sindacato FALBI che assiste i dipendenti di Bankitalia, seguito da un rappresentante dell’autorità Antitrust (Agcm) che, già dal 2017, ha sanzionato le banche coinvolte.

Nessuna decisione è stata presa relativamente all’eventuale convocazione di Alessandro Profumo e Fabrizio Viola che, all’epoca dei fatti tra il 2012 e il 2016, erano rispettivamente Presidente e amministratore delegato del Monte dei Paschi di Siena, una delle cinque banche coinvolte nella vicenda. Le nostre fonti comunque riferiscono che non è escluso che ciò avvenga e eventuali altre convocazioni dipenderanno da quanto emergerà nei primi incontri già calendarizzati.

È di particolare rilievo il fatto che Bankitalia sia stata coinvolta a livello di vertice, anche se potrebbe partecipare il direttore generale Luigi Signorini. Non sorprende poiché, già all’indomani della puntata di Report del mese scorso, la Presidente della Commissione, Carla Ruocco, non esitò a prendere l’iniziativa, sottolineando la necessità di approfondimento ai massimi livelli.

Dopo la dettagliata nota esplicativa di dicembre, da via Nazionale dovranno giungere ulteriori chiarimenti sul rapporto con Bertini, dipendente di Banca d’Italia con il ruolo di consigliere senior addetto al servizio di supervisione bancaria 1, il quale, nella trasmissione televisiva Report del 13 dicembre, ha lanciato accuse sia ad alcune banche e ai loro dirigenti, che hanno utilizzato i propri sportelli per intermediare la vendita dei diamanti, che ai suoi superiori in Banca d’Italia che, a suo dire, si sarebbero mostrati poco attenti rispetto alle sue sollecitazioni a eseguire approfondimenti e, successivamente, sarebbero passati a pressioni più o meno esplicite finalizzate a dissuaderlo dal continuare.

Pochi giorni prima di Natale, il procedimento disciplinare a carico di Bertini – dopo la sospensione cautelare del 22 ottobre scorso – si è concluso con la decisione del Consiglio Superiore di Palazzo Koch di sospendere per 12 mesi Bertini dal servizio e dalla retribuzione (ridotta alla metà), con attribuzione ad altra mansione diversa da quella di vigilanza. È la sanzione più severa prima del licenziamento, che era temuto sia da Bertini che dagli organi sindacali che, per tale scampato pericolo, hanno annullato lo sciopero annunciato per il 28 dicembre.

Per ricostruire l’intera vicenda è proprio da Report che bisogna comunque partire perché fu Milena Gabanelli con Emanuele Bellano il 17 ottobre 2016 a sollevare il velo sulla presunta truffa. Due società private (DPI SpA e IDB SpA) avevano moltiplicato a dismisura il loro fatturato commercializzando diamanti attraverso gli sportelli di cinque banche (Monte dei Paschi, Unicredit, Intesa, BPM, Banca Aletti) con modalità poco trasparenti, a prezzi fuori mercato (quasi raddoppiati), incassando commissioni fino al 24%. La procura di Milano era già al lavoro dal 2012 e lo scorso aprile ha chiesto il rinvio a giudizio di 5 persone giuridiche (quattro banche e IDB SpA, mentre Intesa e DPI SpA hanno chiesto il patteggiamento) e 105 persone tra dirigenti e funzionari delle banche e delle società venditrici e attualmente sono in corso le udienze della fase preliminare. I reati ipotizzati sono truffa, autoriciclaggio, riciclaggio, corruzione fra privati e, in un caso, ostacolo all’autorità di vigilanza.

Le attività di compravendita di diamanti canalizzate dalle banche avvennero tra il 2012 e il 2017 per circa 1,4 miliardi di controvalore complessivo e gli incauti, e allo stesso tempo inconsapevoli, oltre centomila compratori si ritrovarono in breve tempo in possesso di un bene difficilmente liquidabile e acquistato in base a quotazioni fuori mercato, anche se pubblicate sul Sole 24 Ore, nella pagina delle quotazioni ufficiali, che però erano solo inserzioni pubblicate a cura… delle stesse società venditrici. La scorrettezza di questa pratica commerciale fu già sanzionata nel settembre 2017 dall’autorità Antitrust per complessivi 12,3 milioni di euro a carico delle banche coinvolte, accusate di condotte “gravemente ingannevoli e omissive”. Riconoscendo il presupposto che gli acquirenti avessero acquistato i diamanti facendo affidamento sulla reputazione delle banche proponenti, tutte le banche coinvolte avviarono misure di ristoro nei confronti dei compratori truffati e, ad esempio, MPS al 30/6/2021 aveva rimborsato 314 milioni a fronte di contestazioni per 344 milioni. Nel corso del 2019, la vicenda si è poi arricchita di ulteriori inquietanti evidenze circa il coinvolgimento della criminalità organizzata nell’attività di riciclaggio dei proventi della truffa.

Fu proprio banca MPS ad essere oggetto dell’attenzione di Bertini, che partecipava come coordinatore locale al gruppo di lavoro congiunto (JST, Joint Supervisor Team che fa capo alla BCE) incaricato della vigilanza prudenziale. Un’attività svolta prevalentemente in forma cartolare, diversa seppur contigua all’attività ispettiva vera e propria. Durante il 2018, Bertini e alcuni suoi colleghi avrebbero accumulato importanti indizi relativi alla truffa e, soprattutto, alla consapevolezza di essa da parte dei vertici di MPS nelle persone del Presidente Alessandro Profumo (dal 2012 al 2015) e dell’amministratore delegato Fabrizio Viola (dal 2012 al 2016). La tesi di Bertini – dettagliatamente esposta nella trasmissione Report – è che le sue richieste di approfondimento restarono inascoltate presso i suoi superiori in Bankitalia, dove anzi prevalsero i tentativi di dissuaderlo dall’insistere. Fino all’epilogo della sospensione dal servizio di qualche giorno fa.

Alle accuse di Bertini, Bankitalia ha risposto con una nota di 5 pagine pubblicate sul sito il 15 dicembre, in cui presenta la propria versione dei fatti e un commento sulle dichiarazioni di Bertini.

Dopo aver definito “lacunosa ed erronea” la ricostruzione di Report, in cui l’azione di Bankitalia è stata “rappresentata in modo distorto”, si rettificano le affermazioni “inesatte e fuorvianti”, in questo modo:

  • La vigilanza di Bankitalia si occupa di prodotti e attività finanziarie, ma la compravendita di diamanti non lo è. Quanto è avvenuto è un problema di correttezza commerciale di competenza dell’Antitrust che già nel 2017 era intervenuto sanzionando i soggetti coinvolti. Su questo punto le perplessità non mancano: a prescindere dall’esiguità delle sanzioni dell’AGCM in proporzione al giro d’affari realizzato, ci permettiamo di osservare che chi si reca in banca deve essere sicuro che qualsiasi attività svolta sotto quella insegna è vigilata, a prescindere dagli specifici prodotti offerti al cliente.
  • Da Palazzo Koch sono intervenuti sia nel 2017, indagando sulle dimensioni del fenomeno, che nel 2018, invitando le banche ad astenersi da queste operazioni, per le quali devono assicurare “adeguata verifica sulla congruità dei prezzi e massima trasparenza informativa”.
  • La collaborazione con la Procura è stata totale, contribuendo all’avanzamento delle indagini che hanno portato ai noti rinvii a giudizio.
  • Le attività ispettive, sul fronte dell’antiriciclaggio, hanno portato a sanzionare MPS per 1,3 milioni.
  • L’ispezione della BCE sul fronte della vigilanza prudenziale ha fatto emergere “una insufficiente consapevolezza del consiglio di amministrazione con riferimento all’esposizione della banca ai rischi in questione”. Quindi si nega radicalmente l’ipotesi della presunta consapevolezza dei vertici di Mps, avanzata da Bertini.
  • Si nega qualsiasi pressione e si attribuiscono a Bertini “comportamenti fortemente anomali” e “rimostranze di carattere personale”.
  • Si ribadisce l’accusa a Bertini di aver gettato discredito e nuociuto alla reputazione dei colleghi, dei superiori e della Banca.

Veniamo da un decennio terribile per le banche, caratterizzato dal dissesto delle due banche venete, delle quattro banche liquidate a fine 2015, dalla ricapitalizzazione precauzionale da parte dello Stato della stessa MPS a inizio 2017 e, purtroppo, in tutte le occasioni è stata messa in discussione la correttezza del comportamento di Bankitalia, un presidio di legalità le cui competenze sono da decenni un patrimonio dell’intero Paese. Inoltre, in questa vicenda è in discussione l’operato di manager che ricoprono tuttora posizioni di grande responsabilità, sui quali è interesse di tutti non gettare discredito.

Se il problema c’era e Bankitalia ha vigilato tardivamente e poi ha minimizzato, male. Se un’istituzione così solida non sia stata capace di gestire un dipendente che si è mosso in modo scomposto, ugualmente male. Ma ora il tempo dei “se” è terminato e toccherà ai protagonisti, a partire dal governatore Visco, in audizione parlamentare dal prossimo 8 febbraio, sgombrare il campo da ogni dubbio.

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