Economia

Mps, Banco Bpm e non solo. Come finirà l’indagine sui diamanti

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Nuovo capitolo dell’indagine sui diamanti: la Guardia di Finanza ha sequestrato quote societarie e attività finanziarie per un controvalore di circa 34 milioni di euro

Nuovo capitolo per l’indagine “Crazy Diamond”. Mentre l’inchiesta penale sulla vendita dei diamanti a prezzi superiori a quelli di mercato direttamente presso gli sportelli di alcune banche sta procedendo, la Guardia di Finanza allarga ancora i confini dello scandalo. Nel mirino finiscono una holding finanziaria e alcune società di distribuzione delle pietre preziose. Andiamo per gradi.

UN SEQUESTRO DA 34 MILIONI

Partiamo dalle ultime novità. La Guardia di finanza di Milano ha sequestrato quote societarie e attività finanziarie nei confronti di una holding finanziaria e di società di distribuzione delle pietre preziose. Le attività di sequestro, per un controvalore di circa 34 milioni di euro, sono state effettuate a Milano, Roma ed Ancona.

ULTERIORI ACCERTAMENTI

Il sequestro è nato dopo ulteriori accertamenti, condotti dai finanzieri di Milano, da cui è emerso che che la titolarità delle partecipazioni della holding finanziaria è riconducibile a uno dei principali indagati,  Maurizio Sacchi, amministratore di Dpi spa, nonostante queste siano formalmente intestate ai familiari (l’obiettivo era di ostacolare l’identificazione della provenienza dei proventi derivanti dalla truffa).

L’INCHIESTA

Il sequestro rappresenta, dunque, un nuovo capitolo dell’indagine ‘Crazy Diamond’, coordinata dalla pm di Milano Grazia Colacicco, sulla vendita di diamanti a prezzi superiori a quelli di mercato direttamente presso gli sportelli di Banco Bpm, Unicredit, Mps, Intesa Sanpaolo e Banca Aletti.

REGALIE VARIE

La complicità degli istituti di credito sarebbe stata ripagata con regalie varie. La Idb avrebbe fatto, per esempio, “una serie di regali ai vertici del Banco Bpm e di Unicredit”. Maurizio Faroni, ex dg del Banco Bpm, uno degli indagati (assieme anche a dirigenti e direttori di filiali degli istituti coinvolti e anche all’ex ad di Banca Aletti, Maurizio Zancanaro), avrebbe ricevuto “oggetti di archeologia”, oltre che 150mila euro di “donazioni” ad una onlus da lui presieduta.

IL PUNTO

A febbraio 2019 le indagini hanno portato ad un provvedimento di sequestro di beni per oltre 700 milioni di euro. L’inchiesta è stata chiusa il 2 ottobre scorso, quando è stato notificato un avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di 87 persone fisiche e 7 persone giuridiche, tra cui i 5 istituti di credito.

Tra gli indagati nell’inchiesta chiusa in autunno anche Franco Novelli, consigliere di amministrazione della IDB fino al maggio del 2016. Stralciata, invece, la posizione dell’imprenditore Claudio Giacobazzi, morto suicida nel maggio 2018 (era amministratore delegato della Interamente Diamond Business di Milano).

IL COINVOLGIMENTO DI DPI E IDB

Coinvolte nello scandalo anche due società’ attive nel commercio di diamanti Dpi e Idb (fallita), accusate di truffa aggravata, auto-riciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità’ di provenienza illecita. Le due società, in pratica, con la consapevole partecipazione delle banche, avrebbero condotto la truffa dal 2012 sino al dicembre 2016.

I CLIENTI DANNEGGIATI

Le vittime del raggiro che intendono costituirsi parte civile sono circa 297, secondo quanto scritto nell’atto di chiusura delle indagini. Il numero potrebbe, però, salire ulteriormente e il pm, Colacicco, ha mantenuto aperto un fascicolo bis per tutti coloro che si attestano parte lesa in questi mesi.

Tra le persone truffate anche clienti vip come Vasco Rossi.

LA RESTITUZIONE DEL DENARO

Intanto, gli istituti di credito (fatta eccezione per Banco Bpm), come racconta MF-Milano Finanza avrebbero avviato la procedura per la restituzione del denaro versata dai clienti e starebbero rilevando le pietre. Banco Bpm, invece, “sta trattando privatamente con ciascun cliente proponendo, secondo quanto hanno riferito le associazioni dei consumatori, il 30% in contanti alla controparte, che, a differenza degli altri istituti, si deve tenere la pietra, perché la banca preferisce non ritirarla.”

DENARO SEQUESTRATO: RECUPERATO SOLO IN PARTE

Intanto al denaro sequestrato mancano ingenti somme all’appello. Secondo i dati riferiti da MF-Milano Finanza, infatti, dei 330 milioni che fanno capo a Idb e dei 255 milioni di Dpi sono stati recuperati solo 70 milioni per società circa. Mentre sono congelati ed effettivamente bloccati tutti i fondi alle banche, di cui Banco Bpm (compresa Aletti) per 84 milioni, Mps 35,5 milioni, Unicredit 32,7 milioni, Intesa Sanpaolo 15 milioni. A Banco Bpm, in realtà, sono stati sequestrati ulteriori 500 mila euro che fanno riferimento all’aumento di capitale in seguito alla fusione fra Bpm e il Banco Popolare perché Idb aveva partecipato all’operazione acquistando azioni.

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