Economia

Tutte le ultime tensioni in Banco Bpm

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Cosa sta succedendo in Banco Bpm con i sindacati in subbuglio e i rumors sulle nozze con Ubi mentre pesa lo scandalo diamanti e il cfo potrebbe lasciare la banca per Sace

Il confronto continua ma tra molte difficoltà. La scorsa settimana i sindacati del credito hanno incontrato i vertici di Banco Bpm per volontà della stessa azienda che, come informa una nota unitaria di Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca Uil e Unisin Confsal, “si era impegnata solo due giorni prima a fornire risposte esaustive alle problematiche ancora aperte”. Le cose però non sono andate molto bene e le sigle sindacali avvertono: “Proprio per senso di responsabilità, abbiamo accettato di continuare un confronto mai realmente iniziato, per cercare di dare risposte convincenti a chi rappresentiamo. Se non verificheremo un cambiamento totale di rotta, valuteremo le iniziative più opportune”.

PERCHE’ SI LAMENTANO I SINDACATI

“Abbiamo avuto l’ennesima conferma della poca considerazione che questo gruppo nutre per il proprio personale” spiegano nel comunicato i sindacati che tra le varie problematiche ricordano “quella che più di tutte misura e poi traduce gli sforzi e i sacrifici che tutto il personale ha profuso per il raggiungimento di quei risultati tanto sbandierati ai quatto venti dalla propaganda aziendale: il VAP (premio aziendale)” da erogare nel prossimo mese di giugno 2020.
“Non possiamo e non vogliamo entrare nei sofisticati tecnicismi, né tanto meno in valutazioni di carattere filosofico o politico rispetto a questi risultati – aggiungono -, registriamo solo la situazione, che ben conosciamo, nella quale questi sono stati realizzati. Noi ci complimentiamo veramente con tutti i nostri colleghi per il miracolo che sono riusciti a fare, considerato il caos organizzativo, gestionale ed amministrativo di questo gruppo”.

Durante il 2018, ricordano, è stato introdotto un nuovo modello di rete e sono stati chiusi oltre 600 sportelli, sono stati ristrutturati gli uffici delle sedi centrali e sono stati ceduti asset strategici. “A tutt’oggi stiamo ancora risentendo di disorganizzazioni operative e processi attuati in modo del tutto improvvisato che trasmettono solo mancanza di fiducia e di prospettive future. Carichi di lavoro pesanti per organici sottodimensionati”. Inoltre “continue pressioni commerciali esercitate nonostante l’accordo nazionale ed aziendale, provvedimenti disciplinari comminati alla minima infrazione e infine la gestione confusa e poco trasparente della fase di rimborso ‘diamanti’, fatta ricadere completamente sulle spalle dei colleghi. Queste problematiche sono state ripetutamente e costantemente rappresentate dalle Organizzazioni Sindacali, senza quasi mai trovare risposte adeguate”.

La verità – commenta Piero Marioli, coordinatore Fabi gruppo Banco Bpm – è che “quando si tratta di riconoscere concretamente e non a parole lo sforzo profuso dai colleghi in un anno di lavoro, la risposta è sempre la stessa: moderazione e richieste non compatibili nel sistema”.

LO SCANDALO DIAMANTI

Proprio lo scandalo diamanti citato nella nota dalle organizzazioni sindacali è un’altra delle questioni che pesa nella gestione del gruppo, nato nel 2017 dalla fusione fra Banco Popolare e Banca Popolare di Milano: nell’ultimo anno ha perso in Borsa il 57% del suo valore anche per questo motivo. Peraltro, secondo quanto emerge nella relazione di bilancio 2018, lo scandalo pesa sui conti del gruppo per 318,3 milioni (solo lo scorso anno sono stati accantonati 275,3 milioni). Inoltre, dallo stesso documento si apprende che il numero dei reclami è passato dai 1.250 del 2017 a 13.300 e che le richieste di risarcimento sono aumentate considerevolmente, da 43 a 430 milioni.

Nella vicenda – di cui a inizio ottobre si è avviata la chiusura dell’indagine da parte della procura di Milano – sono coinvolte pure Montepaschi, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banca Aletti e due società di intermediazione. Tra le vittime, anche personaggi noti come l’ex presidente di Assolombarda Diana Bracco e Vasco Rossi

LE NOZZE CON UBI?

Banco Bpm è da più parti considerata una delle protagoniste del prossimo risiko per privilegiare la costituzione di gruppi più grandi e forti visto che nel sistema bancario italiano ci sono numerosi istituti di piccole dimensioni resi più fragili dal fardello dei crediti deteriorati. In tal senso arrivano pressioni da parte della Vigilanza europea e della stessa Banca d’Italia che di recente è tornata sull’argomento per bocca del direttore generale Fabio Panetta che nell’occasione si è però riferito in particolare alle banche del Sud. “Il tema delle fusioni arriverà e noi azionisti intendiamo farci trovare pronti per giocare un ruolo da protagonisti ha detto di recente in un’intervista al Sole 24 Ore Giandomenico Genta, membro del comitato di presidenza del patto parasociale formatosi a settembre in Ubi Banca, la principale protagonista dell’ipotesi aggregativa con Banco Bpm. “Sicuramente sensata” l‘ipotesi di fusione con Ubi, aveva detto qualche settimana prima l’amministratore delegato di Banco Bpm, Giuseppe Castagna.

Analisti e osservatori hanno però fatto notare che se i due gruppi si unissero si rischierebbero robusti tagli di personale e occorrerebbero aumenti di capitale, come indicato in un report di Morgan Stanley.

CHI FORSE SE NE VA

Ad arricchire il quadro anche qualche possibile illustre uscita. Pare infatti che per la carica di amministratore delegato di Sace, controllata di Cassa Depositi e Prestiti, al posto di Alessandro Decio, circoli il nome del cfo di Banco Bpm, Edoardo Ginevra, manager con un passato in Banca d’Italia e in McKinsey.

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