Economia

Mediobanca, chi si accapiglia sulla governance e su Nagel

di

Nagel

Report con diverse impostazioni su Mediobanca e Nagel in vista dell’assemblea dell’istituto di Piazzetta Cuccia del 28 ottobre. Ecco tutti i dettagli

 

Per Mediobanca è partita la competizione fra le tre liste per il board a colpi di proxy advisor, le analisi e raccomandazioni di voto ai fondi istituzionali.

Il primo è stato Frontis, che suggerisce di appoggiare la lista del fondo attivista Bluebell e i suoi quattro indipendenti anziché quella di Assogestioni.

A breve – ha scritto il Corriere della Sera – usciranno anche i principali proxy advisor, Iss e Glass Lewis, per dare un quadro completo, pure sulla lista del board, per l’assemblea del 28 ottobre: “Ma tutti guardano a Delfin e a Leonardo Del Vecchio, primo socio al 10,16% che si è tenuto mani libere sulla lista da votare”.

Hanno già detto la loro gli analisti della banca d’affari Citi:  “La governance è sempre importante, ma con la crescente attenzione per la sostenibilità (gli ESG Environmental, social and governance) è ora ancora di più sotto i riflettori”, si legge nel report di Citi che conferma il suo giudizio positivo su Mediobanca e si prepara con questo report all’assemblea del 28 ottobre durante la quale verrà rinnovato il cda della banca e dovrebbero essere approvati alcuni cambiamenti nell’assetto proprietario.

“Crediamo che gli azionisti a lungo termine abbiano a cuore la futura governance e parteciperanno all’assemblea per supportare la strategia in corso della banca (che ha ha portato a un miglioramento del bilancio, del rischio, della liquidità, della redditività e del capitale ritorno)”. scrivono gli analisti ricordando che dal 2015, la partecipazione media è stata di circa il 60-65% del totale delle azioni in circolazione.

Gli analisti hanno visto una “trasformazione di successo: Riteniamo che Mediobanca abbia notevolmente migliorato governance, redditività e strategia negli ultimi 10 anni”. E dal punto di vista strategico e di rendimento del capitale (in contrapposizione a quanto chiede il fondo attivista Bluebell) sottolineano che “il futuro rendimento del capitale non dovrebbe includere, a nostro avviso, una distribuzione / utilizzo della quota di Generali, salvo che con elevate opportunità di reinvestimento”.

Cosa farà Del Vecchio, è la grande domanda anche per Citi. “Crediamo che il il mercato sarebbe negativamente sorpreso se il voto Delfin, se espresso, non appoggiasse l’attuale elenco del consiglio di amministrazione o quello proposto da un gruppo più ampio di azionisti”.

Non tutti sono d’accordo con i peana di Citi al vertice di Mediobanca.

Primo proxy a esprimersi in vista dell’assemblea del 28 ottobre di Mediobanca è stato Frontis, che ha invitato gli investitori istituzionali a votare per la terza lista, ovvero quella di BlueBelle e Novator, seconda di minoranza, dopo quella di Assogestioni.

Sono state infatti presentate tre liste di candidati, rispettivamente dal board stesso, da un gruppo di investitori istituzionali con il 4,8%, ovvero Assogestioni, e dalle società di investimento BlueBell Capital Partners e Novator Capital Limited, che detengono congiuntamente l’1%.

“Condividiamo le preoccupazioni di BlueBell sulla corporate governance di Mediobanca – si legge nell’analisi di Frontis – . Tutti i 4 candidati inseriti nella lista presentata da BlueBell e Novator – aggiunge – sono indipendenti dalla banca e dai suoi azionisti e, a nostro avviso, possiedono un bagaglio di competenze ed esperienze tali da supportare efficacemente il Consiglio nei suoi ruoli di direzione e vigilanza”.

“BlueBell Capital Partners è un investitore attivista – viene spiegato dal proxy – che ha inviato una lettera a Mediobanca nel giugno 2020, criticando alcune pratiche di governance e suggerendo cambiamenti nella strategia e nell’efficienza operativa della Banca. In particolare BlueBell critica la mancanza di separazione tra gestione e controllo all’interno del Consiglio, per la previsione statutaria che la “lista di maggioranza” includa 3 dirigenti (2 se il Consiglio è composto da meno di 14 membri) impiegati dal gruppo da almeno 3 anni, che rappresenta uno strumento di radicamento manageriale”.

Una seconda ragione per votare la lista di minoranza BlueBell-Novator viene indicata nella politica di remunerazione, in particolare nei confronti di presidente non esecutivo e amministratore delegato. “La qualità dell’informativa – viene spiegato a proposito della remunerazione – è buona (tutti i termini e le condizioni sono divulgati e gli obiettivi di lungo termine sono quantificati), e a nostro avviso la remunerazione variabile è strutturata in modo efficace per allineare gli interessi di dirigenti e azionisti nel lungo termine. Tuttavia, nutriamo perplessità sulla possibilità di corrispondere una remunerazione variabile straordinaria al presidente non esecutivo e riteniamo eccessivo lo stipendio base dell’ad (1.900.000 euro), che viene utilizzato per definire l’ammontare della variabile compenso”.

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