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Guerra Mediaset-Vivendi, chi vince e chi perde

Vivendi

Il Tribunale di Milano ha emesso tre sentenze a conclusione delle cause promosse da Mediaset e dalla holding Fininvest contro Vivendi per la mancata acquisizione di Mediaset Premium nel 2016 e il successivo acquisto da parte dei francesi di una partecipazione del 28,8% del capitale in Mediaset. Tutti i dettagli

 

Vendite su Mediaset a Piazza Affari, dove i titoli del Biscione cedono l’1,87% a 2,418 euro all’indomani della decisione del Tribunale di Milano, che ha respinto le richieste di risarcimento di Mediaset-Fininvest nei confronti di Vivendi (-0,14% a Parigi) in merito alla violazione dei patti parasociali e alla concorrenza sleale seguite alla vicenda Premium.

“Due sentenze su tre integralmente favorevoli a Vivendi. E alla fine il risarcimento di oltre 3 miliardi richiesto da Mediaset e Fininvest si ferma alla ben differente somma di 1,7 milioni”, così sintetizza oggi la questione il quotidiano Sole 24 Ore. Ecco tutti i dettagli.

l Tribunale di Milano sezione civile ha emesso la sentenza sulle cause Mediaset-Vivendi mettendo la prima parola fine (il gruppo Mediaset ha dichiarato che impugnerà le sentenze in appello in merito alla quantificazione del danno subito) alle lunghe e complesse cause risarcitorie miliardarie promosse da Mediaset, Rti e Fininvest contro Vivendi in relazione alla mancata acquisizione di Mediaset Premium a metà 2016 da parte di Vivendi e al successivo acquisto da parte dei francesi di una partecipazione del 28,8% in Mediaset che per questo ha chiamato la società che fa capo a Vincent Bolloré a rispondere dell’accusa di “scalata ostile”. I giudici hanno condannato i francesi a risarcire solo 1,7 milioni per il mancato rispetto del contratto su Premium.

IL COMMENTO DI REPUBBLICA

“Doveva essere una Waterloo e invece è stata una Caporetto. Dopo cinque anni di cause tra Mediaset e Vivendi arriva la sentenza civile di primo grado e il tribunale di Milano rigetta due cause su tre, di quelle intentate dal Biscione contro i francesi, condannando Vivendi a risarcire Mediaset per solo 1,7 milioni di euro”, ha scritto il quotidiano Repubblica, “ben poco rispetto al complesso dei risarcimenti richiesti, che per le tre cause superava i sei miliardi. I fatti oggetto di giudizio risalgono al luglio 2016, quando il gruppo francese che fa capo a Vincent Bolloré decide unilateralmente di non dare seguito al contratto firmato il 6 aprile, in cui s’impegnava a rilevare Mediaset Premium, la tv a pagamento del Biscione, in cambio di un 3,5% di azioni Vivendi”.

CHE COSA DICONO GLI ANALISTI DI EQUITA

“La decisione del Tribunale di Milano e’ negativa considerate le richieste di danni di Mediaset”, che raggiungono i 3 miliardi, commentano gli analisti di Equita, sottolineando che “la società avrà una posizione meno vantaggiosa in un’eventuale negoziazione con Vivendi, che ci attendiamo sarà avviata nei prossimi mesi”.

IL GIUDIZIO DEGLI ESPERTI

Gli esperti hanno quindi ridotto a 115 milioni da 392 il valore complessivo dei risarcimenti attesi nella causa per danni con Vivendi, in attesa del ricorso di Mediaset.  D’altra parte, aggiungono, viene mantenuto “un premio speculativo del 15% sulla valutazione perché Mediaset dovrà comunque accelerare con la propria strategia di internazionalizzazione e quindi un confronto con Vivendi, che controlla il 28,8% della società e può bloccare operazioni straordinarie, ci dovrà essere”.

CHE COSA CAMBIA DOPO LE SENTENZE

Sono state rigettate – ricostruisce il Corriere della Sera – le richieste risarcitorie avanzate da Fininvest — circa 2,5 miliardi — per la violazione da parte di Bollorè dei patti parasociali che accompagnavano la cessione di Premium, e dal Biscione — 3 miliardi — nella causa per la tentata scalata che ha portato Vivendi ad accumulare azioni fino a diventare il secondo azionista di Cologno. Viste le cifre in gioco, si trattava della parte più delicata e Bolloré porta a casa senza dubbio un punto importante. Per quanto riguarda la «scalata» — Vivendi ha ancora in portafoglio il 29,9% dei diritti di voto di Mediaset —, il Tribunale «ha ritenuto che l’operazione di acquisto, da parte di Vivendi di azioni Mediaset a partire dal dicembre 2016 per un quantitativo complessivamente di poco inferiore al 30% del capitale non sia avvenuto in violazione delle previsioni del contratto» per l’acquisto di Premium da parte dei francesi. Per i giudici, inoltre, l’operazione non può «essere ritenuta illegittima» ai sensi del Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, poiché dopo la sentenza con cui la Corte Ue l’ha dichiarata contraria al diritto europeo, la norma a cui si era appellata Mediaset «non è più applicabile nell’ordinamento italiano nella sua formulazione originaria» e, scrive ancora il Tribunale, «l’operazione non integra le contestate condotte di concorrenza sleale».

LE PROSSIME TAPPE

A fine giugno, intanto, si terrà l’assemblea per il rinnovo degli organi sociali di Mediaset, a cui il cda ha proporrà il rinnovo della delega per il buyback fino al 20% del capitale. Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, Vivendi potrebbe bocciare la richiesta e puntare a entrare in cda con 2 o 3 consiglieri.

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