Economia

L’Italia abbandona mascherine e respiratori in Cina?

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Tutti i dettagli sulla contesa legale per il trasporto dalla Cina all’Italia di mascherine, reagenti, ventilatori e altri dispositivi medici. Fatti, nomi e numeri

Anche le mascherine finiscono in tribunale. La Jas, multinazionale attiva in Italia che lavora in cordata con Alitalia, porta il bando di gara lanciato dal commissario straordinario Domenico Arcuri il 29 aprile per il trasporto di mascherine e altro materiale sanitario dalla Cina all’Italia dinanzi ai giudici del Tar del Lazio.

Per Jas il bando è illegittimo e, soprattutto, mascherine e ventilatori si trovano ancora in Cina. Andiamo per gradi.

L’ANTEFATTO

Partiamo dagli esordi della vicenda. In piena emergenza pandemia la Protezione Civile ha acquistato un grande lotto di mascherine, reagenti per tamponi, respiratori e ventilatori polmonari. La merce viene depositata nei magazzini aeroportuali di Jas, presso gli aeroporti di Canton e Shanghai, in attesa della definizione di chi si occuperà del trasporto in Italia.

La stessa Jas, tra gli altri, più volte si è occupata del trasporto in Italia dei dispositivi medici.

ARCURI INDICE UNA GARA PER IL TRASPORTO DELLE MASCHERINE

Il commissario Domenico Arcuri, subentrato nella gestione alla Protezione civile, il 29 aprile invia una “lettera di invito” a 29 società per farle partecipare a una gara da svolgersi con “estrema urgenza” per l’affidamento, in due lotti, del servizio di trasporto nazionale ed internazionale, nonché di distribuzione nel territorio nazionale, di materiali sanitari per il contrasto e il contenimento dell’emergenza epidemiologica Covid-19. Il valore complessivo di aggiudicazione è di 20 milioni di euro.

VINCE NEOS

Alla gara partecipano cinque aziende: Kerry logistics, Ups, Savino, Jas-Alitalia e Neos. A presentare l’offerta più bassa e quindi a vincere la gara è Neos, una società del gruppo Alpitour costituita nel 2001 per il trasporto aereo “da e verso” le località operate dal gruppo Alpitour con villaggi turistici.

Jas, che ha in deposito la merce, arriva seconda. La Neos, secondo quanto scrive Il Corriere della Sera, “offre lo 0,11 (vale a dire 11 centesimi di euro da moltiplicare per i metri cubi trasportati e le miglia percorse). La Jas non scende oltre lo 0,25. In termini monetari significa che ogni viaggio della Neos costerebbe circa 130 mila euro, mentre con la Jas si spenderebbero sulle 250 mila euro”.

JAS: GARA ILLEGITTIMA

Per Jas, che ha fatto ricorso, assistita dallo studio legale Ughi e Nunziante, condizioni e prezzi promessi da Neos non sono conformi alla gara. Neos, sostiene Jas, ha “presentato un’offerta solo apparentemente inferiore a quella degli altri concorrenti, poiché basata su un criterio difforme con la normativa di gara (e quindi illegittimo) e tale da renderla comunque incomparabile con le altre offerte, essendo fondata su una struttura dei costi e dei guadagni attesi totalmente diversa (e ben più vantaggiosa per Neos) rispetto all’offerta praticata dagli altri concorrenti, nel rispetto della normativa di gara”.

“Inoltre, sebbene la normativa di gara richiedesse che l’offerta fosse omnicomprensiva dei servizi di trasporto aereo e di quelli “complementari”, da tutto il mondo e verso Milano Malpensa e Roma Fiumicino, Neos è risultata in grado di coprire soltanto quattro tratte, peraltro tutte da aeroporti della Cina, e soltanto verso Milano Malpensa (non Roma Fiumicino). Sotto questo aspetto Neos era quindi carente dei requisiti per partecipare alla gara. Tutto ciò ha comportato una grave distorsione del confronto concorrenziale”, sostiene Jas.

DISPOSITIVI ANCORA IN CINA

Il modo di procedere del commissario non sembra tenere in considerazione non solo l’urgenza del trasporto ma anche i costi derivanti dal fermo della merce. I dispositivi, infatti, a distanza di mesi sono ancora in Cina nei depositi di Jas e stanno generando dei costi di sola giacenza che – secondo quanto ha appreso Start Magazine – potrebbero superare il milione di dollari, se la questione non verrà risolta in tempi brevi.

“In base alla predetta tariffa agevolata, alla data odierna, l’importo maturato — e non pagato — in relazione alla giacenza dei Materiali è pari, per il magazzino di Shangai, a USD 338.994,95 (USD 0,04 per 872,93 mc) e, per il magazzino di Canton, a USD 334.541,20 (USD 0,04 per 894,81 mc), per un totale di USD 673.536,15”, si legge nella lettera inviata dallo studio legale Ughi e Nunziante alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. “Inoltre, a causa dell’occupazione dei Magazzini, JAS si trova nell’impossibilità di svolgere le sue normali attività a favore di soggetti terzi, con conseguente ulteriore pregiudizio economico”.

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