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Linkedin

Licenziamenti nelle big tech: se anche LinkedIn taglia anziché trovare lavoro

Nel 2022, 1056 aziende tecnologiche hanno licenziato ben 164.511 dipendenti. E nel 2023 la situazione sta peggiorando: Amazon ha annunciato altri 9.000 tagli, Intel taglia budget e costi come Meta, Spotify, Zoom e Snap. E ora anche LinkedIn procede coi licenziamenti...

 

Per alcuni è già colpa dell’IA, di ChatGpt e soci. E viene fatto notare come, effettivamente, molti chatbot abbiano già preso il posto dei centralinisti nell’antipatica attività di filtro tra l’utente e le grandi aziende. Per altri è tutta colpa della sbornia pandemica che ha drogato alcune fette del mercato, legate all’intrattenimento domestico o alle attività di smart working e per questo cresciute a dismisura coi lockdown, salvo poi sgonfiarsi col ritorno alla normalità. Certo è che se anche LinkedIn di Microsoft si lascia andare ai licenziamenti, la situazione sembra davvero nera…

I LICENZIAMENTI IN LINKEDIN

LinkedIn, il social network che serve a fare incontrare domanda e offerta nel mercato del lavoro, ha difatti annunciato 716 licenziamenti in vista di una imponente ristrutturazione che dovrebbe comportare anche la graduale eliminazione della sua app di lavoro incentrata sulla Cina.

LA LETTERA DEL CEO

Secondo quanto riportato da Reuters, l’amministratore delegato di LinkedIn, Ryan Roslansky, ha affermato che il taglio di ruoli nei team di vendita, operativi e di supporto è finalizzato a ottimizzare le operazioni dell’azienda. “Con la maggiore fluttuazione del mercato e della domanda dei clienti e per servire in modo più efficace i mercati emergenti e in crescita, stiamo ampliando l’uso dei fornitori”, ha spiegato il Ceo.

“Stiamo inoltre eliminando i livelli – ha aggiunto il numero 1 del social network controllato da Microsoft – , riducendo i ruoli di gestione e ampliando le responsabilità per prendere decisioni più rapidamente”. Nella lettera Roslansky ha assicurato che i cambiamenti porteranno alla creazione di 250 nuovi posti di lavoro. Ma intanto la tagliola scatterà per oltre 700 dipendenti.

I TAGLI DELLA CONTROLLANTE, ANCHE IN ITALIA

La ristrutturazione del social network non deve sorprendere, dato che la controllante, Microsoft (acquisì Linkedin nel 2016 per oltre 26 miliardi di dollari) ha annunciato diecimila esuberi per risparmiare 1,2 miliardi di dollari.

Esuberi che, come anticipato dal sito Wired, dovrebbero riguardare anche l’Italia, precisamente 59 posizioni fra Roma e Milano su un migliaio di posti totali nel nostro Paese. Nel dettaglio, una quindicina sarebbero cariche manageriali mentre il resto ricadrebbe sul settore vendite.

LE ALTRE BIG TECH MANI DI FORBICE

A fine marzo Amazon ha annunciato una nuova maxi tornata di licenziamenti: 9.000 unità che vanno a sommarsi ai precedenti 18.000 lavoratori rimossi dal loro incarico a inizio gennaio. La decisione di un nuovo taglio è stata presa dopo la conclusione del processo di revisione aziendale da cui sono emersi esuberi soprattutto in AWS, PXT, Advertising e Twitch. Una “soluzione difficile”, spiega il CEO Andy Jassy, considerata però “la migliore per l’azienda nel lungo termine”.

Ed è tutto il mondo legato al software e all’intrattenimento, dai videogiochi a chi, come Disney, gestisce canali e parchi divertimento, a soffrire. E infatti dal castello fiabesco presto usciranno 11mila dipendenti con gli scatoloni in mano. Lo scorso novembre Meta aveva annunciato il primo round di tagli che ha coinvolto 11mila persone, pari al 13% della forza lavoro totale, presto ne taglierà altrettanti, congelando 5mila assunzioni in cantiere. “Sarà difficile. Significherà salutare colleghi di talento che sono stati parte del nostro successo”, ha commentato amaramente Mark Zuckerberg.

I tagli subiti da Twitter con l’arrivo di Elon Musk sono già ben noti a tutti. Pare che Intel, già reduce di una cura dimagrante non precisata, sia pronta a un nuovo round di tagli. Voci di corridoio riportano che la riduzione della forza lavoro potrebbe essere il frutto della diminuzione del 10% del budget a disposizione delle divisioni Client Computing Group (CCG) e Datacenter and AI Group (DCAI), il che significherebbe secondo l’analista Dylan Patel una sforbiciata dell’organico delle due divisioni pari al 20% in totale.

Google s’è imposto una dieta da 12.000 unità in meno, Ericsson da 8.500, sorti simili sono toccate anche a PayPal, che dovrebbe ridurre la propria forza lavoro di 2.000 dipendenti, Spotify di 600, Zoom di ben 1.300 che rappresenta il 15% del totale, Snap un quinto dei circa 6.500 lavoratori. Tanta gente in cerca di impiego che in questo periodo si sta riversando su LinkedIn, che per paradosso procede anch’essa coi licenziamenti.

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