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Leonardo Knds

Che cosa cambierà per Leonardo con Knds e Gcap

In pochi giorni si è assistito alla inaugurazione del Polo Nazionale della Dimensione Subacquea, alla stipula dell’accordo strategico tra Leonardo e Knds e alla reale partenza del Global Combat Air Program. Il punto di Aurelio Giansiracusa (Ares Osservatorio Difesa)

La settimana che va terminando, quella dal 11 al 17 dicembre, sarà ricordata probabilmente come una delle più importanti per la Difesa Italiana.

Infatti, la “congiunzione astrale” è stata assolutamente perfetta ed ha permesso di connettere eventi e programmi che avranno un impatto “dirompente” per il futuro prossimo delle Forze Armate e del mondo industriale legato ad esse.

In pochi giorni, si è assistito alla inaugurazione del Polo Nazionale della Dimensione Subacquea, alla stipula dell’accordo strategico tra Leonardo e Knds ed, infine, alla reale partenza del Global Combat Air Program, ma andiamo per ordine.

INAUGURATO IL POLO NAZIONALE DELLA DIMENSIONE SUBACQUEA

A La Spezia è stato avviato ufficialmente il programma che porterà ad istituire il Polo Nazionale della Dimensione Subacquea (PNDS) che consentirà, in poco tempo, alla Difesa Italiana ed in particolare alla Marina Militare di poter esprimere capacità operative di primissimo ordine in aggiunta a quelle già possedute in un settore, quello del dominio subacqueo, che è divenuto strategico e che richiede la massima attenzione.

L’avvenuto sabotaggio del North Stream, il più noto di una serie di eventi e “causalità” che hanno colpito pipelines e cavi di fibra ottica che attraversano Oceani, mari ed uniscono continenti, è stato solo la cd. punta del iceberg che ha dimostrato la fragilità e la difficoltà a proteggere le reti energetiche e di connettività dalle quali dipendono le economie occidentali e, in maniera particolare, quella italiana che importa gas dall’Africa settentrionale ed ora, tramite le pipeline che “corrono” tra Adriatico e, prossimamente tra Egeo e Ionio, anche dai Paesi del Caucaso e del Est/Sud Mediterraneo.

Inoltre, l’Italia è letteralmente circondata da una fitta rete di cavi attraverso i quali transita una quantità immensa di dati e di transazioni economiche.

Pertanto, è del tutto evidente che un’interruzione anche solo momentanea di questi servizi cagionerebbe danni ingentissimi alla nostra economia che è interconnessa con quella degli altri Paesi ma anche alla nostra vita quotidiana; di qui, l’assoluta necessità di assicurare, per quanto possibile, la maggiore protezione a tali infrastrutture sommerse di valore strategico.

SOTTO L’EGIDA DELLA MARINA MILITARE

A tal fine, la Difesa Italiana con la Marina Militare si è assunta l’onere di rispondere a questo serio problema, creando una sorta di hub strategico con i grandi gruppi industriali del settore (Fincantieri, Leonardo, Elt Elettronica Group, DRASS, SNAM etc.) e con la galassia di piccole e medie imprese, che facenti parte o meno di Aiad, sono attivissime nel settore della subacquea, al fine di sviluppare anche con i centri di ricerca e le Università le tecnologie più avanzate che permetteranno alla Forza Armata ma anche agli operatori civili (le cd. tecnologie “dual use”) di poter operare nel dominio subacqueo in maniera sempre più consistente (si pensi alla ricerca di idrocarburi e delle cd. “terre rare”) fino ad arrivare allo sfruttamento degli abissi (temi questi che fino a pochi anni fa sembravano confinati alla fantascienza ma che lo sviluppo tecnologico in pochi anni hanno reso concreti).

A LAVORO SU NUOVE TECNOLOGIE PER UNA NUOVA GENERAZIONE DI SOTTOMARINI

È ovvio che, ritornando all’aspetto strettamente militare, dal lavoro del PNDS ci si aspetta che siano messe a punto tecnologie per una nuova generazione di sottomarini dove la percentuale di contributo italiano in “supply chain” possa salire (oggi si attesta attorno al 23%), ricorrendo al minimo indispensabile al contributo estero, così come nello sviluppo di ROV di nuova generazione e degli Unmanned Underwater Vehicle (UUV) con la declinazione Autonomous (guidati dall’Intelligenza Artificiale) delle varie dimensioni small, medium, large ed extra large che saranno sempre più indispensabili nella missione di sorveglianza ed intelligence, nonché come mezzi per compiere azioni offensive e difensive, oltre ad essere strumenti indispensabili nelle operazioni di sminamento; novità che si attendono anche nel settore dei siluri ultra leggeri, leggeri e pesanti nonché nel settore dei sonar a scafo, rimorchiati e installati a bordo di UUV oltre vere e proprie cortine fisse che sorveglino i punti di passaggio obbligati nelle acque che circondano la nostra penisola.

Ovviamente, tutto questo immenso lavoro richiederà che il Ministero della Difesa, tramite Segredifesa e la Marina Militare la destinataria ultimi, coordini i vari progetti, esaltando le precipue caratteristiche delle singole imprese chiamate a supportarli ed a renderli concreti, assicurando il flusso continuo ed adeguato di risorse oltre che dell’indispensabile indirizzo e controllo.

ITALIA VERSO AUTONOMIA STRATEGICA NELL’UNDERWATER

Tutto ciò permetterà all’Italia di riappropriarsi dell’autonomia strategica nel settore subacqueo onnicomprensivo e, allo stesso tempo, le consentirà di costituire nel tempo un polo di attrazione a livello europeo e non solo, con evidenti benefici; in parole povere, sempre riferendosi all’esempio dei sottomarini, si passerà dalla costruzione di un battello dove la componente tecnologica italiana è tutto sommato contenuta (U212A), attraverso un programma (U212NFS) dove il contributo nazionale sale e diventa autonomo in determinati sistemi e sottosistemi di altissimo livello che caratterizzano il battello fino a farlo diventare un prodotto “italiano” anche esportabile, fino ad arrivare ad un battello in cui la tecnologia sviluppata e messa a punto in Italia sarà predominante e che potrà essere oggetto di accordi “alla pari” con altri Paesi che dispongono oggi di quella esclusività (o quasi), creando i presupposti per gestire grandi programmi comuni.

L’ACCORDO STRATEGICO TRA LEONARDO E KNDS

Il secondo evento che ha caratterizzato la settimana “epocale” della Difesa Italiana è rappresentato dall’avvenuto accordo tra Leonardo e Knds che apre scenari di collaborazione ad ampio spettro e getta le basi per l’integrazione industriale militare europea su larga scala.

Infatti, Knds è il frutto della partnership tra la Krauss Maffei Wegmann tedesca, gruppo attivissimo nella produzione di carri armati e mezzi da combattimento e Nexter Group, a sua volta un conglomerato dove sono affluite buona parte delle capacità industriali militari francesi in campo terrestre ma non solo; in poche parole, Knds è un gigante industriale che si pone sui livelli di Bae Systems attivissima tra le due sponde dell’Atlantico o di General Dynamics Land Systems e degli altri giganti industriali statunitensi attivi in questo settore.

Per l’Italia si è trattato di una scelta strategica perché significa stipulare accordi con la Germania ma anche con la Francia che è parte sostanziale di Knds, aumentando a dismisura le possibilità di creare un vero gigante nel campo terrestre, sulla falsariga per esempio di quello che è avvenuto con Mbda, il “missilista” europeo per eccellenza.

LA DIREZIONE STRATEGICA IMPARTITA DALLA DIFESA

Il plus di quest’operazione è rappresentato dalla direzione strategica impartita dal Ministero della Difesa che la ha fortemente voluta e che si è adoperato in tal senso per arrivare al risultato pieno, passando per la stipula di un accordo inter governativo con la Germania, tornata ad essere o diventata vero player della Difesa Europea e della Nato a seguito dell’aggressione all’Ucraina da parte della Russia.

Non è un caso che la firma dell’accordo sia avvenuta a Palazzo Guidoni nella sede del Segretariato Generale della Difesa e Direzione Nazionale degli Armamenti perché il booster dell’intesa italo-tedesca (e sullo sfondo francese) è rappresentato da due, barra, tre programmi considerati cruciali per il rinnovamento e potenziamento delle componenti corazzata e meccanizzata dell’Esercito, troppo a lungo dimenticate, sottofinanziate ed alle prese con problemi irrisolti ed irrisolvibili.

I PROGRAMMI COINVOLTI

I primi due programmi sono quelli relativi il carro armato Leopard 2A8 e l’AICS o Armoured Infantry Combat Systems che nel breve e medio periodo dovrebbero rivoluzionare le attuali linee carri e meccanizzati, oggi su Ariete, peraltro la cui linea è parzialmente oggetto di ammodernamento, e sui Dardo, mezzi ormai obsoleti.

Il terzo programma è il Main Ground Combat Systems, il mezzo da combattimento di nuova generazione che nelle intenzioni tedesche e francesi dovrebbe prendere il posto degli attuali Leopard 2 e Leclerc, nonché ora con la recente firma, degli Ariete C2 AMV.

Sul Mgcs si è combattuta una vera e propria “battaglia” perché per parecchio tempo la Francia non ha consentito l’ingresso nel programma di altri Paesi (tra cui appunto l’Italia e la Polonia che poi si è orientata verso altri tipi di carri armati).

PERCHÉ CON LA PARTECIPAZIONE ITALIANA DI LEONARDO L’MGCS DIVENTA PIÙ CONCRETO

Si può dire che con la partecipazione italiana trainata da Leonardo l’Mgcs diventa più concreto, stante la solidità e l’importanza del corporate italico, e rafforza indirettamente la posizione tedesca nell’ambito del programma che può contare ora su un alleato influente.

Allo stesso tempo per la Difesa Italiana l’Mgcs è divenuto la chiave di volta per “trovare” il partner tecnologicamente solido per supportare il vitale programma AICS; nel Documento Programmatico Pluriennale 2023-2025 è ben chiarito che l’adesione al Mgcs è strettamente interconnessa al AICS, che, con il supporto tedesco (la Francia al momento non è interessata a veicoli cingolati da combattimento della fanteria per sue scelte “ideologiche” preferendo soluzioni ruotate) può diventare un prodotto esportabile e che potrebbe avere concrete chances anche in Germania dove, prima o poi, bisognerà metter mano alla sostituzione dei Marder 1A3 che, nonostante tutti gli ammodernamenti a cui sono stati e sono sottoposti, stanno per compiere cinquanta anni di onorata carriera, pure con attività di combattimento sostenuta dai mezzi ceduti alla Ucraina per contrastare l’aggressione russa, diventando un serio concorrente del KF-41 di Rheinmetall che per il momento si è affermato in Ungheria e che sarà prodotto in Ucraina per le esigenze belliche di quel Paese.

A LAVORO SUL “LEOPARD 2A8 IT”

Infine, ma non certo per importanza, è il programma Leopard 2A8 che nasce dalla costatazione della necessità di ottenere un carro armato di ultima generazione che faccia da ponte tra l’Ariete C2 AMV e proprio l’Mgcs, aumentando anche numericamente la linea corazzata, stanti le nuove esigenze emerse in ambito Nato ed europee/nazionali.

In tal senso, è altamente probabile che l’industria nazionale non si limiterà ad una mera costruzione sul licenza ma potrà “italianizzare” il mezzo, una sorta di Leopard 2A8 IT, facendo ricorso ai sistemi già sviluppati ed in produzione per i veicoli blindati ruotati Centauro II e per l’Ammodernamento di Mezza Vita del carro armato C1 Ariete, ottenendo benefici in termini di economia di scala, logistici ed addestrativi.

IL RUOLO DI LEONARDO IN QUALITÀ DI PARTE DEL CIO

Ovviamente, Leonardo essendo parte del CIO, consorzio tra Iveco Defence Vehicles (IDV) ed OTO Melara (ora Leonardo), trainerà la prima nell’allestimento dei mezzi per l’Esercito Italiano e rilancerà in grande stile la sua “divisione terrestre” dopo anni di crisi e di tentativi abortiti di cessione all’Estero, anche perché l’accordo quadro con KNDS è volto ad ampliare i settori di partnership, tra cui l’elettronica dove Leonardo primeggia, per cui è ipotizzabile anche una ripresa delle produzioni in grande stile del polo spezzino ex OTO e non solo.

Questa situazione “manda in soffitta” con ogni probabilità la possibilità che si era paventata della possibile adozione del CV90 come mezzo ad interim e come base del AICS perché è evidentemente incompatibile con un programma con forte connotato italiano, come quello sostenuto dal Ministero della Difesa ed apre anche nuovi scenari in settori come quello dell’artiglieria terrestre che, dopo l’avvio del programma di ammodernamento degli M270 e di acquisto degli M142 HIMARS, attende decisioni in merito ai nuovi semoventi d’artiglieria cingolati o ruotati per la sostituzione degli FH-70 trainati.

AL VIA IL GLOBAL COMBAT AIR PROGRAM (GCAP)

Con la firma della Convenzione sull’istituzione del “Gcap International Government Organization (GIGO)” da parte dei Ministri della Difesa di Italia, Giappone e Regno Unito si è messa la pietra d’angolo per la progettazione condivisa e nella consegna di un aereo da combattimento di nuova generazione entro il 2035.

L’accordo, firmato a soli 12 mesi dalla costituzione del programma Gcap, ne rafforza lo slancio e la forte cooperazione trilaterale tra i partner. La dichiarazione ministeriale trilaterale conferma che le cariche apicali della nuova organizzazione governativa GIGO e della futura organizzazione Industriale saranno inizialmente assegnate rispettivamente a Giappone e Italia e che le rispettive sedi saranno basate nel Regno Unito.

Per l’Italia la partecipazione al programma Gcap è importantissimo perché le consentirà di mantenere ed accrescere la sovranità tecnologica ed industriale, grazie alle capacità ingegneristiche per progettare e sviluppare sistemi di combattimento aereo di nuova generazione, garantendo al contempo un adeguato livello di sovranità nazionale.

I MERITI DEL RISULTATO RAGGIUNTO

Il gigantesco risultato ottenuto è merito del precedente titolare del dicastero della Difesa, Lorenzo Guerini, che ha traghettato l’Italia verso il Regno Unito e poi verso il Giappone, fornendo tutto il supporto necessario per garantire al Paese ed al comparto aerospaziale nazionale la possibilità di partecipare al programma, mentre all’attuale Ministro della Difesa, Guido Crosetto, va riconosciuto l’indubbio merito di essere riuscito a trasformare il programma, da un’iniziale progetto esclusivamente britannico, il Tempest, aperto alla partecipazione estera in un vero e programma trinazionale paritario, un’impresa notevolissima, portando il livello di contributo italiano all’impresa allo stesso livello di quello britannico e giapponese, con ovvi benefici in termini di ricerca e sviluppo nonché industriali e commerciali.

LEONARDO CAPO COMMESSA ITALIANA DEL GCAP

Nell’ambito del Gcap sarà Leonardo IT la capo commessa italiana, avvalendosi della collaborazione di Mbda IT, Elettronica e Avio Aero, l’eccellenza del settore, con l’obiettivo di instaurare un processo di cooperazione che coinvolgerà, oltre alle aziende leader nel settore, Piccole e Medie Imprese, Centri di Ricerca e Università, formando così un network di competenze capace di mettere a sistema le eccellenze nazionali attive sia in ambito industriale che accademico, a somiglianza di quanto avverrà per il Polo Nazionale della Dimensione Subacquea.

Il Gcap permetterà di sviluppare tecnologie innovative con rilevanti ricadute in termini di occupazione, competenze e know-how per tutto l’eco-sistema industriale nazionale.

CONCLUSIONI

L’Italia è entrata in una fase nuova del suo rapporto con la Difesa e del mondo industriale ad esso collegato, non visto più esclusivamente come una spesa passiva necessitata obtorto collo ma come una prospettiva di crescita nei settori della ricerca e sviluppo, traino indispensabile per la base industriale, e nel potenziamento del comparto manifatturiero.

Infatti, solo con i grandi investimenti resi ora disponibili, è possibile porre le basi per permettere ai nostri comparti industriali navale, terrestre ed aerospaziale ed alla filiera di ricerca di poter partecipare in via esclusiva e/o su base paritaria in grandi e complessi programmi, fino a pochi anni fa nemmeno ipotizzabili.

Il nuovo ritmo impresso dal Ministero della Difesa con Segredifesa, come cervello e motore, rende molto più internazionale la nostra industria che può ora lavorare non solo con commesse interne ma anche su quelle estere, potendo partecipare a tutta una serie di programmi sempre più multinazionali come ad esempio, Eurodrone, l’iniziativa TWISTER, le European Patrol Corvette ed a tante altre iniziative, permettendo al contempo alle Forze Armate di ottenere le migliori tecnologie disponibili, ammodernando e potenziando le proprie linee operative principali.

 

Articolo pubblicato su Aresdifesa.it

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