Economia

Leonardo-Finmeccanica e non solo, ecco che cosa c’è nella legge di bilancio sulle spese per la difesa

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Foto Ministro Trenta

Ecco che cosa prevede la legge di bilancio sulle spese militari e per la difesa con scenari sugli impatti per aziende del settore come Leonardo (ex Finmeccanica) e non solo

Che cosa prevede la legge di bilancio per spese militari e per la difesa? E quali impatti ci saranno per le aziende del settore come, in primis, Leonardo-Finmeccanica? Sono le domande che da giorni si pongono addetti ai lavori, analisti finanziarie e operatori del comparto.

Per le spese militari, ha comunicato il governo, c’è un taglio di 60 milioni di euro dal 2019 e per ulteriori 531 milioni di euro nel periodo 2019-2031.

Maggiori dettagli emergono dalle tabelle della manovra e dalla banca dati della finanza pubblica OpenBdap, appena aggiornata dalla Ragioneria generale con le previsioni di entrata e spesa per il nuovo anno, permettono di analizzare quali capitoli il governo gialloverde ha deciso di finanziare di più rispetto al 2018 e quali invece saranno penalizzati.

Ecco la sintesi del Fattoquotidiano.it: “La spesa per ordine pubblico e sicurezza, tema caro a Matteo Salvini, è destinata a salire ma di 500 milioni, a 11,2 miliardi. Cresce in particolare la spesa per la Polizia, compresa sotto la voce “contrasto al crimine” che passa da 6,7 a 7 miliardi di stanziamento. Più fondi (da 6,1 a 6,4 miliardi) anche per l’Arma dei Carabinieri. Aumentano di poco, da 141,5 a 144,8 milioni, le risorse per contrasto all’immigrazione clandestina e sicurezza delle frontiere e delle principali stazioni ferroviarie. In compenso le spese per la pianificazione delle Forze Armate e gli approvvigionamenti militari si riducono da 3,7 a 3,2 miliardi. Quasi nessun cambiamento per i fondi destinati alle missioni internazionali: poco meno di 1 miliardo di euro”.

Ma c’è chi scorge, come i Verdi, dell’altro: “Abbiamo scovato nella legge di bilancio approvata il 23 dicembre scorso, due commi che invece le spese militari le aumenta – ha sottolineato nei giorni scorsi Angelo Bonelli – si tratta del comma 163 sexies e del 223 novies: il primo prevede assunzioni per i programmi di produzione militare il secondo prevede che una parte del ricavato, 10%, delle dismissioni immobiliari dei beni della Difesa siano destinati a spese di investimento militari. Da una parte -continua l’esponente dei Verdi – si riducono le spese militari per 570 milioni di euro spalmati in 12 anni, praticamente 47 milioni di euro l’anno, mentre dall’altra invece si fanno entrare risorse per spese militari dalla vendita degli immobili del ministero della Difesa, sono oltre 1000 gli immobili da mettere in vendita, e con assunzione di nuovo personale finalizzati proprio al sostegno alla produzione militare, il tutto per oltre 500 milioni di euro”.

Entriamo nei meandri del bilancio della Difesa grazie a un esperto del settore, Aurelio Giansiracusa, che su Start Magazine nei giorni scorsi ha analizzato il documento programmati della Difesa per gli anni a venire:

“La Funzione Difesa è costituita da 3 voci: Personale che con 10.073 miliardi assorbe il 73% della detta Funzione, Esercizio che con 1.419 miliardo copre il 10% della Funzione ed, infine, l’Investimento a cui vengono conferiti i residuali 2.3050 miliardi con una percentuale del 17%. Evidentemente, il peso del costo del personale è ingentissimo (e destinato ad aggravare ancor di più la situazione in assenza di provvedimenti correttivi già esistenti previsti nella cd. Legge Di Paola non ancora completamente attuati) e drena risorse sia per l’Esercizio sia per l’Investimento”.

Ma in tema di investimenti dagli anni Settanta, “è arrivato il contributo fondamentale del Ministero dello Sviluppo Economico che finanzia buona parte dei maggiori programmi della Difesa Nazionale, visto che con il solo bilancio della Difesa si riuscirebbe a far fronte a ben poche necessità, anche perché, nella funzione investimento del bilancio della Difesa ricadono programmi pluriennali che si trascinano per lunghissimo tempo in quanto sono frazionati per evitare esborsi annuali altrimenti insostenibili per l’Erario.”

Di fatto, ha rimarcato Start, “il MiSE è il vero finanziatore dei programmi di investimento della Difesa (in minima parte anche il MiUR soprattutto per quanto riguarda la branca spaziale e della ricerca) ed è anche “la stampella” del comparto industriale della Difesa, perché la maggior parte dei programmi sono iniziative italiane, sostenendo la spesa per gli investimenti nel 2018 con 2.777,6 miliardi di euro”.

QUI TUTTO L’APPROFONDIMENTO DI START MAGAZINE SUI TAGLI PROSSIMI VENTURI AGLI INVESTIMENTI PER LA DIFESA

 

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