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L’enigma Giorgetti

Le parole di Giorgetti sul no del Parlamento al Mes e i commenti dei giornali nei Graffi di Damato Alla faccia -scusatemi- della “mezza voce” con la quale, secondo il “retroscena” di Francesco Verderami sul Corriere della Sera, si starebbe riconoscendo nel governo “l’errore” compiuto lasciando bocciare alla Camera dalla stessa maggioranza, soccorsa paradossalmente dai…

Alla faccia -scusatemi- della “mezza voce” con la quale, secondo il “retroscena” di Francesco Verderami sul Corriere della Sera, si starebbe riconoscendo nel governo “l’errore” compiuto lasciando bocciare alla Camera dalla stessa maggioranza, soccorsa paradossalmente dai grillini, il trattato del Mes modificato e sottoscritto nel 2021 dall’allora agonizzante secondo governo di Giuseppe Conte. A dissentire pubblicamente è stato addirittura il ministro leghista dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che avrebbe preferito il contrario. E non si sa adesso, pur resistendo ai “consigli” -li chiama lui- delle opposizioni di dimettersi, se ce l’abbia più col proprio partito messo in riga sul fronte del no da Matteo Salvini o con la premier Giorgia Meloni e i suoi “fratelli d’Italia”.

“Giorgetti contro il governo” ha titolato non arbitrariamente La Stampa, che ha rincarato con “un ministro sempre più solo”. O “commissariato” secondo Domani, il giornale col quale Carlo De Benedetti si sta consolando da qualche tempo della perdita di Repubblica inflittagli dai figli. Commissariato, poi, vi lascio immaginare con quanta perplessità, a dir poco, del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Che lo nominò l’anno scorso con tutti gli altri ministri propostigli dalla Meloni. E avrebbe ora il diritto di reclamare qualche chiarimento: si spera non nel messaggio televisivo di fine anno.

Di fronte a questo presepe di governo, vista la stagione natalizia, ed evocando quello famoso della commedia di Eduardo De Filippo, non mancano tuttavia gli adoratori: non so se più per partito preso o per fede. “Spread giù, borsa su”, ha esultato su tutta la prima pagina Il Giornale ancora parzialmente della famiglia Berlusconi, cui deve essere apparsa esagerata la sostanziale protesta levatasi anche dal commissario europeo a Bruxelles, l’ex premier italiano Paolo Gentiloni, ricordando che i trattati sottoscritti si rispettano, non si bocciano nel momento di ratificarli in Parlamento, pur con tutto il rispetto dovutogli sul piano istituzionale.

Poesia, questa del Giornale, rispetto alla prosa di Libero. Che, sempre su tutta la prima pagina, ha dato a Giorgetti e altri dissidenti o perplessi della maggioranza – in aggiunta al Pd e ai pochi altri che hanno votato contro la bocciatura del Mes- delle “vedove inconsolabili”, al femminile, o dei “cretini dell’apocalisse”, al maschile. Apocalisse mancata, secondo il già citato Giornale, per lo spread giù e la borsa su. Se poi la situazione dovesse cambiare, sino a capovolgersi, si potrà magari gridare contro qualche complotto finanziario pluto-giudaico-massonico di ricordo mussoliniano.

Più lo si guarda questo presepe, ripeto, e meno si ha voglia di festeggiare e di sperare di trovare chissà che cosa di consolante o compensativo nei pacchi sotto l’albero di Natale, quando sarà il momento di aprirli.

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