Economia

Le parole di Conte sul Mes? Tanto rumore per nulla

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Come e perché prima Gualtieri il 6 ottobre e Conte il 18 ottobre hanno chiarito la posizione del governo sul Mes. Il commento di Giuseppe Liturri

La risposta relativa al Mes, fornita dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ieri sera durante la conferenza stampa in cui ha illustrato il nuovo Dpcm per l’emergenza sanitaria da Covid, ha suscitato reazioni di fuoco nel Pd e in Italia Viva, Renzi in testa. A seguire, anche numerosi altri commentatori.

Ma cosa ha detto di così trascendentale Conte? Ha semplicemente detto la verità, finalmente. Ribadendo, con altre parole, quanto affermato pubblicamente già lo scorso 6 ottobre, in conferenza stampa dal Mef, dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri: il Mes è un prestito, come una normale emissione di titoli pubblici, destinato a “chi non ha più l’accesso al mercato e non ha i soldi per pagare medici ed infermieri”. L’Italia ha liquidità più che sufficiente per finanziare tutte le spese già a bilancio. Purtroppo le sintesi delle agenzie non riuscirono a cogliere questo dettaglio, che avrebbe già dovuto chiudere ogni discussione sul tema.

Allora Conte ha semplicemente chiarito al grande pubblico, con un linguaggio necessariamente atecnico, che forse avrà fuorviato qualche “professore”, quanto qui si scrive da mesi e mesi:

  1. Il “Mes non è una panacea”. È un prestito che “non finanzia spese aggiuntive, ma spese già fatte”. Con ciò volendo spiegare, in verità in modo approssimativo, che le spese sanitarie già fatte sono quelle ad oggi incluse nelle leggi di spesa (circa 9 miliardi, nei prossimi 3 anni, riporta la Nadef) e quindi nel deficit programmatico.
  2. Nell’ipotesi che lo si voglia utilizzare per spese aggiuntive, si deve necessariamente prima aumentare il deficit per finanziare tale fabbisogno col Mes. Ma, poiché c’è l’obiettivo di “tenere il deficit sotto controllo”, ciò “significa introdurre prima o poi nuove tasse e tagli di spesa”, al più tardi (ma certamente prima) quando ci sarà da rimborsare tale prestito. Su questo aggiungiamo che è pure un falso argomento quello secondo cui non prendere quel prestito impedirebbe un aumento della spesa sanitaria. Fintanto che c’è accesso al mercato, lo Stato può chiedere tutto il denaro che vuole (peraltro erogato generosamente dalla Bce), aumentando il deficit. Il fatto di finanziare quel deficit con Mes o emissione di Btp è del tutto secondario rispetto a quella scelta, essendo delle alternative entrambe disponibili.
  3. Gli stanziamenti per la sanità sono pari a 4 miliardi prossimi anni”. Essi si aggiungono a quelli già previsti a legislazione vigente, finalmente aumentati dopo 8 anni di tagli e definanziamenti. Aggiungiamo noi che se mancano le terapie intensive è solo un problema di organizzazione della spesa. I soldi in cassa ci sono.
  4. Il vantaggio in termini di interessi è contenuto”. Su questo punto Conte, cade però nell’errore di confrontare mele con pere, perché quei 200 milioni annui di risparmi di cui parla non esistono. In quanto discendono dal confronto tra strumenti con condizioni diverse. Nessuno si sognerebbe mai di paragonare il tasso di un mutuo ipotecario e di un mutuo chirografario e decidere solo in base ad esso a quale mutuo accedere.
  5. Tale vantaggio in termini di interessi al confronto col rischio dello stigma, diventa ancora più inconsistente”. Conte finalmente realizza che, per accedere a quel prestito, il Paese deve dichiarare che è “a rischio la stabilità finanziaria” (come recita testualmente la lettera di richiesta).

C’è solo da chiedersi perché, prima Gualtieri il 6 ottobre e poi Conte domenica sera, non siano stati così espliciti sin da marzo-aprile, consentendo il perpetuarsi di uno stucchevole dibattito sul Mes che non sarebbe mai dovuto nemmeno iniziare. C’è il fondato sospetto che da “i mercati” qualcuno abbia sussurrato ai due che non era una buona idea continuare a parlare di uno strumento di finanziamento per Paesi sull’orlo del default. Soprattutto nei giorni in cui il governo si indebita a 3 anni a tassi negativi ed il Btp decennale fa segnare nuovi record al ribasso. I mercati non amano le turbative inutili e lo avranno fatto sapere per vie riservate.

Insomma, molto rumore per nulla.

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