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Le capriole degli euroliberisti su Germania e gas

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Tesi e contraddizioni su Germania e gas. Il corsivo di Giuseppe Liturri

 

Oggi è 30 settembre, ma è come se fosse l’8 settembre del 1943, il giorno del “rompete le righe” seguito dalla precipitosa fuga del Re e di Badoglio a Brindisi.

È questa l’impressione che si trae leggendo le reazioni dei migliori alfieri del “sogno europeo” – in ordine sparso tra Corriere della Sera, altri giornaloni e Twitter – alla decisione annunciata dal governo tedesco guidato da Olaf Scholz di varare un piano di aiuti da 200 miliardi, per mitigare l’impatto della crisi energetica.

È partito un coro di indignazione in cui si passa da “solidarietà a rischio” (ma quando mai c’è stata?), “errori di Berlino” ed addirittura “bullismo olandese”. Il tutto condito dall’”ira di Draghi” (quella non deve mancare mai!) e minacce di ritorsioni contro gli affamatori delle genti italiche da parte dei neo sovranisti della gauche caviar.

Ammettiamo che il nervosismo è tanto. Il Consiglio “Energia” di oggi non deciderà nulla sul famoso tetto al gas agognato da aprile. E comprendiamo che è dura svegliarsi dal sogno e prendere contatto con la realtà che noi descriviamo ormai da anni: la solidarietà europea non esiste, o meglio appartiene solo ai sogni di un’élite italiana che ha affollato i corridoi di Bruxelles negli ultimi 30 anni, credendosi migliore del resto del Paese e arrogandosi il diritto di scegliere il destino di tutti. Lo hanno fatto appiattendosi ai desiderata degli azionisti di maggioranza della UE (Germania e Francia) di fronte a tutte le scelte decisive. Dalla politica di bilancio, alla disciplina del settore bancario e degli aiuti di Stato: non c’è un dossier dal quale non siano uscite soluzioni punitive per gli interessi del Paese. Oggi si svegliano e si accorgono che in UE ognuno fa i propri interessi, quasi sempre a discapito degli altri. Le soluzioni cooperative sono una merce rara.

E reagiscono sbandando vistosamente. Riacquistando all’improvviso la voce, dopo essere rimasti silenti davanti alla nazionalizzazione del gigante francese dell’energia Edf. La rassegna – ci perdoneranno i tanti che non riusciremo a citare – parte dal professor Giampaolo Galli, economista ed ex deputato del Pd – secondo cui “nessuno impedisce ad un Paese di spendere ciò che vuole. Lo abbiamo fatto noi più della Germania negli ultimi due anni”. Finiscono così miseramente nel cestino almeno dieci anni di regole europee costruite dopo la crisi del 2011-2012, esattamente al fine di coordinare le politiche di bilancio e, ancor di più, gli equilibri macroeconomici tra i diversi Stati membri. Un lungo ciclo di coordinamento (Semestre Europeo) che parte ad ottobre, con l’invio alla Commissione della legge di bilancio e termina a luglio dell’anno successivo, con le proposte di raccomandazioni Paese della Commissione, adottate dal Consiglio dei capi di governo. Niente di vero, tutto cancellato. Da oggi, ognuno per sé e Dio per tutti. Detto da chi fino a ieri si professava arcigno difensore delle regole europee – casualmente quando sarebbe toccato all’Italia rispettarle – fa un po’ impressione (eufemismo voluto).

Ma come possiamo trascurare la reazione di un altro prestigioso esponente della “meglio gioventù” del Paese come il professor Franco Bassanini? Con una doppietta di tweet, novello San Paolo folgorato sulla via di Damasco, scopre che la manovra tedesca è “un massiccio aiuto di Stato distorsivo della concorrenza” e si ricorda degli interessi dell’industria italiana (sì, proprio quella indebolita da anni di politiche di bilancio restrittive e connessa insostenibile pressione fiscale, voluta da Bruxelles) e spera che la Germania sia più favorevole ad una revisione del Patto di Stabilità.  Ammesso e non concesso che avvenga, è curioso notare che Bassanini invochi regole di bilancio più lasche che, in ogni caso, dovrebbero accompagnarsi con la concreta possibilità di emettere debito, coperti da una Banca Centrale che non si giri dall’altra parte. Ma ci rendiamo conto di pretendere troppo. Aggiungiamo alla rassegna, nella sezione “spezzeremo le reni alla Germania”, Oscar Giannino che inneggia a Draghi che “risponde subito alla Germania”, con toni che sembrano preannunciare il ritiro dell’ambasciatore da Berlino e la consegna della dichiarazione di guerra.

Se non ci fosse da piangere, ci sarebbe proprio tanto da ridere.

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