Aumentare le entrate e combattere l’obesità. La Cina vorrebbe prendere due piccioni con una fava e per riuscire nel suo intento starebbe pensando di introdurre una tassa sulle bevande zuccherate, abbandonando il ristretto club di Paesi che ancora non lo hanno fatto.
IDEE E OBIETTIVI
I funzionari cinesi, stando al Financial Times, valutano di tassare soprattutto le bevande con il più alto contenuto di zucchero, una mossa che potrebbe portare miliardi di renminbi nelle casse dello Stato e allo stesso tempo allineare Pechino alle norme internazionali.
La proposta arriva pochi giorni prima delle riunioni politiche annuali e segue anni di politiche per la salute pubblica, tra cui il programma Healthy China 2030 e iniziative interministeriali volte a controllare l’obesità infantile. Per Yang Zhiyong, presidente dell’Accademia cinese delle Scienze fiscali, un think tank collegato al ministero delle Finanze, la misura riflette la tendenza globale e nasce “fondamentalmente dalle gravi sfide sanitarie che affrontiamo oggi”.
L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), infatti, ritiene che un consumo elevato di zuccheri aggiunti, come quelli presenti nelle bevande analcoliche, aumenti il rischio di obesità e di patologie correlate, come malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2 e alcuni tumori. Motivo per cui ha più volte esortato i governi a introdurre tasse sullo zucchero e a limitarne il consumo.
IMPATTO ECONOMICO DELLA TASSA
Secondo una ricerca dell’Università di Pechino e dell’Accademia cinese di Scienze sociali pubblicata lo scorso novembre su The Lancet Public Health, un’imposta del 20% sulle bevande zuccherate tra il 2026 e il 2050 potrebbe generare circa 295,5 miliardi di renminbi (43 miliardi di dollari) di entrate e prevenire circa 130.000 morti premature.
Lo studio calcola anche benefici economici aggiuntivi pari allo 0,0016% del Pil cinese, con un impatto significativo sulle casse pubbliche nel lungo periodo.
UN OLIGOPOLIO DOMINATO DA COCA-COLA
Il mercato cinese delle bevande zuccherate, secondo i dati di iiMedia Research Institute citati dal Ft, vale circa 700 miliardi di renminbi, con vendite annuali di prodotti a basso contenuto di zucchero o senza zucchero pari a circa 61,5 miliardi di renminbi, meno di un decimo del mercato complessivo.
Una bottiglia da 500 ml di Coca-Cola costa circa 3,5 renminbi, mentre marchi locali come Eastroc Super Drink vengono venduti a 3 renminbi. Secondo iiMedia, Coca-Cola detiene circa metà del mercato delle bevande zuccherate, seguita da Pepsi, Master Kong, Uni-President ed Eastroc Beverage.
UN’ABITUDINE DIFFICILE DA CAMBIARE TRA STRESS E SOLITUDINE
La possibilità di introdurre un sistema “a semaforo”, con confezioni rosse per indicare alto contenuto di zucchero e verdi per assenza di zuccheri aggiunti, è stata discussa con i regolatori del settore. Tuttavia, gli esperti avvertono che i consumatori potrebbero non modificare facilmente le proprie abitudini. “Le nostre ricerche mostrano che le persone dicono di voler prodotti senza zucchero, ma quando fanno la spesa scelgono comunque quelli zuccherati”, ha spiegato Zhang Yi, amministratore delegato di iiMedia Research Institute.
Le motivazioni del successo di questo tipo di bevande sono meno superficiali di quanto si possa credere e nascondo talvolta un malessere sociale. Durante le restrizioni dovute al Covid, i giovani cinesi infatti hanno soprannominato le bevande zuccherate “happy fat water”, sottolineandone il ruolo consolatorio in periodi di stress e isolamento sociale. Alcuni cittadini, come Wu Jiejing, editor a Shanghai, dichiarano di cercare di ridurre il consumo personale di zuccheri, ma ammettono di continuare a usarli come stimolo durante le ore di lavoro intenso.
PROSPETTIVE DI ATTUAZIONE
Se approvata, la tassa potrebbe essere inserita nel regime fiscale sui consumi esistente, consentendo un’implementazione rapida. Il calendario preciso per l’introduzione non è ancora stato comunicato, ma l’attenzione delle autorità resta alta sia per le entrate fiscali che per la salute pubblica.







