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La patrimoniale proposta da Pd e Leu è pura demagogia. Il post di Marattin (Italia Viva)

La Patrimoniale

La proposta di Pd e Leu sembra più dettata dalla voglia di solleticare qualche istinto demagogico, come fece nel 2006 Rifondazione Comunista con lo slogan “anche i ricchi piangano”. Che cosa ha scritto su Facebook l’economista Luigi Marattin (Italia Viva)

Alcuni deputati del Partito Democratico e di Leu hanno presentato un emendamento alla Legge di Bilancio 2021 che propone due cose:
1) Una nuova tassazione patrimoniale sulla ricchezza netta delle persone fisiche, con aliquota variabile a seconda del livello di ricchezza (0,2% tra 500.000 e 1 milione di euro, 0,5% tra 1 e 5 milioni, 1% tra 5 e 50 milioni, 2% oltre 50 milioni)
2) Abolizione – sempre per le persone fisiche – dell’Imu e dell’imposta di bollo sui conti correnti e conti deposito titoli.

I proponenti (fonte: intervista a Il Manifesto di domenica 29 novembre di Nicola Fratoianni) dichiarano che da questa mossa deriverebbe un maggior gettito per l’erario di circa 18 miliardi di euro ogni anno.

Una cifra molto elevata, visto che la proposta di tassa patrimoniale avanzata da Pedro Sanchez in Spagna ha un obiettivo molto più modesto (428 milioni di euro).
Quelle che seguono solo alcune mie considerazioni preliminari, basate sulla versione dell’emendamento che mi è stata inviata da uno dei firmatari (quella ufficiale non è ancora disponibile), al quale ho anche richiesto i conteggi che li hanno portati a quella cifra; non avendomeli ancora inviati, può darsi che queste mie valutazioni siano successivamente smentite.

PRIMO PROBLEMA: DAVVERO SI VUOLE TUTELARE LA PRODUZIONE?

La nuova tassa patrimoniale dovrebbe riguardare solo le persone fisiche (il signor Mario Rossi) e non le società di capitale (la Mario Rossi Spa). Qui in realtà c’è già il primo problema. Se l’obiettivo, immagino, è non colpire la produzione, non si vede perché si escludano dalla nuova tassa le imprese più strutturate ( = le società di capitale) e non anche le imprese più piccole e il lavoro autonomo (che non hanno personalità giuridica ma sono società di persone), qualora abbiano una ricchezza superiore a mezzo milione di euro.

SECONDO PROBLEMA: SICURO CHE LO STATO RICAVEREBBE 18 MILIARDI DI EURO ALL’ANNO DALLA PATRIMONIALE?

Secondo gli ultimi dati disponibili (fonte: Bankitalia e Istat, 2017) la ricchezza netta delle famiglie italiane è pari a 9.743 miliardi di euro.
Non sarebbe tuttavia questa la base imponibile della nuova tassazione, poiché Pd e Leu propongono che sia tassabile solo la ricchezza superiore a 500.000 euro.
Ci sono però due sotto-considerazioni che possiamo fare per esprimere fortissimi dubbi sul fatto che questa proposta comporti un maggior gettito per lo stato di “circa 18 miliardi di euro l’anno”.

Vediamole brevemente.

PRIMA SOTTO-CONSIDERAZIONE: AVETE GUARDATO BENE LA DISTRIBUZIONE?

Sia la media (206.000, fonte: Bankitalia, Indagine sui bilanci delle famiglie italiane) che la mediana (126.000, stessa fonte) sono significativamente inferiori alla soglia oltre la quale agirebbe la nuova tassazione (500.000).
Considerato che, inoltre, l’emendamento abolisce alcune tasse il cui gettito complessivo – riguardante però anche le persone giuridiche – è di oltre 18 miliardi (fonte: Bollettino delle entrate tributarie 2019, Dipartimento delle Finanze), davvero non si comprende come matematicamente i proponenti possano affermare che da questa manovra ci si attenda un maggior gettito complessivo di “circa 18 miliardi”.
Ma, di nuovo, mi riservo di guardare i conteggi che i proponenti devono aver fatto, se potrò accedervi.

SECONDA SOTTO-CONSIDERAZIONE: TASSARE I RISPARMI È UNA BUONA IDEA?

Per semplicità, facciamo finta che la sotto-considerazione precedente non esista, e ipotizziamo che la base imponibile soggetta a tassazione sia l’intera ricchezza netta degli italiani (9.743 miliardi di euro).
Più della metà (il 54%) è composta da abitazioni.

La parte rimanente (45%) è composta dai risparmi (azioni, obbligazioni, conti correnti, quote di fondi comuni, ecc).

Quindi quasi la metà della base imponibile (i risparmi) è quindi perfettamente mobile: si può spostare all’estero tramite un semplice click sullo smartphone, e andare così a finanziare investimenti – privati o pubblici – in paesi stranieri.

Non si comprende cosa possa impedire ad una persona fisica italiana di spostare all’estero i propri risparmi, per evitare la tassazione (ed è bene ricordare che imporre controlli di capitale è impossibile all’interno dell’Unione Europea). I soggetti “più ricchi”, inoltre, sono quelli che hanno maggiore possibilità (informativa, di risorse, di contatti ecc) di poter accedere a opportunità di investimento finanziario all’estero.

Il rischio quindi è che la tassazione abbia un doppio risultato negativo: non produrre gettito (perlomeno su quasi la metà della base imponibile) e privare l’economia italiana di risorse potenzialmente impiegabili al suo interno, per creare ricchezza e sviluppo.
Cosa che tra l’altro è puntualmente accaduta nelle due volte precedenti in cui si è provato a introdurre una tassazione nazionale su basi imponibili perfettamente mobili: la cosiddetta Tobin Tax italiana e la tassazione sugli yacht, entrambe nel 2012.

Per poco più della metà (54%) la base imponibile è costituita da case (prime, seconde, terze ecc). Le quali, a differenza dei soldi, non si possono spostare.
Ma su di esse come noto, una tassazione patrimoniale esiste già, ed è l’Imu. Che dal 2012 ha già subito un marcatissimo aumento, che ha contributo a deprimere il mercato immobiliare.
Se il gioco però è questo, non si capisce perché i proponenti non chiedano – ammesso che le tasse le si voglia proprio aumentare, invece di diminuirle – semplicemente di rimodulare l’Imu, spostando il peso sugli immobili di maggior valore (e magari cogliendo l’occasione per aggiornare le rendite catastali), invece di fare una gran confusione abolendola e sostituendola con una nuova tassa. E in ogni caso (vedi punto precedente), pensare che un’operazione del genere possa portare “circa 18 miliardi di euro” è pura follia.

CONCLUSIONI

La proposta di Pd e Leu sembra più dettata dalla voglia di solleticare qualche istinto demagogico, come fece nel 2006 Rifondazione Comunista con il celebre slogan “anche i ricchi piangano”.
Con gli slogan e la ricerca dell’applauso a furor di popolo o di social, però, difficilmente si governa.
O no?

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