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Il gruppo ceco Kkcg tenta la manovra anticinese con gli yacht di Ferretti?

Il gruppo ceco-svizzero Kkcg vuole portare al 29,9% la sua quota di partecipazione in Ferretti Group. Attualmente, il maggiore azionista della società di cantieristica è Weichai, che domina il consiglio di amministrazione. Si tratta di una nuova operazione anticinese dopo Pirelli ed EuroGroup?

Il gruppo svizzero di gestione degli investimenti Kkcg, fondato e presieduto dall’imprenditore ceco Karel Komárek, ha intenzione di aumentare la sua quota di partecipazione in Ferretti Group, società di cantieristica navale guidata da Alberto Galassi (nella foto).

I PIANI DI KKCG SU FERRETTI GROUP

In una nota diffusa lunedì 19 gennaio, Kkcg ha spiegato di voler salire, attraverso la sua controllata Kkcg Maritime, dal 14,5 per cento al 29,9 per cento nel capitale di Ferretti Group, appena al di sotto della soglia del 30 per cento che farebbe scattare l’obbligo di un’offerta pubblica di acquisto.

Dopodiché, il gruppo svizzero-ceco eserciterà i diritti di voto accresciuti per sostenere l’elezione di propri candidati nel consiglio di amministrazione, durante la prossima assemblea degli azionisti.

Gli azionisti di Ferretti Group che aderiranno alla proposta di Kkcg riceveranno 3,50 euro per azioni in contanti, con un premio del 21,3 per cento rispetto al prezzo dell’11 dicembre scorso sulla borsa di Milano e del 21,9 per cento, nello stesso giorno, sulla borsa di Hong Kong.

CHI SONO GLI AZIONISTI DI FERRETTI GROUP

Ferretti Group, infatti, è quotata sia a Milano, dal giugno 2023, sia a Hong Kong, in Cina, perché il suo principale azionista è cinese: si tratta del gruppo statale Weichai, che possiede una quota di circa il 37,5 per cento.

Nell’elenco degli azionisti, oltre a Kkcg – presente fin dalla quotazione -, figura Danilo Iervolino, che controlla la casa editrice Bfc Media ed è presidente della squadra di calcio Salernitana, con circa il 5 per cento.

UNA MANOVRA ANTICINESE?

Nel comunicato dove annuncia l’offerta pubblica di acquisto parziale volontaria su Ferretti Group, Kkcg si presenta come un “gruppo europeo di investimenti e innovazione” mosso da un “approccio di lungo termine” e “responsabile”, non finalizzato al delisting della società bensì alla sua “crescita e sviluppo”.

La sottolineatura dell’identità europea di Kkcg, unita alla volontà di espansione nel consiglio di amministrazione, potrebbe nascondere – come fa notare il Giornale – l’ambizione di riequilibrare i rapporti di forza con l’azionista cinese. Al momento, Weichai controlla sei seggi su nove nel consiglio di amministrazione di Ferretti Group, il cui presidente è – per l’appunto – cinese: Hao Qinggui. Cinese è anche il direttore esecutivo, Tan Ning.

I PRECEDENTI

Ferretti Group è specializzato nella costruzione di yacht ed è proprietario dei marchi Riva, Pershing e Wally. Considerato che le maglie della sicurezza nazionale sono oggi decisamente più larghe rispetto al passato, la sfumatura geopolitica della manovra di Kkcg non è da escludere.

Peraltro, il governo è intervenuto con il golden power negli affari tra diverse società italiane e i loro azionisti cinesi: il caso più noto è quello dell’azienda di pneumatici Pirelli con Sinochem, ma di recente l’esecutivo ha imposto delle condizioni anche all’acquisizione della maggioranza di EuroGroup Laminations (impresa milanese specializzata in motori elettrici) da parte del fondo cinese FountainVest.

Quasi tre anni fa, Alberto Galassi disse che Ferretti Group non rischiava problemi con il golden power: “nel 2022, in occasione della quotazione a Hong Kong, chiedemmo all’allora governo italiano [quello di Mario Draghi, ndr] la nostra situazione in tema di golden power e ci fu riferita la sua inapplicabilità. Quest’anno [cioè nel 2023, ndr] abbiamo di nuovo chiesto e ci è stata confermata l’inapplicabilità della stessa”. Lo spettro dei poteri speciali potrebbe essere stato esorcizzato con la diluizione della presenza di Weichai nel capitale sociale al momento della quotazione sulla borsa di Milano, passata dal 67 al 37 per cento.

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