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Tutti gli affari dell’Italia a rischio in Ucraina

Draghi

L’invasione russa minaccia gli interessi dell’Italia in Ucraina, un mercato importante dove sono attive centinaia di aziende. Ecco dati, nomi, commenti e analisi

 

Giovedì mattina la Russia ha invaso l’Ucraina e attaccato diverse città, inclusa la capitale Kiev. Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, che da settimane diffondeva informazioni dell’intelligence americana sui piani del Cremlino, ha annunciato per oggi una riunione dei leader del G7 (il foro che riunisce sette tra le economie più avanzate al mondo: c’è anche l’Italia) per discutere dell’imposizione di “sanzioni severe” alla Russia, in aggiunta a quelle già adottate.

LA CAUTELA DELL’ITALIA SULLA RUSSIA

Josep Borrell, il rappresentante della politica estera dell’Unione europea, ha fatto sapere che Bruxelles si appresta ad applicare “il più duro pacchetto” di sanzioni alla Russia.

Fino a ieri, la posizione dell’Italia – uno dei membri dell’Unione maggiormente filorussi – sulle sanzioni a Mosca era al contrario di grande moderazione: il nostro paese, cioè, preferirebbe penalità limitate in risposta alle mosse di Putin, che prima di lanciare l’invasione su larga scala aveva già inviato truppe in Ucraina orientale, più precisamente nei territori separatisti di Doneck e Lugansk.

IL COMMERCIO TRA ITALIA E UCRAINA

Nel periodo gennaio-novembre del 2021 le esportazioni italiane in Ucraina sono ammontate a 1,9 miliardi di euro: più dell’intero 2020 e 2019. Nello stesso periodo di tempo, le importazioni sono valse 2,9 miliardi: anche in questo caso, si tratta di un valore superiore a quello registrato nel 2020 e nel 2019.

L’Italia esporta in Ucraina principalmente macchinari e apparecchiature (399 milioni di euro nel 2020, ultimi dati disponibili), tabacco (152), prodotti chimici (147), abbigliamento (129), prodotti alimentari (125).

Importa soprattutto prodotti metallurgici (964 milioni) e – in misura nettamente inferiore – prodotti alimentari (292) e agricoli (250).

I NUMERI E LE AZIENDE

Le aziende italiane presenti in Ucraina sono oltre trecento in tutto: si segnalano Eni, Ferrero, Intesa Sanpaolo (tramite Pravex Bank), Mapei, Saipem e Selex.

Sono circa 300 le imprese italiane in affari con la Russia, un esercito che ha in parte contribuito l’anno scorso a 7,6 miliardi di euro di interscambio con Mosca. Dopo la paralisi del commercio estero dovuta al Covid-19, il Made in Italy stava registrando un rimbalzo notevole nei confronti della Russia anche se il paese resta comunque la 14esima destinazione al mondo per le merci italiane e lo scambio commerciale. Secondo i dati dell’Agenzia Ice (su base Istat), nei primi 11 mesi del 2021 l’interscambio complessivo e’ ammontato a circa 20 miliardi di euro. La bilancia commerciale italiana nei confronti della Russia e’ negativa: verso Mosca esportiamo oltre 7 miliardi di euro di prodotti e ne importiamo 12,6 miliardi, in particolare gas e materie prime, per circa l’80%.

IL CONFRONTO CON FRANCIA E GERMANIA

Stando ai dati dell’Ice, l’agenzia per l’internazionalizzazione delle imprese italiane, l’Italia è il secondo esportatore di merci in Ucraina tra i paesi dell’Unione europea, con una quota del 3,9 per cento. È preceduta dalla Germania (9,9 per cento) e seguita dalla Francia (2,7)  e dalla Spagna (1,3).

IL RISCHIO POLITICO

Secondo la Sace, società del ministero dell’Economia che si occupa di assicurare gli investimenti italiani all’estero, il rischio politico in Ucraina (prima dell’invasione russa) è piuttosto alto, valutato in 68/100: di contro, quello assegnato alla Russia è medio, 52/100.

LE PAROLE DI CONFINDUSTRIA UCRAINA

Secondo il presidente di Confindustria Ucraina, Marco Toson – le sue dichiarazioni sono riportate da MF-Milano Finanza – “il mercato [ucraino] è molto importante, come dimostra il raddoppio delle esportazioni. La preoccupazione c’è”, ammette, ma l’attacco russo non era ancora iniziato, “nei giorni scorsi abbiamo avuto incontri con molti imprenditori che comprensibilmente non vogliono lasciare le loro attività nel paese”.

GRANO E METALLI

Sempre Toson ricorda come l’Italia sia “un grande importatore di grano, di girasole e altri prodotti sia per uso animale che umano”, ma anche di metalli (che passano per i porti di Trieste, Marghera e Ancona).

Una guerra in Ucraina potrebbe mettere a rischio fino al 13 per cento delle forniture mondiali di mais e grano, dato che il paese è il quarto maggiore esportatore al mondo di entrambi i cereali.

Il conflitto causerebbe perturbazioni anche ai mercati dei metalli, perché l’Ucraina è un fornitore importante di ghisa e lastre d’acciaio necessari alla produzione di laminati piatti.

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