Economia

Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Ubi, Banco Bpm, Carige e non solo. Cosa si dice in Abi e nei sindacati sullo stop alla trattativa per il rinnovo del contratto dei bancari

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Ecco tutte le ultime novità sul rinnovo del contratto dei bancari con rumors sulle posizioni dei sindacati di settore e sulle vertenze in ballo nelle principali banche come Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Ubi, Banco Bpm e non solo

Si ferma, a sorpresa, la trattativa per il rinnovo del contratto nazionale dei lavoratori bancari.

Ieri l’Abi ha criticato l’atteggiamento di alcune sigle, da un lato per la scarsa chiarezza, dall’altro perché troppo propense a utilizzare i media per esprimere posizioni quando il negoziato non è ancora iniziato.

Nel mirino dei rappresentanti delle banche sono finite, in particolare, la Fisac Cgil di Giuliano Calcagni e la First Cisl di Riccardo Colombani. Ma i motivi sono completamente diversi.

Calcagni – secondo rumors sindacali cigielline – sta iniziando ad avere problemi all’interno della sua organizzazione, dove si sono accorti che in casa propria dichiara di avere una posizione intransigente e confermata poi con la stampa verso le banche, mentre da quello che filtra nei corridoi di Palazzo Altieri, sede dell’Abi, sarebbe molto più morbido rispetto alla virtuale guerra santa che vorrebbe scatenare.

Colombani, invece, con le sue esternazioni pubbliche fuori dal contesto istituzionale delle trattative, come rimarcato criticamente oggi da Mf/Milano Finanza, ha commesso il classico errore di inesperienza e ha anticipato, in un articolo di Mf Milano Finanza di ieri, posizioni che avrebbe dovuto prima presentare al tavolo negoziale.

Calcagni, inoltre, dovrà “passare” il primo vero esame del suo mandato entro il 28 febbraio quando, al di là delle dichiarazioni di facciata, dovrà, prima di fronte alla sua organizzazione sindacale, e poi di fronte alle banche, a cominciare da Intesa Sanpaolo, assumere una posizione. Ma – qualunque essa sia – scontenterà probabilmente o la sua Fisac o gli stessi istituti o i suoi iscritti.

Le banche, infatti, dovranno sborsare 210 milioni di euro per il pagamento al 100% del trattamento di fine rapporto ai 300.000 lavoratori bancari italiani anche a fronte dell’impegno scritto assunto unitariamente da tutti i segretari generali dei sindacati, il 4 febbraio.

Insomma, si aspettano giorni caldi per il neosegretario generale della Fisac Cgil, il quale avrebbe dovuto prendere una posizione lineare e netta per mettersi al riparo dalle prime e velenose critiche di casa.

Quanto al negoziato, saltato l’incontro di ieri, il prossimo appuntamento potrebbe esserci lunedì 18 febbraio o martedì 19, quando si potrebbe tornare a parlare di proroga dell’attuale contratto (scaduto peraltro lo scorso dicembre) fino a maggio o giugno.

In questi giorni, è probabile che il presidente del Casl, Salvatore Poloni, riprenda i contatti con i segretari generali dei sindacati, proprio per dimostrare concretamente che, al di là della giusta e legittima posizione di ieri, l’Abi non ha alcun interesse, se non costretta, a creare le condizioni per uno scontro con le organizzazioni sindacali.

Ma a parte First e Fisac, cosa si dice delle altre sigle?

La Uilca di Massimo Masi si sta muovendo con prudenza e altissimo senso di responsabilità. Masi dà il meglio di sé quando è libero di muoversi svincolato dall’abbraccio opportunistico della Fisac Cgil. Emilio Contrasto di Unisin mantiene costantemente ottimi rapporti con la Fabi di Lando Maria Sileoni che sta sempre dietro a ogni importante e determinante decisione.

Sul fronte bancario, poi, Poloni ha assunto una posizione chiara; mentre all’interno del Casl, l’esperienza e la capacità professionale dei dirigenti di Intesa Sanpaolo, Unicredit, Ubi Banca e Monte dei Paschi maturata in tanti anni di militanza nelle relazioni sindacali – dopo un breve periodo di legittimo rodaggio – stanno emergendo per dare forma e concretezza al nuovo corso.

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