Economia

Ecco il conto (salatino) di Unicredit per il bond subordinato

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Tutti i dettagli sul collocamento Unicredit di un’obbligazione. La banca colloca un tier 2 decennale callable da 1 miliardo di euro. Rendimento al 4,87%, in miglioramento di 100 punti base rispetto a novembre ma ancora lontano dai livelli di inizio 2018

Unicredit torna sul mercato dei bond in un periodo in cui la maggior parte delle banche italiane è ancora molto restia a emettere.

ECCO COME E’ ANDATO IL COLLOCAMENTO DEL BOND UNICREDIT

Ieri l’istituto di Piazza Gae Aulenti ha collocato un subordinato Tier 2 (dunque computabile a capitale) da un miliardo di euro con ordini per circa 2 miliardi e un rendimento del 4,875%, circa 25 punti base al di sotto delle indicazioni iniziali. Si può guardare il bicchiere mezzo pieno o quello mezzo vuoto: il tasso è 120 punti base inferiore a quello che sarebbe stato applicato a un’emissione analoga in novembre, ma pur sempre 270 punti al di sopra dei valori di inizio 2018. A causa del rischio sovrano (ieri lo spread Btp-Bund era in zona 270) il funding resta insomma molto caro per le banche. L’operazione, seguita da Mediobanca, Bnp Paribas, Hsbc, Morgan Stanley, Santander e Unicredit Bank, ha almeno quattro elementi di interesse per il mercato.

I DETTAGLI SUL BOND

Il primo è la scelta di emettere un titolo callable all’indomani del mancato richiamo da parte del Santander che avrebbe potuto allontanare i potenziali investitori. In secondo luogo si tratta del primo subordinato emesso sotto legge italiana dopo che nelle scorse settimane il Srb ha invitato gli emittenti europei a non usare il diritto inglese per il rischio Brexit. In terzo luogo per Unicredit si tratta di un ritorno sul mercato dei tier 2 in euro dopo quasi tre anni. L’ultima emissione di questo tipo è stata fatta nel maggio del 2016 e da quella data non ce ne sono state altre.

LA TIPOLOGIA DEGLI INVESTITORI

La scelta di emettere in euro è legata alla tipologia di investitori a cui l’istituto intende rivolgersi; in questo caso il bond è stato collocato principalmente a istituzionali europei con la seguente ripartizione geografica: Francia (40%), Italia (28%), Uk-Irlanda (11%) seguite da Germania e Austria (8%). Ultimo elemento di interesse è il fatto che si tratti di una delle pochissime emissioni di tier2 in euro avvenute dal gennaio del 2018 in Italia. Gli altri casi sono stati infatti quelli di Mps, Unipol e Generali.

I MOTIVI DELLA SCELTA DI UNICREDIT

Unicredit ha insomma scelto di tornare sul mercato in una finestra favorevole per completare buona parte del funding plan previsto per quest’anno: la banca guidata da Jean Pierre Mustier deve infatti emettere Tier 2 per 2,3 miliardi di euro ai fini Tlac. Osservatori di mercato fanno peraltro notare che, pur ancora molto lontano dai livelli di inizio 2018, il rendimento registrato ieri è comunque di poco superiore a quello pagato a novembre sul senior non-preferred da tre miliardi, un titolo cioè con un livello di seniority superiore.

LO SCENARIO

Se insomma ci sono segnali di miglioramento rispetto agli ultimi mesi del 2018, il costo del funding resta ancora alto per la maggior parte delle banche italiane e in alcuni casi proibitivo. In questo contesto non è chiaro se altri istituti proveranno a collocare titoli junior. Si mormora ad esempio da qualche settimana di una nuova emissione tier 2 del Montepaschi, anche se i rendimenti che la banca senese paga sul secondario rendono ancora molto impegnativo un passo di questo genere. Così come molto cara potrebbe rivelarsi l’emissione subordinata ipotizzata per la Popolare di Bari, oggi alle prove con un impervio percorso di rafforzamento patrimoniale.
Articolo pubblicato su MF/Milano Finanza

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