Economia

Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps e non solo. Che cosa fanno le banche con le collezioni d’arte

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Banche italiane e patrimonio artistico

Quali tesori si trovano nelle collezioni d’arte delle principali banche italiane? E come si comportano gli istituti? Tra chi vende (Unicredit) e chi porta le opere in bilancio (Intesa Sanpaolo) c’è pure chi sbarca su Instagram (Ubi Banca). Tutti i dettagli

Le prime due banche italiane, due importanti patrimoni d’arte e due atteggiamenti completamente diversi: l’una, Unicredit, procede con le dismissioni; l’altra, Intesa Sanpaolo, porta la sua imponente collezione in bilancio valutandola oltre 270 milioni di euro. Ma cosa nascondono nei loro forzieri i maggiori istituti di credito italiani e quale strategia stanno adottando a riguardo?

UNICREDIT

Come racconta Il Sole 24 Ore Unicredit in questi giorni ha messo all’asta da Christie’s, a Londra, 33 opere di valore internazionale per una stima minima tra 14,1 e 21,2 milioni di sterline. Tra queste, spiccano tre lavori del maestro tedesco Gerard Richter tra cui “Abstraktes Bild” del 1984. Il ricavato, fa sapere la banca guidata da Jean Pierre Mustier, verrà reinvestito in progetti sostenibili nel Social Impact banking che dal 2018 al 30 giugno scorso ha erogato prestiti a circa 2.150 imprese per 83,5 milioni. Tra i progetti sostenibili cui darà vita anche alcuni dedicati ai giovani artisti.

Da questa prima tranche di vendite della sua corporate art collection il gruppo stima proventi iniziali per 50 milioni. Per capire di quale cifre stiamo parlando, bisogna ricordare che nello stato patrimoniale della banca il valore delle opere d’arte è iscritto all’attivo tra le “attività materiali”. A fine 2017, ricorda il quotidiano confindustriale, “le consistenze mobili (nelle quali vi è la collezione) erano pari a 38,245 milioni di euro” con “il valore dell’arte evidentemente stimato al valore del costo d’acquisto (costo storico)”.

In Unicredit sono confluite negli anni passati le collezioni di Bank Austria (circa 10mila pezzi tra cui opere dell’Art Nouveau e dell’Espressionismo viennese), di Hypovereinsbank (circa 20mila opere tra cui alcune di Goya e dell’Impressionismo e dell’Espressionismo tedeschi) e degli istituti acquisiti in Polonia, Russia e Turchia. La parte del leone è fatta però dal tesoro italiano che è confluito in Unicredit grazie all’acquisizione di Capitalia nel 2007: e qui si annoverano dipinti di Dosso Dossi, Guercino, Morandi, Carrà; De Chirico, Vezzoli, Brodsky.

INTESA SANPAOLO

Dalla parte opposta, dicevamo, la strategia di Ca’ de Sass che di recente per la prima volta ha portato il suo patrimonio artistico nel bilancio chiuso al 31 dicembre 2017 (su stimolo dell’amministratore delegato Carlo Messina). Un tesoro valutato in bilancio 270,5 milioni di euro e confermato nel 2018: la gemma è il “Martirio di Sant’Orsola” di Caravaggio, passato dal costo storico di 1 euro al fair market value di 80 milioni di euro. La strada intrapresa dal gruppo è rivoluzionaria tanto che la Banca d’Italia ne studierà prossimamente il caso.

In particolare, nel patrimonio dell’istituto ci sono 3.500 opere ritenute di pregio storico-artistico (tra cui 522 vasi attici e magnogreci della collezione Cauti, 424 icone russe, 473 dipinti e sculture dell’Ottocento lombardo e napoletano, l’intera collezione del Novecento che conta 1.356 opere). In totale la banca vanta un patrimonio di 30mila opere e, affiancandole ai beni storici e artistici che gestisce, porta i valori in bilancio a 850 milioni.

Secondo il Giornale dell’arte l’aggiornamento delle 3.500 opere a fair value ha evidenziato una plusvalenza netta di circa 207 milioni al lordo dell’effetto fiscale cui vanno aggiunti i valori degli immobili di pregio destinati a funzioni museali ed espositive, calcolati in 250 milioni.

E sì perché Intesa Sanpaolo ama mostrare i suoi gioielli e per questo ha creato venti anni fa le “Gallerie d’Italia”, tre musei che nei primi sei mesi di quest’anno hanno portato 280mila visitatori a Napoli, Vicenza e Milano. Senza dimenticare le attività educative gratuite per gli studenti, le 18 mostre temporanee allestite e i prestiti di opere a musei italiani e internazionali.

MONTEPASCHI

Fondata nel 1472, Montepaschi è la più antica banca italiana ancora in attività e ciò si riflette anche nel suo patrimonio d’arte che negli ultimi anni ha corso qualche rischio, ora rintuzzato.

Fra i suoi tesori – cui è dedicato il sito www.mpsart.it – spiccano una collezione di dipinti, sculture e arredi soprattutto di scuola senese che vanno dal XIV al XIX secolo – tra cui pezzi di Domenico Beccafumi, Andrea di Bartolo, Pietro Lorenzetti – e la collezione Chigi Saracini. Proprio per i suoi oltre 500 anni di storia Mps affianca alle opere d’arte anche un Archivio dichiarato dal Mibac di “notevole interesse storico” i cui documenti sono conservati nei locali musealizzati al piano terra di Rocca Salimbeni. Poi ci sono l’Archivio Chigi Saracini e il fondo Sansedoni che testimoniano la storia famigliare di due nobili casate senesi e gli Archivi storici delle banche acquisite come quelli di Banca Toscana, Banca Agricola Mantovana e Banca Antonveneta) e i Fondi bibliografici di Mario Delle Piane e di Bonaldo Stringher.

Come dicevamo, per la ricchezza artistica di Montepaschi si è temuto di recente perché negli accordi presi con Bruxelles per il via libera agli aiuti di Stato c’era pure l’ipotesi di vendita oltre all’uscita graduale dello Stato, alla dismissione delle controllate estere e delle partecipazioni non strategiche. A fine 2017, in piena ristrutturazione della banca, la Soprintendenza archeologica per le province di Siena, Grosseto ed Arezzo aveva emanato un vincolo sulla collezione d’arte dell’istituto, composta da 30mila pezzi con un valore in bilancio di 121 milioni di euro. In una nota firmata dalla soprintendente Anna Di Bene – sostenuta dal sindaco di Siena, Bruno Valentini, e dalla Fondazione Mps – si rilevava di aver “già avviato il procedimento e l’iter amministrativo necessario emanando un nuovo vincolo per quanto riguarda i beni di interesse storico artistico di proprietà della Banca Monte dei Paschi, vincolandoli come collezione indivisibile e pertinenziale al Palazzo Chigi Saracini in Siena”.

La questione è stata pure oggetto di un’interrogazione alla Camera di un deputato democrat all’allora ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, e a quello dei Beni culturali, Dario Franceschini. Nel frattempo è arrivato il nulla osta da parte del Mibact.

Proprio questo “vincolo di pertinenzialità” ha salvato il corpus principale del patrimonio artistico di Mps ovvero le opere contenute a Palazzo Salimbeni, a Palazzo Spannocchi e a Palazzo Tantucci; quelle che si trovano a Palazzo Chigi Saracini sono invece vincolate già dal 2013.

BANCO BPM

Negli ultimi anni anche Banco Bpm – molte informazioni si trovano sul sito www.bancopopolare.it – si è impegnato nella valorizzazione del proprio patrimonio artistico e dal 2008 lo staff tecnico dell’ex gruppo Banco Popolare ha svolto un lavoro di catalogazione e di approfondimento con la collaborazione del Museo Civico di Castelvecchio di Verona. Nella collezione dell’istituto di credito si trovano dipinti della cultura figurativa italiana ed europea dal XIV al XX secolo tra cui alcuni di scuola veneta, lombarda, emiliana, napoletana, fiamminga e olandese.

La banca inoltre non si tira indietro nel mostrare i suoi capolavori ai cittadini come accaduto lo scorso anno in occasione dell’esposizione a Palazzo Scarpa, a Verona, quando ha mostrato al pubblico i suoi quadri di Giorgio De Chirico e Filippo de Pisis.

UBI BANCA

Attenzione sposata ai tempi moderni per Ubi Banca che circa un anno fa – proprio per valorizzare il suo patrimonio artistico – ha inaugurato il sito web arte.ubibanca.com e il canale Instagram @arteubibanca. Inoltre l’istituto ha nominato un Collection Chief Curator per riordinare e valutare le sue collezioni e quelle delle banche incorporate ossia Banca Popolare di Bergamo, Banco di Brescia, Banca di Valle Camonica, Banca Popolare di Ancona e Carime.

Ubi che è “impegnata nel riordino del patrimonio artistico per accrescerne fruibilità e occasioni di contatto con la società” vanta un tesoro di oltre seimila opere tra XIV e XXI secolo, tra cui dipinti del Rinascimento bresciano e bergamasco, del Seicento e del Settecento lombardo, romano e napoletano. La sezione più cospicua comprende opere del XX-XXI secolo che documentano l’evoluzione dell’arte italiana e internazionale (spiccano pezzi di Umberto Boccioni e Alighiero Boetti). Nel patrimonio artistico di Ubi Banca trovano spazio anche archivi storici come quello del Monte di Pietà di Milano, quello della Banca Popolare di Bergamo, quello della Banca Popolare di Montepulciano e quello della Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio.

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