Economia

Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps. Cosa succede agli utili delle banche?

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Chi festeggia e chi piange per gli utili tra le maggiori banche italiane come Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps e non solo. L’articolo di Fabio Pavesi

C’erano una volta gli utili per circa 10 miliardi, oggi quel monte profitti non c’è più, volatilizzato nell’anno del Covid.

La pubblicazione dei dati di bilancio delle principali banche italiane ha mostrato il morso della pandemia sui conti.

Gli utili, in generale, sono spariti dopo il biennio 2018-2019 con un monte profitti da 10 miliardi l’anno, che aveva segnato la rinascita del sistema bancario dopo la tempesta del 2008 e la successiva faticosa marcia per smaltire il peso delle sofferenze. Ora, il virus e i suoi effetti sull’economia fanno ripiombare le banche in un clima difficile che proseguirà anche nel 2021.

L’EFFETTO COVID PER LE BANCHE

Di fatto, gli utili sono stati mangiati dalla prima ondata di rettifiche sui crediti deteriorati che si dispiegherà in pieno nell’arco di quest’anno. Lo sguardo d’insieme vede tornare a zero la redditività, con pochissime eccezioni.

GLI UTILI DI INTESA SANPAOLO

Senza gli ottimi risultati di Intesa-Sanpaolo e di Mediobanca, il conto complessivo del sistema sarebbe stato ancora più pesante. A trascinare al ribasso il dato medio di settore ci hanno pensato due banche. La solita Mps che continua a inanellare perdite come se fossero bruscolini e la sempiterna UniCredit che alterna annate buone (poche) ad annate pessime.

ENNESIMO BUCO DI MPS

La banca toscana in cronica decozione ha perso nel 2020 1,68 miliardi. L’ennesimo rosso di bilancio provocato ancora una volta dalle pulizie contabili. A pesare sul nuovo rosso nell’ultima riga del bilancio nuovi accantonamenti per fondi rischi per la bellezza di quasi 1 miliardo. Mps ci ha abituati a continue rettifiche sotto la linea della gestione ordinaria, ma anche sul fronte del business le cose da tempo non vanno bene.

COME VA MALE MPS

Ancora una volta in un solo anno la banca ha perso l’11% dei suoi ricavi, arrivando a lasciare sul campo il 14% del margine d’interesse in soli 12 mesi. La distruzione di valore non trova tregua anche sotto il cappello pubblico.

LA QUOTA DEL TESORO IN MPS

Basti pensare che la quota del 64,2% in mano al Tesoro oggi vale attorno a soli 700 milioni e fu pagata la bellezza di 5,4 miliardi. Un bel buco per i contribuenti italiani, cui si sommerà la quota parte di due terzi dei 2,5 miliardi del nuovo aumento di capitale.

CHE COSA SUCCEDE AGLI UTILI DI UNICREDI

Altra zavorra per l’intero sistema bancario è UniCredit. L’ultimo bilancio firmato da Jean Pierre Mustier porta una perdita superiore alle attese del mercato di ben 2,8 miliardi. Pesano certamente le rettifiche e gli accantonamenti, ma il nuovo amministratore delegato Andrea Orcel dovrà lavorare molto anche sul piano della gestione ordinaria. UniCredit infatti in soli 12 mesi ha perso il 9% dei ricavi totali scesi a 17,1 miliardi. La sola gestione ordinaria ha lasciato sul campo il 17% del suo valore. Male Italia, Austria e Central-East Europe, con la divisione italiana che ha perso quasi un miliardo.

 

Articolo pubblicato su affaritaliani.it

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