Economia

Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Carige, Banco Bpm, Ubi e non solo. Tutte le sportellate fra banche e sindacati sul contratto dei bancari

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Scintille fra banche e bancari in vista del rinnovo del contratto dei lavoratori degli istituti di credito, in primis i maggiori come Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Ubi, Bper e non solo.

Da un lato i sindacati con la loro piattaforma (qui l’approfondimento di Start Magazine), dall’altro le intenzioni più o meno esplicitate, e di sicuro temute dai sindacati, da parte delle principali banche.

Significativa questa frase pronunciata nei giorni scorsi da Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi: ‘In Abi ci sono due mentalità: quella di Intesa Sanpaolo che vuole un contratto ibrido un po’ banchiere e un po’ promotore, come un mostro a due teste, e quella di altri amministratori delegati che ci vogliono proporre un salario a due velocità, con una parte fissa e l’altra legata alle prestazioni individuali. Se lo sognano. Sono due sogni che diventeranno due incubi”.

I SINDACATI IN AZIONE

Parole dette la scorsa settimana al teatro Manzoni di Milano per il lancio dell’iniziativa “Contratto on the road”, organizzato dagli autonomi della Fabi ma a cui hanno partecipato e sono intervenute tutte le organizzazioni sindacali: c’erano Giuliano Calcagni per la Fisac, Fulvio Furlan per la Uilca, Mimmo Iodice per la First Cisl ed Emilio Contrasto per Unisin. Oltre ai responsabili delle relazioni sindacali di Ubi Banca, Mario Napoli, Intesa Sanpaolo, Alfio Filosomi, Unicredit, Emanuele Recchia, Mps, Ilaria Dalla Riva e Bper, Giuseppe Corni.

LE PAROLE DI SILEONI

Questa volta abbiamo «una piattaforma offensiva», ha sintetizzato il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni. In questa tornata contrattuale il sindacato ha scelto di andare subito all’attacco e al nocciolo economico. Consapevole che poi quando bisognerà tirare le fila qualcosa rimarrà sul terreno. Questo rinnovo, però, sembra ormai chiaro a tutti, non sarà come quello precedente e lo stesso Poloni riconosce che «in generale, sì, siamo usciti dal tunnel della crisi, ma non rispetto ad alcuni temi di carattere economico e macroeconomico, che non dipendono dalle singole banche».

IL CONTRATTO IBRIDO PROPOSTO DA INTESA SANPAOLO

Su identità e forzature, il riferimento è al contratto ibrido, metà dipendente part time, metà consulente, di Intesa Sanpaolo. Alfio Filosomi prova a spiegare che «il lavoro ibrido non ha nessuna finalità di destrutturare il rapporto di lavoro. Trascorsi due anni, il lavoratore può chiedere di abbandonare la parte relativa al lavoro autonomo. Dunque tutto è rimesso alla scelta e alla volontà del lavoratore. Grazie a questa formula le assunzioni passeranno da 150 a 400».

BOTTA E RISPOSTA TRA ABI-FABI

Sileoni però osserva che «le assunzioni sono di più perché costano di meno, la banca risparmia». La palla passa a Poloni che prova a mediare dicendo che «nella piattaforma contrattuale si parla del tema dei consulenti e dei promotori finanziari. Questo è un tema che può dare lo spunto per iniziare a ragionare sul lavoro ibrido». «Fateci una proposta», ribatte Sileoni che richiama con forza il fatto che il lavoro in banca deve innanzitutto stare dentro i binari del contratto collettivo nazionale di lavoro.

LE SFIDE DEL PROSSIMO CONTRATTO DEI BANCARI

“Questo sarà un contratto offensivo e non difensivo nel quale chiederemo 200 euro di aumento medio mensile per le retribuzioni. Una richiesta che è adeguata agli utili che le banche italiane sono tornate a realizzare negli ultimi anni: 10 miliardi di euro nel 2018 con previsioni per 12 e 14 miliardi di euro per il biennio 2019-2020. Su questo punto di vista ieri abbiamo incassato una prima, positiva apertura da parte dell’Abi”, ha aggiunto Sileoni, contrario al contratto ibrido, secondo il quale un lavoratore per metà è dipendente e per metà promotore finanziario. “La categoria non è più privilegiata e, anzi, la dobbiamo proteggere, proprio con questo contratto, contrastando le esternalizzazioni, la svendita delle sofferenze e difendendo l’area contrattuale”.

ECCO LO STATO DELLA TRATTATIVA ABI-SINDACATI

“Noi siamo per il dialogo, ma i banchieri non ci devono provocare perché come siamo già scesi in piazza, siamo pronti oggi”, ha dichiarato il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, nel corso della presentazione la scorsa settimana alla stampa della piattaforma contrattuale messa a punto in vista delle trattative con Abi in vista del rinnovo del contratto nazionale del credito. “Abbiamo chiesto una contropartita economica decente, non importante – ha aggiunto – per riconoscere, oltre al recupero dell’inflazione, l’aumento di produttività e l’impegno dei colleghi negli ultimi anni, che ha salvato le banche e sta facendo uscire il settore dal tunnel. Se i lavoratori approveranno queste richieste ci batteremo fino alla morte per ottenerle”, ha scandito Sileoni: “Se le banche sono tornate agli utili e gli azionisti hanno dividendi importanti il merito è di tutti i lavoratori – ha proseguito Sileoni – Quindi per noi il contratto è sostenibile, mentre è molto meno sostenibile che ci siano ancora a.d. e consiglieri di amministrazione che guadagnano milioni”.

CHE COSA HA DETTO SILEONI DELLA FABI

“Chi si lamenta e dice che il contratto è insostenibile dovrebbe guardarsi allo specchio”, ha attaccato. I leader sindacati hanno poi rivendicato la propria forza: “Siamo la categoria più sindacalizzata in Italia e in Europa – ha ricordato Sileoni – Ci sarà un motivo se in Europa hanno licenziato e in Italia no”. “Esponenti del governo hanno detto anche in modo scomposto che gli esuberi bancari sono di serie A perché favoriti dal Governo – ha ricordato il numero uno della Fabi – Invece il settore ha avuto 579 milioni in cinque anni dal governo Gentiloni per cofinanziare 25mila esodi, ma è dal 1975 che le banche finanziano l’indennità di disoccupazione di altre categorie senza aver mai avuto un euro di ritorno per i proprio esuberi”.

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