Economia

Intesa Sanpaolo, Unicredit, Bper, Banco Bpm: ecco quanto valgono le banche italiane

di

banche italiane centrali

Numeri, confronti e tendenze che emergono dalle semestrali dei principali istituti di credito in Italia come Intesa Sanpaolo, Unicredit, Bper, Banco Bpm e non solo

 

Oltre 64 miliardi di capitalizzazione (-24% da fine 2019) e quasi 160 miliardi di patrimonio netto: è questo il valore totale delle maggiori banche italiane al 7 agosto scorso. A fare i conti in tasca a Intesa Sanpaolo, Unicredit, Montepaschi, Banco Bpm, Ubi (in procinto di fondersi con Ca’ de Sass), Bper, Credem, Volksbank, Creval, Banco Desio e Popolare di Sondrio è il Centro studi “Orietta Guerra” della Uilca che ne ha analizzato i conti economici del primo semestre dell’anno.

In generale, per quanto riguarda lo stato di salute del nostro sistema del credito se ne evince che, nonostante il lockdown che ha bloccato il Paese, i ricavi “hanno sostanzialmente tenuto, seppure con un lieve decremento del 3,3%”. In aumento del 66,4% le rettifiche su crediti che hanno inciso sul calo dell’utile netto a 6,5 milioni. Comunque “i dati dimostrano che il sistema bancario italiano è sostanzialmente sano. Invitiamo i ceo e i presidenti – è l’appello del segretario generale Uilca, Massimo Masi – ad occuparsi di più di come aiutare l’economia italiana, le pmi, le aziende in difficoltà, i privati, piuttosto che pensare al ridimensionamento del personale e delle filiali”.

LA FORTE CAPITALIZZAZIONE DI INTESA SANPAOLO

Tornando alle cifre relative al valore delle banche, al 7 agosto scorso è il gruppo guidato da Carlo Messina a superare tutti abbondantemente con 34,5 miliardi, in flessione però del 16% al 29 dicembre 2019. Più che doppiata Unicredit, a quota 17,1 miliardi (-41%). In crescita la capitalizzazione solo per Ubi, a poco più di 4 miliardi (26%), e per Montepaschi, a oltre 1,6 miliardi (6%). Segno meno per tutte le altre: da Bper a oltre 1,1 miliardi (-51%) a Banco Bpm con 1,9 miliardi (-37%), a Credem a 1,4 miliardi (-17%), a Volksbank a 520 milioni (-12%). Chiudono la classifica Popolare di Sondrio a 880 milioni (-9%), Banco Desio con 304 milioni (-9%) e Creval con 459 milioni (-8%). In totale la capitalizzazione si riduce in poco più di 7 mesi di oltre 20 miliardi – da più di 84,8 a 64,2 miliardi – ovvero del 24%.

PER PATRIMONIO NETTO UNICREDIT E INTESA STACCANO TUTTI

Sul fronte del patrimonio netto Intesa Sanpaolo con 56,2 miliardi deve invece lasciare il primo posto a Unicredit che ne vanta oltre 59,4. Seguono, decisamente staccate, Banco Bpm (12,2 miliardi), Ubi (10,2 miliardi), Montepaschi (7,1 miliardi), Bper (5,2 miliardi), Credem (2,9 miliardi), Popolare di Sondrio (2,8 miliardi), Creval (1,7 miliardi), Banco Desio (959 milioni) e Volksbank (754 milioni).

Per quanto riguarda il rapporto fra patrimonio netto e capitalizzazione la media degli 11 istituti di credito è pari a 0,40% e si va da 0,69% in Volksbank a 0,61% in Intesa Sanpaolo, a 0,49% in Credem a 0,41% in Ubi. A distanza troviamo Banco Desio (0,32%), Popolare di Sondrio (0,31%), Unicredit (0,29%), Credem (0,27%), Mps (0,23%), Bper (0,22%), Banco Bpm (0,16%).

IL COMMENTO DELLA UILCA

Secondo il sindacato dei bancari “dopo l’acquisizione del gruppo bancario Ubi da parte di Intesa Sanpaolo, i rumors annunciano un riassetto del sistema bancario che, visti i numeri della capitalizzazione e del valore del patrimonio netto, non è da escludere”.

I dati sulla capitalizzazione in Borsa e sulla quotazione del patrimonio netto “rendono le aggregazioni fra banche molto più convenienti grazie anche alle linee guida della Vigilanza bancaria europea che considera il badwill (il risultato negativo dato dalla differenza tra la capitalizzazione di Borsa e il patrimonio netto tangibile) un valore che può, in caso di fusione, essere utilizzato ad esempio per spesare i costi di aggregazione e/o aumentare la copertura dei crediti”.

Per questo motivo, spiegano dalla Uilca, “non bisogna sottovalutare il rapporto patrimonio netto/capitalizzazione perché forse può indicare le prede e i predatori del risiko bancario: la territorialità non è più un argomento su cui costruire o difendere un gruppo bancario ma un simbolo che attende solo di essere prezzato dal mercato”.

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