Economia

Come Intesa Sanpaolo coccolerà Bergamo dopo Ubi

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Intesa Sanpaolo semestre

Tutte le mosse (anche calcistiche) di Intesa Sanpaolo a Bergamo dopo aver acquisito Ubi Banca. Fatti, numeri, partecipazioni societarie e non solo

 

Un rapporto stretto che dura da anni e su cui, a quanto pare, Intesa Sanpaolo non intende tirarsi indietro. Parliamo di Ubi Banca e di Bergamo, la ricca città lombarda che è parte integrante della storia dell’istituto di credito che si sta fondendo con Ca’ de Sass a seguito del successo dell’Offerta pubblica di scambio – e in seguito anche di acquisto – lanciata il 17 febbraio scorso dal gruppo capeggiato dall’amministratore delegato Carlo Messina.

LA STORIA DI UBI

Per capire il rapporto di Ubi Banca con la città di Bergamo e con i territori circostanti, però, occorre fare un lungo salto all’indietro, a oltre 150 anni fa. Ubi Banca nasce ufficialmente il 1 aprile 2007 dalla fusione tra BPU Banca e Banca Lombarda e Piemontese. Entrambi i gruppi sono in realtà il risultato di una storia di aggregazioni fra istituti di credito che va avanti dalla seconda metà dell’Ottocento. In particolare BPU Banca nasce dal merger tra Banca Popolare Bergamo-Credito Varesino (BPB-CV) e Banca Popolare Commercio e Industria (BPCI). Alla base della moderna Ubi c’è dunque un primo elemento del settore creditizio che è la Banca Popolare di Bergamo, fondata nel 1869 con il nome di Banca Mutua Popolare della Città e Provincia di Bergamo.

LE PARTECIPAZIONI NELLE SOCIETA’ DEL TERRITORIO BERGAMASCO

A guardare in casa Ubi, e soprattutto a scovare la dote locale portata dalla banca lombarda, ci ha pensato il Corriere della Sera che ha fatto un elenco delle partecipazioni meno direttamente legate al credito ma “d’impatto” sull’economia bergamasca.

A cominciare da Sacbo, la società che gestisce l’aeroporto di Orio al Serio e che la Popolare di Bergamo contribuì a fondare ormai 50 anni fa, di cui Ubi detiene il 17,9% del capitale (nel 2019 ne ha ricavato 1,2 milioni di dividendi).

Si prosegue poi con Autostrade Lombarde, società che ha il 78,97% di Brebemi, di cui Ubi ospita in portafoglio circa 2,83 milioni di azioni. Rimanendo nel discorso infrastrutture, con l’acquisizione dell’istituto ora guidato da Gaetano Miccichè Intesa Sanpaolo arriva a raddoppiare la sua presenza in Autostrade Bergamasche Spa, che promuove il collegamento tra Bergamo e Treviglio. Al suo 7,31% Ca’ de Sass aggiungerà la stessa percentuale detenuta da Ubi e salirà perciò al 14,62%. Somma di capitale anche in Autostrada Pedemontana Lombarda, dove al suo 17,37% accorperà il 3,34% dell’istituto annesso, consolidando la seconda posizione tra gli azionisti dietro Milano Serravalle-Milano Tangenziali Spa.

Uscendo dall’ambito infrastrutture si approda in Bergamo Fiera Nuova, la società che possiede il polo fieristico, e di cui Ubi ha l’8,5% del capitale. C’è attesa poi per capire cosa accadrà a tre importanti immobili di proprietà di Ubi Banca, a partire dalla grande sede centrale di piazza Vittorio Veneto, che in bilancio è valutata 137 milioni.

Un capitolo a parte è poi rappresentato dal patrimonio artistico verso il quale Intesa Sanpaolo nutre grande attenzione da anni tanto da investire non poche risorse. Secondo il Corriere della Sera “nonostante la vicinanza a Milano, sarebbe suggestivo pensare a un’estensione di Gallerie d’Italia, la rete di poli museali ed eventi culturali” avviata dalla banca di Messina con le prime sedi a Milano, a Napoli e a Vicenza.

PATTO DEI MILLE E AZIONISTI BERGAMASCHI

Ovviamente i bergamaschi hanno fatto sentire la loro presenza anche a livello societario. Uno dei patti parasociali più importanti che hanno animato la vita dell’istituto negli ultimi anni, insieme al recente Comitato Azionisti di riferimento (Car) e al Sindacato Azionisti Ubi, è stato il Patto dei Mille, presieduto da Emilio Zanetti, in passato presidente della Banca Popolare di Bergamo e del Consiglio di Gestione di Ubi Banca. All’atto della sua costituzione, a inizio 2016, contava 65 azionisti in rappresentanza del 2,27% del capitale di Ubi. In una nota si specificava che “il Patto dei Mille vede rappresentati i principali esponenti della comunità imprenditoriale e professionale bergamasca, esponenti di altre province lombarde nonché Confindustria Bergamo, Varese e Pavia. I soci del Patto dei Mille intendono consolidare il loro legame con Ubi Banca per continuare a promuovere i principi ispiratori dell’attività della Banca Popolare di Bergamo e di tutte quelle banche unite in Ubi che tradizionalmente hanno saputo valorizzare i loro territori, anche sostenendone la crescita economica e sociale”. E ancora: “Gli azionisti Ubi riuniti nel Patto dei Mille intendono riaffermare l’autonomia e la specifica identità di Ubi Banca, che ha come obiettivo la realizzazione di servizi efficienti ed efficaci alla collettività economica per favorire la crescita, la competitività e la coesione sociale di tutti i territori serviti. Questo anche in caso di modificazioni strutturali che dovessero interessare la Banca e realizzarsi nel futuro”.

Ecco dunque che imprenditori di primo piano, e le loro famiglie, entrano nel mondo del credito: ci sono i Bombassei, che con la Brembo rappresentano un’eccellenza italiana nell’automotive; gli Andreoletti, attivi nel comparto delle materie plastiche e con Gianfranco patron da oltre 20 anni dell’Albinoleffe, squadra dei Comuni Albino e Leffe, in provincia di Bergamo; i Bosatelli, proprietari della Gewiss Spa che opera nel settore elettrotecnico. Da notare che alla nascita del Car, a settembre dello scorso anno, alcuni azionisti del Patto dei Mille sono usciti per confluire lì: giusto per fare qualche nome proprio le famiglie Andreoletti e Bosatelli e la Nuova Fourb Spa, di proprietà dei Bombassei. In tal modo il Patto era sceso all’1,6% in Ubi. Per quanto riguarda l’offerta di Intesa, il Patto dei Mille a febbraio rispose picche ma poi a luglio ha lasciato i soci liberi di aderire all’operazione.

E INTANTO SI MUOVE PURE INTESA SANPAOLO

Ca’ de Sass, che fin da subito ha fatto sapere che non avrebbe trascurato i rapporti con il territorio, ha dato già un segnale in tal senso: solo di qualche giorno fa è l’annuncio che Intesa Sanpaolo sarà sponsor e “banking partner” dell’Atalanta, e pure “main sponsor” di tutte le squadre del settore giovanile della squadra orobica. Inoltre è stato siglato un accordo di finanziamento, de valore di 40 milioni, tra il gruppo guidato da Carlo Messina e dall’Istituto per il Credito Sportivo per riqualificare il Gewiss Stadium. Peraltro la storica tribuna dello stadio di Bergamo verrà denominata “Rinascimento” come il programma varato dal gruppo bancario insieme al Comune della città per fronteggiare l’emergenza Covid-19.

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