Economia, Primo Piano

Intesa Sanpaolo, Unicredit, Bnl e non solo. Tutti gli ultimi subbugli sul contratto dei bancari

di

conti correnti

Cosa sta succedendo al tavolo per il rinnovo del contratto dei bancari. Sileoni (Fabi)  critica chi vuole licenziamenti e zero aumenti di stipendio. Fatti, indiscrezioni e nomi 

A rischio il confronto tra l’Associazione nazionale delle banche e i sindacati di categoria per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro che interessa circa 290mila dipendenti. Gli incontri a Palazzo Altieri sono iniziati a giugno e, al termine della pausa estiva, sono ripresi il 30 settembre scorso. Dopo la presentazione della piattaforma unitaria di Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca Uil e Unisin Confsal e un paio di riunioni perlopiù interlocutorie si è entrati nel vivo proprio nell’ultimo mese. E le parti cominciano a entrare in conflitto.

COSA C’E’ NELLA PIATTAFORMA DEI SINDACATI

Ricordiamo che fra i punti della piattaforma – approvata dal 99% delle assemblee cui è stata sottoposta – c’è la richiesta di un aumento di 200 euro medi al mese – che comprende il recupero dell’inflazione al 4,1% fino al 2021, un incremento del 2% legato alla maggiore produttività e dello 0,4% per il riconoscimento dell’impiego dei dipendenti – e il superamento del Jobs Act che ha modificato l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. “Il 25 ottobre, quando riprenderemo le trattative, voleranno stracci sedie e tavoli e poi faremo i nomi”. Com’è suo costume Lando Sileoni, leader del maggior sindacato del credito, la Fabi, non le manda a dire e racconta pure un retroscena accaduto durante l’ultima riunione del Comitato esecutivo a Palazzo Altieri, il 16 ottobre scorso.

COS’E’ ACCADUTO ALL’ULTIMO INCONTRO

“Due rappresentanti di due importanti istituti di credito, uno italiano e uno francese – racconta -, hanno puntato i piedi su argomenti di grande importanza sociale e contrattuale. Uno, quello del gruppo francese, pretende più tagli di personale invocando anche i licenziamenti e ha assunto una rigida posizione di chiusura di fronte agli aumenti economici richiesti dai sindacati (200 euro medi) per i 288.000 lavoratori del settore. L’altro, quello italiano, si lamenta di pagare troppo per il Fondo per l’occupazione giovanile per il quale è previsto un versamento pari al 4% della retribuzione. Versamento che, a suo giudizio, sarebbe iniquo e troppo oneroso per le fasce di stipendio più alte, ritenendo il Fondo persino inutile”.

Questo Fondo è stato istituito col contratto nazionale del 2012, ha garantito 20.550 assunzioni di under 35 in 7 anni, è finanziato dal contributo economico di tutti i lavoratori, dirigenti compresi. Attualmente vi si trovano 147 milioni di euro che secondo le organizzazioni sindacali dovranno servire per garantire nuova occupazione.

CHI SONO I DUE MANAGER CHE HANNO ALZATO LA VOCE?

Secondo quanto risulta a Start Magazine da indiscrezioni raccolte in ambienti bancari i due importanti manager presenti al tavolo che hanno sparigliato le carte sarebbero Rosario Giacomo Strano, chief operating officer di Intesa Sanpaolo dal 1° gennaio scorso, e Andrea Munari, amministratore delegato e direttore generale di Bnl, responsabile del gruppo francese Bpn Paribas in Italia.

L’ACCUSA DI SILEONI

“In un momento così delicato per il settore, l’atteggiamento stupido, incoerente e sfacciato di alcuni rappresentanti dell’esecutivo Abi corre il serio rischio di far saltare tutto per aria”. Per Sileoni “c’è qualcuno, all’interno di Abi, che vuole la rottura con il sindacato e soprattutto vuole mettere in difficoltà il lavoro portato avanti fin qui con serietà dal presidente del Casl Abi, Salvatore Poloni”.

IL PROSSIMO INCONTRO IN PROGRAMMA

Ora c’è attesa per il 25 ottobre, quando si terrà il prossimo incontro tra banche e sindacati. “Ci aspettiamo risposte anche per il ripristino dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori nel settore” chiosa il leader Fabi che avverte: “In assenza di risposte concrete, bloccheremo tutte le trattative nei gruppi, scenderemo in piazza a Milano in 40.000 e mobiliteremo la categoria con scioperi a oltranza interessando e sensibilizzando tutte le forze politiche oltre che le associazioni dei consumatori”.

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