Economia

Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm e non solo. Chi ha beneficiato dell’effetto Tria?

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Il Taccuino di Gianfranco Polillo tra mercati e politica sull’effetto Tria in Borsa

Effetto Tria. D’accordo: diversi fattori hanno contribuito al rally di borsa, ma le dichiarazioni di domenica del ministro dell’Economia un qualche ruolo l’hanno avuto. Sgombrato il campo dai sospetti dei giorni precedenti, culminati nel “martedì nero” del 29 maggio, quando Sergio Mattarella disse no alla candidatura di Paolo Savona come inquilino di XX settembre. Non solo nessuno pensa alla fuoriuscita dall’euro, ma avremo politiche coerenti con questo obiettivo. Così dixit il neo ministro dell’Economia ed i mercati hanno capito che la musica era cambiata.

L’avvenimento è ancora più significativo, se si considera l’andamento delle altre borse. In generale poco mosse, con piccoli guadagni dei relativi indici. Ne deriva che in Italia, dopo la grande paura, hanno operato fattori endogeni. Un ritorno di fiducia, appunto, che ha consentito di coloro che avevano acquistato in controtendenza, mentre il mercato scendeva, di realizzare guadagni importanti. Non era stato facile sfidare la sorte. In genere non seguire il gregge comporta rischi notevoli. In borsa non è mai possibile prevedere il punto di massima caduta. Ma almeno per oggi é andata bene. Domani si vedrà.

Il balzo del 3,42 per cento del Ftse-Mib si spiega con la rincorsa precipitosa a ricoprirsi da parte di coloro che, ancora venerdì scorso, avevano puntato al ribasso. E naturalmente a salire di più sono stati quei titoli che avevano più sofferto. Le banche soprattutto. E tra queste le due grandi portaerei del sistema bancario italianai (Intesa Sanpaolo ed Unicredit) colpevoli di detenere nel portafoglio una grande quantità di titoli del debito sovrano italiano.

Naturalmente la caduta degli spread – chiusura a 236 con una flessione del 9,68 per cento – ha fatto da lievito. I titoli a breve hanno seguito le orme, per così dire, dei fratelli maggiori: il BTP a dieci anni. Lo spettro di un possibile sorpasso rispetto ai rendimenti dei bond greci é stato così esorcizzato. Ponendo fine ad una piccola baruffa tra coloro che seguono, quotidianamente, l’andamento dei mercati. il problema era stato sollevato da Federico Fubini dalle pagine de Il Corriere della sera, con un titolo evocativo: “Italia superata da Atene sui titoli di stato”. Confrontando il rendimento dei titoli a breve tra i due Paesi risultava che quelli italiani erano leggermente maggiori. Nessun dramma, trattandosi di variazioni minime, ma il significato simbolico era evidente. Il rischio Italia tendeva ad essere percepito in misura maggiore.

Intanto un altro sito specializzato (Money.it) contestava le cifre fornite, asserendo il contrario: i rendimenti greci risultavano sempre maggiori. Interveniva quindi Paolo Becchi, un passato da grillino (ora vicino alla Lega), per buttarla in politica: “stanno tentando a livello europeo di creare le stesse condizioni che portarono alla caduta di Berlusconi”. A questo mirano le teorie del sorpasso. Una piccola baruffa che, per il momento, aveva fatto dimenticare la cosa più importante pure contenuta nell’articolo di Fubini: il rilievo che in un mese lo squilibrio finanziario dell’Italia, misurato dai dati del Target, era aumentato di 49 miliardi di euro. Il fenomeno era stato segnalato anche da altre testate su indicazione della Reuters.

“Secondo i dati sugli aggregati di bilancio di Bankitalia – questo il commento – le passività del paese sui sistemi di pagamento dell’Eurosistema ammontavano il mese scorso a 464.653 miliardi di euro, quasi 40 miliardi in più rispetto ai 426.097 di aprile”. Come più volte spiegato dalla stessa Banca il cumulo del debito Target2 è riconducibile principalmente agli acquisti di titoli esteri da parte degli investitori italiani, oltre che alla prosecuzione delle misure straordinaria di politica monetaria da parte della Bce. Che acquistando titoli italiani, nell’ambito del quantitative easing, si muove in una direzione opposta. In questa stessa direzione si registrano gli acquisti da parte dell’estero dei titoli italiani.

Morale della favola: nelle ultime settimane il disamore da parte di quelli che, una volta erano il botpeople, è fortemente cresciuto. E a differenza di qualche variazione di decimale nel rendimento comparato tra i titoli a breve italiani e greci, questa più forte emorragia rappresenta un problema ben più serio. Di cui la politica farebbe bene a tener conto.

In un giorno come questo, che ha visto un recupero così consistente, è bene comunque non pensarci. Tutte le blue chips in rialzo. Le migliori Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banca BPM, con incrementi superiori al 6 per cento. Segue a ruota Ubi banca con un 5,4. Poco mossi i titoli industriali, comunque sempre in positivo. Tra le peggiori Brembo, con un rialzo dello 0,2 per cento.

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