Economia

Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Mps e Ubi: cos’è successo nel primo semestre

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bpm banche

Come sono andati i conti di Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Mps e Ubi nel primo semestre 2020

 

Di sicuro la pandemia e la crisi economica scatenata dal Covid-19 si sono fatte sentire ma tutto sommato non c’è stata una débâcle. A dirlo sono i numeri delle semestrali dei cinque maggiori gruppi bancari italiani – Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Mps e Ubi – analizzati dalla First Cisl.

Da tener presente anche la maggiore solidità patrimoniale dell’insieme aggregato e il prosieguo del calo dei crediti deteriorati. Insomma, dal secondo sindacato del credito non hanno dubbi: le banche nostrane si sono dimostrate resilienti.

IN CALO RICAVI E RISULTATO MA ANCHE COSTI OPERATIVI E SPORTELLI

Rispetto al primo semestre del 2019 il periodo gennaio-giugno 2020 ha di certo registrato una flessione di varie voci: ricavi operativi (- 4,2%), interessi netti (-4,3%), commissioni nette (-4,7%) e margine primario (-4,5%) ma anche costi operativi (-2,1%) di cui costo del personale (-2,2%). Riguardo ai dipendenti si evidenzia un calo del numero di dipendenti (-2,1%) e del numero di sportelli (-4%) e quello – contenuto considerando il lockdown – del margine primario per dipendente (- 2,5%) e delle commissioni nette per dipendente (-2,7%).

Dimezzato il risultato netto di gestione (da 7,6 a 3,8 miliardi) ma crescono del 72,4% le rettifiche nette su crediti che passano da -3 miliardi dei primi sei mesi dello scorso anno a -5,3 miliardi dello stesso periodo del 2020. Si tratta in larga misura (2,7 miliardi), spiegano da First Cisl, di accantonamenti disposti per fronteggiare il futuro impatto della pandemia sull’attività economica. Senza di essi, assicurano, il dato sarebbe stato ampiamente positivo.

AUMENTA LA SOLIDITA’ PATRIMONIALE, PROSEGUE CALO NPL

Elementi positivi arrivano dai dati patrimoniali dove si nota la crescita del CET1 Ratio phased-in, che passa dal 13,6% del dicembre 2019 al 14.4% di giugno scorso. “Ciò, insieme all’allentamento delle misure regolamentari deciso a marzo – notano dal sindacato -, porta a stimare un’eccedenza patrimoniale sui requisiti minimi di oltre 46 miliardi, con un aumento di circa il 43% rispetto ai dati di fine anno”.

Rimanendo in tema occorre sottolineare la crescita dei crediti contro clientela (+0,9%) e della raccolta diretta da clientela (+1,7%) mentre scende la raccolta indiretta (-3,1%). Continua il trend della flessione dei crediti deteriorati netti (-2,3%), da 38,8 miliardi a 37,9 miliardi, con l’Npl ratio che si mantiene sostanzialmente stabile (da 3,4% a 3,3%).

FIRST CISL: LA PANDEMIA NON HA SCOSSO IL SISTEMA, ORA SALTO DI QUALITA’ CON PIU’ CREDITO

Cifre, quelle che emergono dalle semestrali delle big five del credito italiano che portano a una conclusione il segretario generale della First Cisl, Riccardo Colombani: “La pandemia non ha scosso il sistema, che anzi ha dimostrato grande resilienza ma adesso serve un salto di qualità: il credito alle imprese ed alle famiglie deve aumentare. L’ampia dote di capitale disponibile e la liquidità garantita dalla Bce costituiscono la premessa, insieme alle garanzie statali sui crediti, su cui fondare il rilancio dell’economia”.

In questa direzione diventano fondamentali “tempestive decisioni organizzative per potenziare l’erogazione del credito e la gestione delle moratorie, con più lavoratori dedicati e adeguatamente qualificati”.

Inoltre “abbiamo assoluto bisogno di politiche anticicliche del credito, in grado di riattivare gli investimenti. In caso contrario rischieremmo di perdere una parte rilevante del nostro tessuto produttivo e dell’occupazione connessa”.

E, mentre via XX Settembre punta ad uscire dal 2021 dal capitale di Montepaschi – dove è azionista di maggioranza con il 68% – Colombani non ha dubbi: “Le banche devono divenire strumenti di politica pubblica. La presenza dello Stato nel sistema bancario non può più essere considerata un tabù”.

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