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Dati Bilancio Banche

Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Mps, Bper. Come vanno i conti delle maggiori banche

Come vanno e come andranno i conti delle maggiori banche come Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Mps e Bper. L'articolo di Emanuela Rossi

Nessun effetto guerra, al momento, sulle banche italiane ma occhio alla risalita dello spread e al possibile impatto sul patrimonio. È la sintesi dell’analisi dei conti del primo trimestre 2022 – appena presentati da Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Mps, Bper – effettuata dall’ufficio studi di First Cisl. Il sindacato guidato da Riccardo Colombani ricorda le svalutazioni delle attività russe da parte dei primi due gruppi nostrani – Intesa Sanpaolo e Unicredit, rispettivamente per 800 milioni e per milioni 1,3 miliardi -, che però hanno messo a segno buone performance e confermato i dividendi.

Proprio per questo il segretario First Cisl chiede di far cessare l’attuale politica di compressione dei costi e di invertire la tendenza, puntando a riconoscere la produttività del lavoro attraverso aumenti degli stupendi. Va ricordato infatti che in tre mesi, fra il 31 dicembre 2021 e il 31 marzo 2022, i dipendenti totali dei cinque gruppi sono passati da 244.672 a 242.026 (-1,1%).

Sulla stessa lunghezza d’onda anche gli analisti dell’agenzia di rating Dbrs secondo cui “non delude la performance delle banche italiane nel primo semestre dell’anno”. Gli esperti però non negano che esista un rischio a causa dell’esposizione alla Russia soprattutto per il settore bancario italiano, storicamente uno dei più esposti all’interno dell’Ue nei confronti dell’ex Urss.

STUDIO FIRST CISL

Scendendo un po’ nel dettaglio lo studio di First Cisl evidenzia come l’utile netto tenga nonostante le rettifiche siano in salita: quelle sui crediti sono aumentate dell’82,6% e senza le svalutazioni delle attività russe di Unicredit e Intesa, il trend sarebbe addirittura opposto, con una forte riduzione delle rettifiche e una loro incidenza ridotta (2,4%) sui ricavi operativi. Di conseguenza l’utile netto, sceso del 47%, crescerebbe del 5,6% rispetto al primo trimestre del 2021.

Segno più, sempre su base annua, anche per i ricavi core: gli interessi netti salgono del 3,1%, le commissioni nette del 2,9%. Secondo l’ufficio studi del sindacato si tratta di dinamiche che, associate alla ulteriore riduzione del numero degli addetti (-3,9%) e delle filiali (-11,4%), portano ad un aumento del margine primario per dipendente del 7,2% e delle commissioni nette per dipendente del 7,1%. Addirittura il cost/income scende sotto il 50% e si noti che Va segnalato che il cost/income medio dei primi diciassette gruppi bancari europei è del 58%.

I costi del personale sui proventi operativi diminuiscono ancora, passando dal 32,5% al 31,2%, con la divisione Italia di Unicredit che si ferma al 44,2% (46,7% il dato a livello di gruppo) e Intesa Sanpaolo al 46,3%. L’aumento dei ricavi e la riduzione dei costi operativi sono alla base della crescita del risultato di gestione (+6,3%) e del suo valore per dipendente (+10,7%).

A livello di aggregati patrimoniali si registra la flessione del CET1 ratio, che scende di quasi un punto percentuale rispetto al dato di fine 2021 dal 14,92% al 14,04%. Per First Cisl è l’effetto combinato di una serie di fattori, tra cui la rischiosità delle attività verso la Russia e la riduzione, tra le poste di patrimonio netto, delle riserve da valutazione, che incorporano l’effetto del deprezzamento di quella parte del portafoglio titoli di proprietà, le cui variazioni di valore incidono direttamente sul patrimonio. Una tendenza che peraltro dopo marzo si è accentuata e che potrebbe protrarsi provocando ulteriori impatti sulla patrimonializzazione.

Lo stesso si dica per il possibile aggravarsi della rischiosità degli asset verso la Russia e, in generale, della gravità degli effetti collaterali della guerra sull’economia nel suo complesso: questi motivi dovrebbero spingere la governance ad essere più prudente in merito a decisioni sui dividendi e sul buy-back, che per esempio Intesa Sanpaolo e Unicredit hanno confermato.

In tema di qualità degli attivi, l’Npl ratio (netto) è stabile all’1,9% mentre i crediti deteriorati netti scendono da 22,78 milioni a 22,68 milioni (-0,4%).

COLOMBANI: NON CAMBIANO LE POLITICHE SUI DIVIDENDI QUINDI BASTA ABBASSARE I COSTI. RICONOSCERE PRODUTTIVITÀ DEL LAVORO CON INCREMENTI SALARIALI

I dati delle trimestrali offrono a Riccardo Colombani, segretario generale First Cisl, uno spunto per tornare a parlare di costi operativi e di produttività dei dipendenti. “La guerra non ha indotto le banche a modificare la loro politica di distribuzione di dividendi e acquisto di azioni proprie – spiega – anche se i primi effetti sul patrimonio della risalita dello spread dovrebbero consigliare prudenza”.

Per il sindacalista si tratta di “un campanello d’allarme per il nostro Paese, impegnato nel negoziato per la definizione del terzo pilastro dell’Unione bancaria europea, quello sull’assicurazione comune dei depositi. L’elevata presenza di titoli di Stato nei bilanci delle banche italiane non può costituire un fattore di penalizzazione”. Per questo motivo “vanno contenute le spinte in tal senso dei paesi ‘rigoristi’, anche se in prospettiva l’unica soluzione è la condivisione del debito a livello europeo”.

Da parte loro, però, “le banche non possono proseguire nella strategia di compressione dei costi, evidenziata dalla discesa sotto il 50% del cost/income, dato nettamente inferiore alla media europea, e dalla continua chiusura di filiali”. Secondo Colombani è invece necessaria “un’inversione di tendenza: la produttività del lavoro, in continua crescita, va riconosciuta con adeguati incrementi salariali”.

STUDIO DBRS

Tornando invece a Dbrs, gli esperti segnalano che parte degli effetti sono già stati assorbiti dai risultati finanziari del primo trimestre 2022 e che parecchi gruppi italiani, soprattutto quelli di maggiori dimensioni, hanno iniziato a chiudere le attività operative in Russia. È più difficile però stabilire gli effetti indiretti del conflitto sulle banche nostrane in quanto la pressione sulla qualità degli asset e i rischi reali potranno essere valutati solo nel medio o lungo periodo.

Di sicuro le maggiori banche italiane (Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Bper, Mps) si stanno riprendendo dai due anni di pandemia con i ricavi aumentati del 2,1% rispetto al 2021 grazie alla crescita del margine d’interesse e dei ricavi netti da commissioni e degli accantonamenti per perdite su crediti. C’è però da dire, osservano, che – con i tassi di interesse attuali – il margine rimarrà piatto per tutto il 2022.

E ancora: segno più per le commissioni e segno meno per le spese operative mentre evidenziano gli accantonamenti per perdite su crediti che nei primi tre mesi dell’anno hanno registrato un forte rialzo del 82,6% su base tendenziale, raggiungendo 2,3 miliardi di euro. Secondo i calcoli degli esperti di Dbrs, escludendo l’impatto dell’invasione russa in Ucraina, questo valore si sarebbe fermato a 0,3 miliardi, nettamente più basso ai valori trimestrali degli ultimi due anni.

Sotto controllo il tasso di default, in media sotto l’1%; ancora in calo lo stock di esposizioni lorde in sofferenza (Npe) che da fine 2019 diminuiscono del 46%.

 

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