Economia

Ecco come Intesa Sanpaolo ha preferito la svedese Intrum alla cinese Cefc sugli Npl

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Intesa Sanpaolo preferisce gli svedesi di Intrum ai cinesi di Cefc. E’ questa la decisione del gruppo capitanato dall’ad, Carlo Messina, per il dossier Npl da tempo al vaglio del top management del gruppo bancario italiano. Ecco numeri, dettagli e commenti sull’operazione approvata oggi dal consiglio di amministrazione della banca.

LA DECISIONE

Intesa Sanpaolo si avvia verso una maxi-pulizia dei conti con il deconsolidamento di 10,8 miliardi di euro di sofferenze lorde, uno dei più importanti realizzati nel mercato italiano.

LE DUE PARTI DELL’ACCORDO

L’offerta riguarda due operazioni distinte. La prima è relativa all’acquisto della piattaforma di servicing di Intesa, di cui Intrum avrà il 51%, per 500 milioni di euro; la seconda riguarda invece 10,8 miliardi lordi di crediti in sofferenza, che saranno oggetto di cartolarizzazione e vengono valutati 3,1 miliardi di euro, ovvero il 28,7% del valore lordo, quota in linea con i dati iscritti a bilancio. Il tutto si traduce in una plusvalenza di circa 400 milioni di euro dopo le imposte nel conto economico consolidato di Intesa Sanpaolo.

CHE COSA SUCCEDERA’

L’operazione fa parte di una più ampia offerta di Intrum Justitia che prevede una partnership strategica con Ca’ de Sass sui crediti deteriorati. L’integrazione delle piattaforme italiane del gruppo bancario italiano e Intrum porterebbe a un operatore di primo piano nel servicing di Npl nel mercato del Belpaese.

IL COMMENTO DI REPUBBLICA

“L’aver tardato a vendere sofferenze e l’avere messo in competizione Intrum con i cinesi di Cefc, consente a Intesa Sanpaolo – ha scritto Repubblica – di spuntare prezzi medi pari al 28,7% del nominale, molto sopra le medie passate”. Pur in un mercato che migliora fisiologicamente, “è ben oltre il 18% a cui le quattro “ good bank” nate dalle banche del Centro Italia si liberarono di 10 miliardi di Npl; per non dire del 13% medio pagato a Unicredit per 17 miliardi di Npl nel 2017”.

COME SARA’ STRUTTURATA

La tranche Senior, corrispondente al 60% del prezzo del portafoglio, verrebbe finanziata da un pool di banche formato da Banca Imi, Mediobanca e Goldman Sachs in qualità di arranger e Credit Suisse, Hsbc e Imi nel ruolo di lender. Possibile che si cerchi di richiedere su questa tranche la garanzia statale Gacs.

LA SECONDA GAMBA

Il restante 40% formato dalla tranche Junior e Mezzanine verrebbe sottoscritte per il 51% da un veicolo – partecipato da Intrum e da uno o più co-investitori, ma che agirebbe comunque come singolo investitore ai fini di governance – e per il restante 49% da Intesa Sanpaolo. Secondo alcune fonti, si legge sul Sole 24 Ore, l’investore in questione, alleato con Intrum, è CarVal Investors, che fornirà il 20% delle risorse necessarie. Secondo fonti sempre citate dal Sole, Intrum pagherebbe 156 milioni a fine aprile, mentre il restante verrebbe versato entro novembre. Tale schema, permetterà il pieno deconsolidamento delle sofferenze entro l’anno.

I DETTAGLI DELL’OFFERTA

L’offerta, che sarà valutata da un cda convocato oggi dal gruppo bancario, porterebbe a una plusvalenza di circa 400 milioni di euro dopo le imposte nel conto economico consolidato di Intesa Sanpaolo. Infatti la piattaforma di servicing viene valutata 500 milioni di euro e le sofferenze da cartolarizzare circa 3,1 miliardi di euro.

I NUMERI DELLA MANOVRA

Intesa Sanpaolo, al 31 dicembre scorso, aveva già una buona qualità del credito, con un’incidenza degli Npl sui crediti complessivi al netto delle rettifiche al 5,5% dall’8,2% di fine 2016, scendendo con due anni di anticipo sotto l’obiettivo del 6% annunciato per fine 2019. Nel solo 2017 Ca’ de Sass ha ridotto i crediti deteriorati lordi di 13 miliardi di euro. Tornando ai termine dell’accordo sul tavolo del cda di oggi, l’operatore gestito dalla banca italiana e Intrum presenterà circa 40 miliardi di euro in servicing, mentre il 51% della nuova piattaforma sarà detenuto da Intrum e il 49% da Intesa Sanpaolo.

I TERMINI DELL’OPERAZIONE

È previsto un contratto di durata decennale per il servicing delle sofferenze di Intesa Sanpaolo a condizioni di mercato. Circa 1.000 dipendenti saranno interessati, incluse 600 persone provenienti dal gruppo Intesa Sanpaolo, dopo un processo di formazione professionale. Il closing sul veicolo finanziario per la cessione del maxi-portafoglio di Npl è previsto a novembre 2018 e avrà questa struttura: Tranche Senior pari al 60% del prezzo del portafoglio, che verrebbe sottoscritto da un gruppo di primarie banche; Tranche Junior e Mezzanine pari al restante 40% del prezzo del portafoglio, che verrebbero sottoscritte per il 51% da un veicolo (partecipato da Intrum e da uno o più co-investitori, ma che agirebbe comunque come singolo investitore ai fini di governance) e per il restante 49% da Intesa Sanpaolo.

ECCO IL COMUNICATO FINALE DI INTESA SANPAOLO

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