Economia

Intesa Sanpaolo e Unicredit degusteranno Ferrarini e Vismara

di

Riccardo MEssina

Come si muovono Intesa Sanpaolo e Unicredit nel concordato sul gruppo Ferrarini capeggiato da Lisa Ferrarini, vicepresidente di Confindustria per l’Europa. Fatti, nomi, numeri e indiscrezioni

Ancora qualche mese e si conoscerà il nome del nuovo proprietario del gruppo Ferrarini, noto marchio del food made in Italy, e della sua controllata Vismara. Il tribunale di Reggio Emilia ha infatti rinviato di quattro mesi l’adunanza dei creditori di Ferrarini in modo che i due pretendenti – Intesa Sanpaolo e Unicredit da una parte e il gruppo Pini dall’altra – abbiano più tempo per formalizzare le proprie proposte.

I DUE CONTENDENTI IN CAMPO

Come racconta Il Messaggero, il giudice della città emiliana, Simona Boiardi, ha spostato la data dell’adunanza dei creditori dal 22 gennaio al 13 maggio visto che il 10 gennaio scorso il gruppo Pini ha dato la disponibilità a migliorare la proposta di concordato chiedendo pure che venisse differito il tempo per far esprimere i creditori. Occorre ricordare che il gruppo valtellinese si è impegnato a farsi carico anche delle “perdite di conto economico a livello di ebitda di Ferrarini” che si dovessero registrare tra il 22 gennaio e il 13 maggio, oltre a investire fino a 100 milioni circa. In programma anche la costruzione di un nuovo stabilimento a Reggio Emilia per prosciutti e insaccati.

Ma ambisce ad unirsi alla tavola, si diceva, anche Intesa Sanpaolo che lo scorso novembre aveva presentato un piano per rilevare Ferrarini in cordata con il gruppo Bonferre-Grandi salumifici, con Opas (organizzazione di prodotto fra allevatori suini) e con il gruppo pugliese Casillo partecipazioni. L’offerta della banca guidata da Carlo Messina – ricorda Il Messaggero – andava presentata entro il 22 dicembre ma un mese prima Intesa Sanpaolo si era tirata fuori. Ora invece sarebbe pronta a tornare alla carica con un partner finanziario non di poco conto come Unicredit.

COS’E’ ACCADUTO AL GRUPPO FERRARINI

Ma facciamo un passo indietro per capire come mai il gruppo emiliano – presente in 34 Paesi nel mondo tra cui Giappone, Stati Uniti, Hong Kong, Singapore e Thailandia – – si trovi in questa situazione. La vicenda è stata ricostruita da Fabio Pavesi sul Fatto quotidiano che parte dal tracollo dei conti verificatosi tra il 2016 e il 2017. Lo scorso febbraio Ferrarini ha reso noto i numeri del 2017 che hanno registrato una perdita di ben 156 milioni con un patrimonio netto negativo per 108 milioni, che è poi salito a 123 milioni a luglio del 2018. Dunque, la società si trovava in uno stato di insolvenza prima della richiesta di concordato. Anche per Vismara le cose non andavano affatto bene: nel 2017 ha perso 60 milioni e si è ritrovata con un buco patrimoniale di oltre 40 milioni.

A questo punto si tratta di capire cosa sia successo in quel periodo per le due aziende alimentari. Le relazioni dei periti di parte allegate al concordato, ricorda il Fatto, evidenziano una serie di ombre. “Per Ferrarini – si  legge – scompare tra il 2016 e il 2017 una disponibilità liquida di 17,8 milioni su un conto Veneto Banca; ci sono svalutazioni per oltre 41 milioni post-scissione della Ferrarini in Società agricola Ferrarini, la good company della famiglia scorporata nel 2016 per mettere al sicuro le attività immobiliari e agricole da quelle industriali. Ironia della sorte anche la Società agricola Ferrarini che aveva sulla carta patrimonio per oltre 120 milioni finisce anch’essa in concordato nell’ottobre del 2018”. Inoltre viene del tutto svalutata per 15 milioni la partecipazione in Vismara conferita dalla lussemburghese di famiglia la Agri Food Investments alla stessa Ferrarini solo un anno prima. E pure sui conti di Vismara i periti trovano anomalie: nel 2017 vengono svalutati integralmente per 26 milioni i crediti verso la Agri Food Inv non visibili nei bilanci precedenti.

Senza dimenticare la transazione tra Veneto Banca e i Ferrarini sottoscritta a maggio 2017 ossia un mese prima della liquidazione della banca, grazie alla quale i Ferrarini ottengono un rimborso di 16 milioni sulle operazioni baciate. Elemento che fa capire l’origine dei guai per il gruppo: “Aver contratto troppo debito proprio con Veneto Banca e la Popolare di Vicenza con in cambio l’acquisto di azioni oggi azzerate. Tra Vicenza e Veneto Banca si contano un’ottantina di milioni cui facevano fronte però altrettanti prestiti oggi finiti come incagli in pancia alla Sga pubblica”.

CHI E’ IL CAPO AZIENDA LISA FERRARINI

In tutto questo va ricordato che, a tenere le redini dell’azienda di famiglia, è Lisa Ferrarini, vicepresidente Confindustria per l’Europa. “Emilia Romagna. Classe 1963. È consigliere delegato del Gruppo Agroalimentare Ferrarini. Georgofila presso l’Accademia dei Georgofili dal 2005 e Mela d’oro della Fondazione Bellisario nel 2015” racconta di lei il sito di Viale dell’Astronomia. Molto attiva, Ferrarini in questi anni ha puntato molto sull’estero: “Educare i mercati internazionali al gusto del made in Italy di qualità è un carattere distintivo del nostro gruppo” ha detto in occasione dello sbarco del gruppo a Las Vegas, presso Eataly. “Vogliamo divulgare la cultura alimentare italiana e formare i rivenditori – ha aggiunto – attraverso le continue degustazioni con nostro personale dedicato nei Paesi in cui siamo presenti, grazie alle quali i consumatori possono conoscere i valori e a storia dei prodotti tipici italiani e imparare ad apprezzarli e consumarli”.

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