Economia

Intesa e Unicredit faranno coppia per degustare Ferrarini e Vismara

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Popolare di Bari intesa unicredit

Intesa Sanpaolo e Unicredit hanno depositato una nuova proposta di concordato in cordata con tre partner industriali del settore alimentare per salvare il gruppo Ferrarini 

Le prime due banche italiane insieme per salvare un pezzo di made in Italy, il gruppo Ferrarini insieme alla sua controllata Vismara. Intesa Sanpaolo e Unicredit hanno annunciato di aver depositato al Tribunale di Reggio Emilia una nuova proposta di concordato in cordata con tre partner industriali del settore alimentare. Ferrarini però ha già fatto sapere che presenterà una sua proposta “decisamente più conveniente per i creditori”. Ma come si è arrivati fino a questo punto?

LA STORIA DELL’AZIENDA

Il gruppo emiliano, guidato da Lisa Ferrarini – vicepresidente di Confindustria per l’Europa durante la presidenza Boccia -, ha avuto un vero e proprio tracollo dei conti tra il 2016 e il 2017 tanto da chiudere l’esercizio 2017 con un rosso pari a 156 milioni e un patrimonio netto negativo per 108 milioni, salito a 123 milioni a luglio 2018. Stessa situazione per Vismara che sempre nel 2017 ha perso 60 milioni e si è ritrovata con un buco patrimoniale di oltre 40 milioni. In totale, oltre 300 milioni di debiti, di cui più di 200 milioni a carico di banche, fornitori e obbligazionisti.

Intesa Sanpaolo peraltro lo scorso novembre aveva presentato un piano per rilevare Ferrarini in cordata con il gruppo Bonferre-Grandi salumifici, con Opas (organizzazione di prodotto fra allevatori suini) e con il gruppo pugliese Casillo partecipazioni. L’offerta andava presentata entro il 22 dicembre ma un mese prima la banca del ceo Carlo Messina si era tirata fuori. A gennaio, invece, le prime indiscrezioni che la davano pronta a tornare alla carica insieme a Unicredit.

LA PROPOSTA DI CONCORDATO INTESA-UNICREDIT

Come detto, ora Intesa Sanpaolo e Unicredit hanno depositato al tribunale di Reggio Emilia una nuova proposta di concordato per salvare e rilanciare le attività di Ferrarini insieme ai partner industriali gruppo Bonterre-Grandi Salumifici Italiani, O.P.A.S. e HP. Nella nota congiunta si sottolinea che la cordata “metterà a disposizione dell’operazione capacità imprenditoriali e apporti di capitale a cui si unisce il sostegno finanziario di Intesa Sanpaolo con un ammontare di 35 milioni di euro disponibile per la durata del Piano Industriale presentato”.

Per Stefano Barrese, responsabile Divisione Banca dei Territori di Ca’ de Sass, “la promozione e il sostegno a un’offerta solida, basata su forti competenze come quella che abbiamo presentato con i nostri partner industriali dimostra non solo che Intesa Sanpaolo è in grado di riconoscere e premiare l’imprenditorialità e il valore nel ‘fare sistema’ ma anche che dispone di mezzi e professionalità per affrontare nel modo più appropriato operazioni complesse, come in questo caso”.

L’intenzione di Intesa Sanpaolo è quella di “mettere in sicurezza un asset strategico dell’agroalimentare del nostro Paese affinché anche tutte le aziende che ne compongono la filiera produttiva possano trarne importanti benefici con l’obiettivo di coinvolgere medie, piccole e anche piccolissime imprese verso il rilancio del nostro sistema produttivo, attraverso le aziende di riferimento di dimensioni più grandi”.

IL CONTRATTACCO DI FERRARINI

Non ci sta però l’azienda emiliana che all’Ansa, tramite un suo portavoce, ha fatto sapere: “Abbiamo appreso dalla stampa della proposta concorrente di cui non conosciamo il contenuto, nei prossimi giorni e nei tempi stabiliti dal tribunale depositeremo la nuova proposta di concordato che possiamo anticipare sarà decisamente più conveniente per i creditori e più garantita”. Per quanto riguarda i tempi, rileva l’agenzia di stampa, il Tribunale avrebbe dato tempo fino a settembre perché Ferrarini presenti un nuovo piano dopo l’istanza di rinuncia alla Procedura nel 2019.

LA SODDISFAZIONE DI COLDIRETTI

La proposta arrivata da Intesa Sanpaolo e Unicredit è stata apprezzata dalla Coldiretti che plaude al “salvataggio di una importante realtà agroalimentare nazionale per valorizzare i prodotti 100% Made in Italy dalla stalla alla tavola”. Inoltre “il rilancio della Ferrarini rappresenta una grande occasione di valorizzare l’intera filiera produttiva” grazie “al via libera dell’Unione Europea all’etichetta Made in Italy su salami, mortadella, prosciutti e culatello per smascherare l’inganno della carne straniera spacciata per italiana”. Del resto, si tratta di una voce dell’economia nazionale non di poco conto: “Il prestigioso settore della norcineria, dalla stalla alla distribuzione, in Italia vale 20 miliardi”.

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