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Il Sole della Confindustria folgora Conte sulle opere pubbliche

Fatti, numeri e tensioni fra Conte e il Sole 24 Ore sulle opere pubbliche

 

Conte deve aver letto male i numeri, pure elaborati con attenzione, perché, facendo di tutta un’erba un fascio, ha confuso bandi di gara, appalti e cantieri.

E’ quello che ha scritto oggi il Sole 24 Ore dando conto di un passaggio del discorso di ieri in Senato del presidente del Consiglio che riguardava le opere pubbliche.

Ecco in sintesi la tenzone fra Conte e il quotidiano di Confindustria diretto da Fabio Tamburini:

ESTRATTO DEL DISCORSO DI GIUSEPPE CONTE AL SENATO:

A questo riguardo sento spesso sollevata l’obiezione, devo dire il vero è successo anche ieri alla Camera, secondo cui a distanza di alcuni mesi, le opere, pur ritenute prioritarie nel quadro del decreto semplificazioni, sarebbero ancora bloccate perché mancherebbe la designazione dei relativi Commissari. A parte che adesso dei commissari la lista c’è, ma non è così. Queste opere non sono mai state bloccate perché è stato applicato l’articolo 2 del decreto semplificazioni che attribuisce poteri speciali propri dei commissari ai RUP, a responsabili unici di progetto. E lo testimonia il fatto che nel 2020, pensate, pur in questo contesto economico così difficile, gli appalti, soprattutto quelli di Anas e Rfi, sono cresciuti. Siamo arrivati a un totale di 43,3 miliardi rispetto ai 39,4 del 2019.

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ESTRATTO DEL’ARTICOLO ODIERNO DEL SOLE 24 ORE

Il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, deve aver letto di primo mattino i numeri sugli appalti pubblicati sul Sole 24 Ore o il comunicato della ministra delle Infrastrutture, Paola De Micheli, che ne dava una lettura piuttosto unilaterale collegando bandi di gara e crescita economica. Fatto sta che Conte ha pensato di inserire nel suo discorso un inciso dedicato alle opere pubbliche e ai cantieri. Ma deve aver letto male i numeri, pure elaborati con attenzione, perché, facendo di tutta un’erba un fascio, ha confuso bandi di gara, appalti e cantieri. I più maliziosi suggeriscono che sia un errore voluto, nella tesissima aria del Senato, per attribuire al suo governo più meriti di quanti ne abbia.

Ma vediamo le parole di Conte. «Sento spesso sollevata l’obiezione, è successo anche ieri alla Camera, secondo cui a distanza di alcuni mesi, le opere, pur ritenute prioritarie nel quadro del decreto semplificazioni, sarebbero ancora bloccate perché mancherebbe la designazione dei relativi Commissari. A parte che adesso dei commissari la lista c’è, ma non è così. Queste opere non sono mai state bloccate perché è stato applicato l’articolo 2 del Dl semplificazioni che attribuisce poteri speciali propri dei commissari ai Rup, ai responsabili unici di progetto. E lo testimonia il fatto che nel 2020, pensate, pur in questo contesto economico così difficile, gli appalti, soprattutto di Anas e Rfi, sono cresciuti. Siamo arrivati a un totale di 43,3 miliardi rispetto ai 39,4 del 2019».

Lasciamo stare che il Rup è responsabile unico del procedimento, l’errore più grave di Conte è aver attribuito la crescita di cui si parla, da 39,4 a 43,3 miliardi agli appalti, che sono contratti firmati, mentre quei numeri si riferiscono ai bandi di gara, come per altro aveva detto anche la ministra De Micheli. Al premier non sfugge che in Italia un bando di gara può impiegare due anni per diventare «appalto» e di più per diventare cantiere. È?vero che il Dl semplificazioni dovrebbe ridurre drasticamente questi tempi a 60 giorni, ma non è obbligatorio per le stazioni appaltanti aderire a questa norma e un monitoraggio su questo punto non è ancora possibile.

Conte parla infine dei commissari. Che la lista sia pronta è una notizia ma questa lista non l’ha ancora vista nessuno, neanche il Parlamento che sta discutendo la sola lista delle opere da commissariare. È vera, invece, una forte accelerazione dell’attività di Rete ferroviaria italiana (gruppo Fs) dopo la registrazione – ci sono voluti due anni – del contratto di programma lo scorso ottobre.

La frase di Conte e il comunicato di De Micheli hanno suscitato la reazione dell’Ance. «Un elemento è incontrovertibile – dice una nota – in tutta la miriade di discorsi e numeri di queste ultime settimane: nonostante tutte le riforme adottate e le risorse annunciate, i cantieri non aprono, come testimonia il dato delle ore lavorate dei primi nove mesi del 2020 fortemente in calo (-16,8%). Basta vedere – continua Ance – quanto sta accadendo con Anas che dopo aver pubblicato, sotto Natale, bandi per centinaia di milioni di lavori, ha poi rimandato, nei giorni scorsi, l’apertura delle gare a data da destinarsi. Il bando è quindi uno specchietto per le allodole. Le opere sono ancora bloccate». E ancora: «Il Governo ha monitorato la previsione dell’art. 8 del Dl Semplificazioni che prevede obbligo di aggiudicare e consegnare entro dicembre 2020 tutte le gare, con procedure ordinarie appaltate ante Covid? Che fine hanno fatto questi miliardi in grado di imprimere una vera accelerazione all’occupazione e alla ripresa dell’economia?».

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