Economia

Il Sole 24 Ore di Confindustria si accalora per Delfin-Del Vecchio su Mediobanca

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Come il Sole 24 Ore ha dato conto delle ultime mosse della holding lussemburghese Delfin di Del Vecchio su Mediobanca. Ben diversi i toni di Repubblica: l’operazione Delfin Sapore stantio del capitalismo italiano d’antan. Mentre il Corsera… Ecco come i maggiori quotidiani analizzano le mire di Del Vecchio

“Mediobanca, Delfin investitore finanziario”.

“La crociata di Del Vecchio per la stabilità del salotto”.

“L’indomito Erede sfida Blackstone, Nagel e Intesa”.

Sono 3 dei principali titoli dedicati oggi dal quotidiano Il Sole 24 Ore all’ascesa dell’imprenditore Luciano Del Vecchio – tramite la holding lussemburghese Delfin – nell’azionariato di Mediobanca: il patron di Luxottica ha chiesto alla Bce di salire al 20% del capitale sociale della banca d’affari milanese primo azionista di Assicurazioni Generali.

Ben tre titoloni con una connotazione tutt’altro che negativa, anzi, verso le mosse di Del Vecchio che ha inoltrato alla Bce la richiesta “preparata con l’aiuto di Vittorio Grilli di Jp Morgan e dell’avvocato Sergio Erede”.

La definizione di investitore “finanziario” è quella di sicuro gradita per la holding Delfin all’imprenditore di Agordo visto che da molti osservatori è stato fatto notare in queste ore come sia inedita la circostanza che un singolo imprenditore possa avere un ruolo così pervasivo in una banca, che peraltro come detto è il primo azionista del colosso assicurativo Generali.

Il quotidiano di Confindustria diretto da Fabio Tamburini si dilunga anche in dettagli sulla strategia del numero uno della Delfin: “Alcune fonti riferiscono che la parola chiave che Del Vecchio ama ripetere per sintetizzare l’obiettivo della partita che sta giocando su Mediobanca sia “stabilità”. In una banca senza soci forti e sempre più vicina al modello di public company, soprattutto dopo l’uscita di UniCredit e Vincent Bolloré dal patto di consultazione, Delfin potrebbe diventare il perno intorno al quale costruire un nocciolo duro di azionisti che garantisca la difesa della galassia Mediobanca-Generali da possibili attacchi esteri. Un assetto tricolore, capace di sostenere nel tempo una strategia volta a costruire le basi per la crescita della banca e della sua prima partecipazione, e cioè Generali, in cui lo stesso Del Vecchio ha una quota diretta vicina al 5%”, scrive il Sole 24 Ore.

Le indiscrezioni sulle reali intenzioni di Del Vecchio non finiscono qui: “Risulta, per esempio, che ci siano alcune questioni su cui il fondatore di Luxottica sia molto critico – ha aggiunto il quotidiano economico-finanziario – Non si darebbe pace, per esempio, dopo quel no di Mediobanca al grande progetto di ampliamento dello Ieo preparato dalla sua Fondazione insieme a UniCredit. Se ne potrà ridiscutere? E ancora: argomento molto presente nelle chiacchierate dell’imprenditore con i suoi fedelissimi, si racconta, è il ruolo centrale di Unipol e il forte legame della compagnia di Carlo Cimbri con Mediobanca, socio al 2% della banca e in piena sintonia con Nagel su diversi tavoli. Un link pieno di conflitti di interesse, secondo l’imprenditore, rispetto all’attività assicurativa della partecipata Generali”.

Il Sole 24 Ore riesce anche a leggere nei pensieri dell’imprenditore classe 1935: “Le sue idee su Generali però non sono un mistero: Trieste, secondo l’imprenditore di Agordo, è rimasta indietro dimensionalmente rispetto ai concorrenti europei con i quali si è sempre confrontata – la tedesca Allianz e la francese Axa – perché Mediobanca non ha mai battuto cassa ai suoi azionisti, né lo ha fatto Generali e le acquisizioni sono state sostanzialmente autofinanziate. Oggi Trieste ha 3 miliardi in cassa coi quali potrebbe cogliere qualche occasione, ma Del Vecchio sembra puntare più alto, qualcuno dice guardando a Zurigo dove ha si è trasferito un ex ad di Generali”.

E gli altri grandi giornali cosa dicono? Mentre oggi il Corriere della Sera pubblica un breve e asciutto pezzo di cronaca, ieri il quotidiano Rcs (maggiore azionista, Urbano Cairo) ha approfondito con più articoli la mossa del patron di Luxottica in una chiave non negativa nei riguardi di Del Vecchio. E senza dare peraltro troppo spazio alla versione seppure solo informale di Mediobanca (che invece era presente ampiamente e con dovizia di particolari nei pezzi del quotidiano la Repubblica edito da Gedi-Exor-Elkann).

A scanso di equivoci oggi il quotidiano diretto da Maurizio Molinari (dopo il siluramento da parte di Elkann del precedente direttore Carlo Verdelli, ora firma del Corriere della Sera) ha pubblicato un’analisi come di consueto densa e puntuta dell’economista Alessandro Penati. Del Vecchio? “Diventa naturale pensare che voglia arrivare al controllo di fatto di Generali minimizzando il costo: il 20% di Mediobanca costa meno della metà del 13% di Generali che ha in portafoglio; che aggiunto al suo 5% darebbe a Del Vecchio la maggioranza relativa. Non scevra di conflitti però, visto i suoi interessi, e degli altri soci italiani, nel settore immobiliare – ha scritto Penati su Repubblica – Sarebbe un’operazione dal sapore stantio del capitalismo italiano d’antan”.

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