Economia

Ecco perché il rapporto debito-Pil aumenterà

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Rischio debito. Secondo i primi dati – la definitiva conferma agli inizi di marzo – le cose stanno andando peggio del previsto. L’analisi di Gianfranco Polillo, già sottosegretario al ministero dell’Economia

 

Rischio debito. Secondo i primi dati – ne avremo la definitiva conferma agli inizi di marzo – le cose stanno andando peggio del previsto. Dovremmo aver chiuso il 2018 con un rapporto debito Pil che cresce, invece di diminuire, rispetto a quello dell’anno precedente. L’asticella dovrebbe fermarsi al 131,5, contro il 131,2 del 2017. Con un leggero aumento di 0,3, che raddoppia, tuttavia (0,6 per cento), se riferito alle speranze del governo giallo-verde.

Nel “Documento programmatico di bilancio 2019”, la discesa del rapporto debito/Pil era “attesa pari a 0,3 punti quest’anno, e quindi 0,9 punti nel 2019, 1,9 nel 2020 e 1,3 nel 2021. Il rapporto scenderebbe dunque dal 131,2 per cento del 2017 al 126,7 nel 2021″.

Questi i propositi destinati ad andare in fumo, almeno per il 2018. E non solo. Nel 2019, infatti, dato il più contenuto ritmo di crescita del Pil e la minore inflazione, sarà difficile modificare le tendenze in atto. Che volgono al peggio.

L’allarme rosso è figlio dei dati forniti da Banca d’Italia. Nel 2018 il valore del nostro debito pubblico è aumentato di 53,218 miliardi (dicembre 2018 – dicembre 2017). Ed il debito complessivo ha raggiunto l’astronomica cifra di 2.316,697 miliardi. La più alta da tempo immemorabile. Sembra quasi che quella montagna non debba aver mai fine, continuamente alimentata da una spesa pubblica fuori controllo.

Nel 2018, comunque, è andato peggio del previsto. In genere il debito lievitava nei primi sei mesi dell’anno, ma poi iniziava un relativo rientro. L’anno scorso, invece, la crescita è stata continua: soprattutto a causa dell’aumento dello spread che ha accompagnato il varo della manovra di bilancio. L’aumento dei rendimenti dei nuovi titoli emessi, in sostituzione di quelli in scadenza, ne ha fatto lievitare il costo. Contribuendo ad accentuarne la dinamica.

Finora questi risultati non sono ancora ufficiali. L’anello mancante è ancora quello del Pil complessivo per il 2018, che sarà fornito dall’Istat i primi di marzo. Solo allora la Banca d’Italia, basandosi su dati certificati e non su semplici stime, come le nostre (seppure quasi definitive), potrà fornire il dato ufficiale del rapporto debito-Pil. Ed allora, se le risultanze saranno quelle anticipate, si aprirà un problema di non poco conto con la Commissione europea.

Il compromesso dei mesi precedenti, che aveva portato ad una riduzione del deficit dello 0,4 per cento, rispetto ai proclami balconati di Luigi Di Maio, si basava sull’assunto che il rapporto debito-Pil, nel frattempo, non sarebbe aumentato. Se questa seconda ipotesi, invece, si dimostrasse irrealistica, lo stesso accordo precedente non potrebbe che risentirne.

Dal 2014 il rapporto debito-Pil mostra una continua, seppur lieve contrazione. Nel 2018, invece si avrebbe una brusca inversione di tendenza, destinata a crescere, in modo più rilevante, nel 2019, per le ragioni dette in precedenza: tasso di crescita, inflazione e spread. Sarebbe quindi veramente difficile poter scongiurare una manovra correttiva, se non fornendo a Commissione europea, ma soprattutto ai mercati, la certezza di un cambiamento nella politica economica fin qui seguita. Ipotesi di cui non c’è traccia all’orizzonte.

Al contrario si susseguono da parte dei responsabili governativi, soprattutto da parte del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, dichiarazioni immaginifiche sulle sorti progressive e fantasmagoriche di questo governo. Il che dimostra l’esistenza di un percorso senza reti, che non è certo la più rassicurante prospettiva.

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