(The Wall Street Journal, Spencer Jakab, 25 marzo 2026)
Non c’è mai un buon momento per una guerra, ma alcuni sono peggiori di altri. Mentre gli investitori erano concentrati sugli attacchi alle infrastrutture energetiche del Medio Oriente, è passato quasi inosservato un altro dato economico: il debito federale lordo degli Stati Uniti ha appena superato i 39.000 miliardi di dollari. Il prossimo traguardo potrebbe essere raggiunto in tempi record e il mercato obbligazionario potrebbe non apparire più a prova di proiettile quando il fumo si sarà dissipato.
L’America è chiamata superpotenza per la sua forza militare. Un altro ambito in cui gli Stati Uniti sono sempre stati in una categoria a parte è la capacità di accumulare grandi deficit durante crisi geopolitiche o economiche. Il mondo ha regolarmente risposto acquistando debito del Tesoro a rendimenti più bassi grazie allo status di bene rifugio. L’unica eccezione si è verificata quando l’evento è stato accompagnato da uno shock energetico, come oggi.
Il conto della guerra arriva proprio mentre entrano a pieno regime gli effetti fiscali della “One Big Beautiful Bill Act” dell’anno scorso. Il Pentagono ha chiesto 200 miliardi di dollari aggiuntivi e il governo potrebbe dover restituire oltre 130 miliardi di dollari per dazi invalidati. Solo il mese scorso il Congressional Budget Office prevedeva un deficit di 1.850 miliardi di dollari, pari al 5,8% del Pil, già molto elevato fuori da una recessione. Sei settimane dopo quella previsione appare già troppo ottimistica. Il balzo dei costi di finanziamento farà aumentare ulteriormente il conto degli interessi, già vicino al trilione di dollari all’anno.
Spencer Jakab sul debito federale.
«Il debito federale lordo degli Stati Uniti ha appena superato i 39.000 miliardi di dollari. Il prossimo numero tondo potrebbe essere raggiunto in tempi record e il mercato obbligazionario potrebbe non apparire più a prova di proiettile quando il fumo si sarà dissipato.»
Spencer Jakab sullo shock energetico e i rendimenti.
«I rendimenti dei Treasury decennali sono saliti da meno del 4% prima della guerra a quasi il 4,4% prima del rally “TACO” di lunedì mattina. Il fiume di inchiostro rosso di Washington potrebbe aver giocato un ruolo in questo balzo dei rendimenti, e la cosa preoccupa.»
Spencer Jakab sul costo della guerra.
«Il conto della guerra arriva proprio mentre entrano a pieno regime gli effetti fiscali della “One Big Beautiful Bill Act” dell’anno scorso. Il Pentagono ha chiesto un ulteriore 200 miliardi di dollari e il governo potrebbe dover restituire oltre 130 miliardi di dollari per dazi invalidati. Il Congressional Budget Office prevedeva un deficit di 1.850 miliardi di dollari, pari al 5,8% del Pil. Sei settimane dopo quella previsione appare già troppo ottimistica.»
Spencer Jakab sul momento critico.
«Quando diventa importante per gli investitori? Non esiste davvero un numero oltre il quale il debito federale appare improvvisamente insostenibile. Qualsiasi analisi sobria oggi prefigura un giorno del giudizio. Con la guerra che ha costi diretti e indiretti molto più alti di quanto la Casa Bianca immaginasse, compreso il nervosismo del mercato obbligazionario, concluderla in modo poco convincente potrebbe essere il momento che gli storici economici del futuro indicheranno come un punto di svolta.»
Spencer Jakab sulla lezione finale.
«L’America sta mostrando i limiti sia del suo portafoglio sia della sua forza militare. Questa guerra potrebbe costare molto più di quanto immaginino i contabili del governo.»
(Estratto dalla newsletter di Giuseppe Liturri)







