(Le Figaro, Julie Ruiz Perez, 24 marzo 2026)
I mercati finanziari hanno vissuto una seduta di fortissime scosse: lunedì mattina il rendimento dei titoli di Stato francesi a dieci anni è schizzato quasi verticalmente, superando al mattino il 3,80% (massimo dal 2009) e sfiorando il 3,87% in tarda mattinata, prima di calare temporaneamente dopo l’annuncio di Donald Trump che rinviava gli attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane.
Il rendimento del Btp italiano ha raggiunto il 3,87%, quello del Bund tedesco il 3,07% (massimo dal 2011) e quello britannico il 5,10%. Nel pomeriggio il tasso francese si è attestato intorno al 3,72%, comunque ben al di sopra del 3,20% precedente alla crisi. Se questa tensione dovesse perdurare, aggraverà ulteriormente le finanze pubbliche francesi, già con un debito al 117% del PIL e un deficit intorno al 5,4% nel 2025, la peggiore performance della zona euro.
La volatilità riflette la sensibilità dei mercati obbligazionari al conflitto: da un lato le Borse scommettono ancora su una guerra breve, dall’altro i rendimenti salgono per timore di un ritorno dell’inflazione dovuto al caro-petrolio e di una politica monetaria più restrittiva della BCE (gli investitori ora prevedono due rialzi dei tassi nel 2026). Il risultato è un aumento preoccupante della spesa per interessi sul debito francese, passata da 36 miliardi nel 2020 a circa 60 miliardi previsti nel 2026, con il rischio concreto di arrivare a 80-100 miliardi entro la fine del decennio se i tassi resteranno elevati.
Costo record del debito francese
«Lunedì mattina la curva del tasso di interesse dei titoli di Stato francesi a dieci anni si è orientata quasi verticalmente. All’apertura superava il 3,80%, un livello storico, il più alto dal 2009. In tarda mattinata sfiorava persino il 3,87%. Alcuni esperti immaginavano già scenari con un rendimento delle obbligazioni del Tesoro al 4% entro martedì mattina.»
Reazione dopo le parole di Trump
«Verso mezzogiorno Donald Trump ha annunciato il rinvio degli attacchi, evocando “molto buone” discussioni con l’Iran. Queste dichiarazioni hanno subito raffreddato i mercati: il prezzo del petrolio è crollato da 113 a 97 dollari al barile. Le Borse sono ripartite al rialzo e i tassi sovrani sono scesi. Il rendimento del debito francese è sceso brevemente verso il 3,65%, poi è leggermente risalito nel pomeriggio intorno al 3,72%.»
Impatto sulle finanze pubbliche
«Se questa febbre dovesse durare, degraderà ulteriormente lo stato delle finanze pubbliche. La carica del debito accelera a un ritmo preoccupante, passando da circa 36 miliardi di euro nel 2020 a quasi 60 miliardi attesi nel 2026, con un rischio credibile di deriva verso 80-100 miliardi entro la fine del decennio se i tassi restano elevati.»
Volatilità e inflazione
«I mercati azionari anticipano ancora un conflitto abbastanza breve, mentre i mercati obbligazionari reagiscono in previsione di un aumento dell’inflazione. La brutale crescita dei prezzi del petrolio legata al conflitto in Medio Oriente alimenta i timori di un ritorno in forza dell’aumento dei prezzi. Un’inflazione più forte riduce il valore reale degli importi rimborsati dai debitori ai creditori, che quindi chiedono tassi di interesse più elevati.»
Rischio per la Francia
«Con il deficit ancora superiore al 5% e il debito al 117% del PIL, la Francia avrebbe difficoltà a permettersi misure di sostegno come quelle annunciate da Spagna, Italia, Portogallo e Svezia. La preparazione della legge di bilancio 2027 sarà un momento decisivo per vedere se il Paese sceglierà un risanamento o continuerà a finanziare la spesa con un debito sempre più caro.»
(Estratto dalla newsletter di Giuseppe Liturri)







