Skip to content

gucci

Aggiungi Startmag.it

alle tue fonti preferite su Google

Gucci, De Meo ha perso il tocco magico?

Lusso sotto pressione. Gucci continua a perdere terreno tra vendite in calo e rilancio incerto, ma anche Hermès rallenta e il travel retail soffre per il crollo del turismo internazionale e le tensioni geopolitiche. Fatti e numeri

 

Il rallentamento non accenna a fermarsi. Nel pieno di tensioni geopolitiche e con una domanda globale incerta, il settore del lusso torna sotto pressione: Gucci arretra ancora, Hermès mostra crepe inattese e l’intero comparto paga il prezzo di un sistema fortemente dipendente da turismo e mercati internazionali.

GUCCI, LA RIPRESA RESTA INCERTA

Le vendite di Gucci sono diminuite dell’8% nel primo trimestre, segnando l’undicesimo calo consecutivo e risultando inferiori alle attese degli analisti. Il marchio, che genera circa il 60% degli utili di Kering, ha registrato ricavi pari a 1,35 miliardi di euro, leggermente sotto le stime di consenso. Il risultato, osserva Reuters, evidenzia le difficoltà nel rilanciare l’attrattiva del brand, proprio mentre il nuovo amministratore delegato Luca de Meo si prepara a presentare il piano strategico per il gruppo da 33 miliardi di euro.

Nonostante l’azienda continui a indicare Gucci come “priorità assoluta” e parli di un “rilancio complessivo in corso”, il percorso appare graduale e incerto in un contesto macroeconomico complesso. Gli investitori quindi restano cauti, con le azioni Kering che oggi sono scese fino al 10% dopo i risultati, avviandosi verso la peggior seduta in oltre un anno.

IL PESO DELLA GUERRA E DEL TURISMO IN CALO

A incidere in modo significativo è il conflitto in Medio Oriente, che ha ridotto la spesa dei consumatori locali e frenato i flussi turistici internazionali. Kering ha registrato un calo dell’11% delle vendite retail nella regione nel primo trimestre, con un impatto complessivo dell’1% sui ricavi trimestrali e del 3% nel solo mese di marzo.

Il rallentamento dei viaggi si riflette anche sul canale duty-free, tradizionalmente tra i più redditizi per il settore. Le chiusure temporanee degli aeroporti e il crollo del traffico aereo stanno penalizzando le vendite di prodotti di alta gamma, esponendo una vulnerabilità strutturale per i gruppi del lusso che fanno affidamento sugli hub del Golfo.

Anche il turismo europeo risente della situazione: meno visitatori a Parigi e Londra si traducono in minori acquisti di beni di lusso, con effetti diretti sui ricavi dei marchi.

LE SFIDE STRUTTURALI DEL MARCHIO

Oltre al contesto esterno, Gucci continua a fare i conti con criticità interne. Anni di aumenti di prezzo aggressivi, cambiamenti stilistici e frequenti riorganizzazioni manageriali hanno allontanato parte della clientela, portando a un dimezzamento delle vendite trimestrali rispetto ai livelli del 2023.

Il nuovo direttore creativo Demna Gvasalia e l’amministratrice delegata Francesca Bellettini sono chiamati a invertire la rotta, mentre i primi prodotti della nuova direzione artistica iniziano ad arrivare nei negozi e a suscitare un iniziale interesse. Tuttavia, persistono difficoltà in mercati chiave come la Cina, dove le vendite restano in calo nonostante alcuni segnali di miglioramento.

HERMÈS RESISTE, MA CEDE TERRENO

Anche Hermès, considerata finora la più resiliente del settore, mostra segni di rallentamento. Le vendite sono cresciute del 5,6% a cambi costanti nel trimestre, sotto le attese degli analisti, mentre il titolo ha perso il 14% in apertura, toccando i minimi da oltre tre anni.

In particolare, riferisce Reuters, il gruppo ha subito un calo del 6% in Medio Oriente e un brusco arresto delle vendite a marzo, dopo una crescita a doppia cifra nei primi due mesi dell’anno. Nei centri commerciali di lusso di Dubai e del Golfo, le vendite sono crollate fino al 40% nello stesso mese.

L’IMPATTO SUL TRAVEL RETAIL

I principali gruppi del lusso convergono nel segnalare un rallentamento legato al contesto geopolitico e alla contrazione dei flussi turistici, con effetti misurabili sulle vendite trimestrali. Il conglomerato Lvmh, scrive Reuters, ha indicato che la guerra in Medio Oriente ha ridotto la crescita del gruppo di 3 punti percentuali nel mese di marzo e di 1 punto percentuale sull’intero trimestre, con un impatto di circa 2 punti sulla divisione retail selettivo, che include DFS e Sephora.

Il travel retail emerge come uno dei canali più esposti: il comparto da 74 miliardi di dollari ha infatti risentito del crollo dei voli internazionali nella prima metà di marzo e delle chiusure temporanee di diversi aeroporti nella regione del Golfo. Le cancellazioni dei voli dal Medio Oriente, prosegue l’agenzia di stampa, hanno raggiunto il 65% all’inizio del mese, per poi ridursi progressivamente, mentre anche il numero complessivo di collegamenti programmati è diminuito. Le dinamiche del traffico aereo si riflettono direttamente sulla catena distributiva del lusso aeroportuale, dove operano gruppi come DFS e Avolta, costretti a riorganizzare scorte e punti vendita in risposta alla riduzione dell’afflusso di passeggeri e alle chiusure parziali degli hub del Golfo.

Torna su