Economia

Gualtieri pensa di far lievitare il Pil con pratiche esorcistiche? Il commento di Polillo

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Che cosa non convince nelle azioni e negli annunci del ministro dell’Economia, Gualtieri, e del segretario Pd, Zingaretti, sulla crescita. Il commento di Gianfranco Polillo

All’Italia non resta che l’esorcismo. Il credere, ma soprattutto far credere, che ad un evento negativo, che non si riesce a contrastare, si possa far fronte annunciando un domani migliore. “Fossi stato un po’ più giovane – canta Francesco De Gregori (Rimmel) – l’avrei distrutto con la fantasia”. L’Istat ci dice che l’ultimo trimestre dell’anno è andato male, con una caduta del Pil, rispetto al mese precedente, dello 0,3 per cento, ed ecco la serafica risposta del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri: “Andrà meglio nel primo trimestre di quest’anno: dove si verificherà un rimbalzo in grado di compensare la perdita appena certificata”. Ma da dove il ministro prenda questa certezza, non è dato sapere

Nei dati diffusi dall’Istituto di statistica, risulta evidente la caduta del comparto direttamente produttivo (agricoltura e industria), mentre risulta più o meno stazionario quello dei servizi. Il tutto a seguito di fenomeni divenuti ormai permanenti. “Dal lato della domanda – si legge nel testo integrale – vi è un contributo negativo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un apporto positivo della componente estera netta”. La dipendenza dall’estero, in altre parole, frutto di quel modello che si è andato consolidando dal 2012, continua ad essere preponderante, ma non in grado di compensare il continuo ristagno della domanda interna.

Semplici osservazioni, su cui a Via XX Settembre dovrebbero riflettere, invece di sperare in improbabili miracoli. Il clima internazionale si fa sempre più incerto. Ci voleva anche il corona virus a complicare una situazione già difficile per suo conto. Con un trend del commercio internazionale avvolto nelle nebbie. Le bizze di Donald Trump sono altalenanti ed è quindi difficile prevedere i possibili sbocchi. Al mattino sembra essere all’inizio di un possibile conflitto non solo commerciale, la sera scoppia, improvvisamente, la pace. Ma il giorno dopo si ricomincia. Indubbie bizzarrie del personaggio, che tuttavia, a quanto si dice negli States, vincerà le prossime elezioni presidenziali. C’è tuttavia un dato meno aleatorio, su cui è necessario riflettere.

Dalla nascita dell’euro, il tasso d’inflazione nell’Eurozona è stato sempre più basso di quello americano. Conseguenza del suo minor dinamismo produttivo. La differenza cumulata, secondo i dati del FMI, che tuttavia sottostimano il fenomeno, è di 12 punti percentuali, con una forte accelerazione (circa l’85 per cento) a partire dal 2008: all’indomani della crisi della Lehman Brothers. Differenze più che sensibili. Basta andare nelle grandi mall, che in passato erano meta preferita per frotte di turisti europei, per rendersi conto che quegli antichi prezzi, che allora rappresentavano una sorta di bengodi, non esistono più. Sono più o meno simili a quelli europei. Ne è quindi derivato un vero e proprio fenomeno di spiazzamento a favore dei prodotti importati dall’estero, che in qualche modo giustificano quelle politiche protezionistiche, sulle quali Trump ha costruito le sue fortune politiche.

Quindi, per tornare alla situazione italiana, il contributo netto dell’estero, quale unico volano per la crescita complessiva dell’economia rappresenta sempre più un fattore di rischio di cui bisogna essere consapevoli. Il suo peso eccessivo, che si riflette nei forti attivi delle partite correnti della bilancia dei pagamenti, andrebbe ridimensionato grazie ad una ripresa della domanda interna (consumi ed investimenti). Grazie cioè ad una linea di politica economica di cui non si vede traccia. Quello sgravio dello 0,2-0,3 per cento del cuneo fiscale, come sottolineato dalla delegazione del FMI, a conclusione della sua visita in Italia, è meno di uno sputo nell’oceano.

Naturalmente il governo promette una “fase due”. Ci sarà dopo il tracollo dei 5 stelle, cui imputare la responsabilità principale del gelo italiano? Staremo a vedere. Fa, tuttavia, sorridere l’enfasi riposta sulle cosiddette “misure green”, continuamente annunciate da Nicola Zingaretti. Per carità: contribuire alla difesa del Pianeta è misura doverosa ed indispensabile. Ma affidare la ripresa dell’economia italiana al varo di queste misure sembra francamente una variante di quelle pratiche esorcistiche di cui si diceva in precedenza. Meglio sarebbe il “primum vivere deinde philosophari”. Che si faccia il possibile per afferrare la ripresa per i capelli. Altrimenti non rimane altro che il triste e sconsolato messaggio dell’Istat: “La variazione acquisita per il 2020 è pari a -0,2%”. Più che un monito, un epitaffio.

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