Economia

Ecco come il governo coccolerà Mps

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Mps

Dopo l’operazione Hydra con Amco, la garanzia al pieno sostegno all’aumento di capitale di Mps e la possibilità di trasformare le Dta in crediti fiscali per le operazioni di aggregazione, il Mef sta cercando di risolvere la questione dei 10 miliardi di cause legali che pendono sul Monte

 

Il Mef, secondo Milano Finanza, starebbe studiando un meccanismo per trasferire i rischi legali in capo a Mps a un’altra società a controllo pubblico (Fintecna, Amco). L’Istituto senese ad oggi ha una mole di cause legali che portano a oltre 10 miliardi di euro il potenziale delle richieste danni a cui far fronte.

Uno dei contenziosi aperti è quello tra il Monte dei Paschi di Siena e la Fondazione Mps, che ha chiesto alla banca nel complesso 3,8 miliardi di euro. Secondo La Stampa il Ministero dell’Economia e delle Finanze starebbe dialogando con la Fondazione Mps per trovare un accordo in modo da chiudere il contenzioso.

Il secondo fronte su cui si sta muovendo il Tesoro riguarda un’ulteriore pulizia di bilancio. Milano Finanza scrive che il Mef starebbe valutando la possibilità di un’ulteriore vendita da 3-6 miliardi di euro di impieghi da parte di Mps. Questa operazione potrebbe avere un doppio effetto: da un lato, unita al progetto Hydra, andrebbe ad azzerare lo stock di Non performing exposure del Monte dei Paschi; dall’altro, potrebbe far emergere la necessità di un aumento di capitale maggiore rispetto a quanto stimato ad oggi dal management dell’Istituto senese.

Le mosse sul fronte delle cause legali e l’ulteriore pulizia di bilancio, se confermate, si andrebbero ad aggiungere ai passi fatti dal Mef (operazione Hydra, sostegno all’aumento di capitale) e dal Governo (trasformazione delle Dta in crediti fiscali in caso di aggregazioni) per preparare Mps all’M&A. Il Tesoro resta infatti intenzionato a dar seguito agli impegni assunti dalla Repubblica Italiana nei confronti dell’Unione Europea e realizzare un’operazione di mercato che identifichi un anchor investor e/o un partner bancario di adeguato standing, al fine di ripristinare e assicurare la competitività di Mps. Intermonte pensa che le azioni intraprese potrebbero soddisfare le condizioni imposte da Unicredit per qualsiasi potenziale operazione di M&A, ovvero la neutralità dal punto di vista del capitale. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nella conferenza stampa di fine anno, ha dichiarato che per Mps “ci sono allo studio delle operazioni, il Governo, il Mef in particolare le segue con discrezione ma con molta attenzione”.

Vediamo più nel dettaglio le ultime indiscrezioni sulle possibili mosse del Tesoro, tutto quello che hanno già fatto fino ad oggi il Mef e il Governo per Mps e i passi futuri dell’Istituto di credito che, tra le altre cose, ha ricevuto da poco anche i nuovi requisiti minimi di solidità patrimoniale dalla Bce.

I RUMORS SUI PROSSIMI PASSI DEL TESORO: LE GARANZIE LEGALI

In queste settimane, secondo Milano Finanza, il Ministero dell’Economia e delle Finanze starebbe definendo la garanzia sul contenzioso per il Monte dei Paschi di Siena. Mps ad oggi ha una mole di cause legali che portano a oltre 10 miliardi il potenziale delle richieste danni a cui far fronte e l’idea del Mef sarebbe quella di assicurarle facendo subentrare Fintecna, Amco o un’altra partecipata pubblica in qualità di risk taker. La questione è delicata, anche per i profili in materia di concorrenza e di aiuti di Stato, ma le interlocuzioni sono in corso ormai da diverse settimane e tra i consulenti coinvolti (Mediobanca e Oliver Wyman per Mps, Bofa e Orrick per il Tesoro) c’è un cauto ottimismo.

LE INDISCREZIONI SULL’ACCORDO TRA MEF E FONDAZIONE MPS PER CHIUDERE IL CONTENZIOSO

La Stampa scrive che il Ministero dell’Economia e delle Finanze avrebbe iniziato interlocuzioni con la Fondazione Mps per trovare un accordo per chiudere il contezioso tra la banca e la stessa Fondazione, la cui richiesta complessiva è ad oggi pari a 3,8 miliardi di euro (sul totale del petitum pari a circa 10 miliardi di euro). Nell’articolo si legge che la transazione su cui si starebbe ragionando avrebbe un ordine di grandezza di 500-700 milioni di euro, con il corrispettivo che potrebbe essere versato in azioni della banca. Equita Sim pensa che “una soluzione in questa direzione renderebbe più appetibile Mps in ottica M&A” ma ritiene improbabile “possa concretizzarsi prima della definizione del capital plan da inviare alla Bce entro il 31 gennaio che definirà le modalità del rafforzamento patrimoniale”.

I RUMORS SULL’ULTERIORE PULIZIA DI BILANCIO

Milano Finanza scrive inoltre che a Roma si starebbe studiando l’ipotesi di un’ulteriore pulizia dell’attivo della banca senese. Un numero preciso ancora non c’è ma la forchetta andrebbe dai tre ai sei miliardi di euro.

L’EFFETTO DELL’ULTERIORE PULIZIA DI BILANCIO

La possibile ulteriore vendita di crediti in sofferenza da parte della banca senese avrebbe un doppio effetto: da un lato, unita all’operazione Hydra (cessione di 7,5 miliardi di euro di Npe lordi ad Amco) andrebbe ad azzerare lo stock di Non performing exposure del Monte dei Paschi. Dall’altro, potrebbe far emergere la necessità di un aumento di capitale maggiore rispetto a quanto stimato dal management dell’Istituto senese per riportare i ratio di capitale a livelli adeguati. Ad oggi Mps ha indicato un fabbisogno di capitale tra i 2 e i 2,5 miliardi di euro.

L’OBIETTIVO DEL TESORO

Le possibili nuove mosse del Tesoro sono finalizzate a dar seguito agli impegni assunti dalla Repubblica Italiana nei confronti dell’Unione Europea e realizzare un’operazione di mercato che identifichi un anchor investor e/o un partner bancario di adeguato standing, al fine di ripristinare e assicurare la competitività di Mps. Il Tesoro secondo gli accordi presi con l’Europa, deve uscire entro la fine del 2021 dal capitale del Monte dei Paschi di Siena. Come riporta Radiocor, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nella conferenza stampa di fine anno ha infatti dichiarato che “ci si interroga sul futuro del Monte dei Paschi di Siena, perchè la partecipazione in capo al Mef deve essere dismessa entro il 2021, ce lo dice l’Europa. Ci sono allo studio delle operazioni, il Governo, il Mef in particolare le segue con discrezione ma con molta attenzione, e’ parte in gioco”. “Cercheremo sempre – ha aggiunto Conte – di conservare integri i nostri campioni nazionali”.

COSA HANNO FATTO MEF E GOVERNO FINO AD ORA PER FAVORIRE L’M&A

Per rendere Mps più appetibile nell’ambito dell’M&A, il Mef fino ad ora si è già mosso su diversi fronti. Primo, ha sostenuto l’operazione Hydra, ovvero la cessione di 7,5 miliardi di Npe dal Monte dei Paschi di Siena ad Amco, l’Asset Management Company specializzata nel settore della gestione dei crediti deteriorati controllata dal Ministero dell’Economia e Finanze. Secondo, il Tesoro ha garantito il pieno sostegno all’operazione di aumento di capitale che effettuerà Mps. Il Governo ha poi inserito nella Legge di Bilancio la possibilità di trasformare le Dta (Deferred Tax Assets) in crediti fiscali per le operazioni di M&A.

IL COMMENTO DI INTERMONTE SULLE POSSIBILI NUOVE MOSSE DEL TESORO

Intermonte pensa che le azioni intraprese (Dta, garanzia sui rischi legali, ulteriore derisking) potrebbero “soddisfare le condizioni imposte da Unicredit per qualsiasi potenziale operazione di M&A, ovvero che sia neutrale dal punto di vista del capitale”. Gli analisti scrivono che “al momento la stampa riporta Unicredit come il potenziale pretendente ad acquistare Mps” e ricordano che la banca senese dovrà presentare entro fine gennaio all’Autorità di vigilanza il nuovo capital plan che al momento prevede un rafforzamento patrimoniale di massimi 2,5 miliardi di euro.

BCE ABBASSA REQUISITI 2021

In attesa della presentazione del nuovo capital plan Mps ha ricevuto dalla Banca centrale europea la comunicazione relativa ai nuovi requisiti minimi di solidità patrimoniale che l’Istituto di credito dovrà rispettare a partire dal primo gennaio 2021. Mps dovrà mantenere, a livello consolidato, un requisito patrimoniale Srep complessivo del 10,75%, in calo dello 0,25% rispetto a quanto stabilito per il 2020, grazie anche all’operazione di riduzione del rischio Hydra. Il requisito Srep complessivo del 10,75% include: un requisito minimo di Pillar 1 dell’8% (di cui 4,5% in termini di Cet1) e un requisito aggiuntivo di Pillar 2 del 2,75% (rispetto al 3% della Srep Decision 2020), che dovrà essere rispettato almeno per il 56,25% con Cet1 e per almeno il 75% con Tier 1. Il requisito minimo complessivo in termini di Total Capital ratio, ottenuto aggiungendo al requisito patrimoniale Srep complessivo un Combined Buffer Requirement del 2,69%, è del 13,44%. Il requisito minimo complessivo in termini di Cet1 ratio è pari all’8,74%, somma tra Pillar 1  (4,5%), Pillar 2  (1,55%) e Combined Buffer Requirement (2,69%). Il requisito minimo complessivo in termini di Tier 1 è pari al 10,75%, inclusivo di Pillar 1 del 6%, Pillar 2 del 2,06% e Combined Buffer Requirement del 2,69%.

IL COMMENTO DI EQUITA SIM

Equita Sim (hold, prezzo obiettivo a 1,6 euro su Mps) evidenzia che la principale novità è la riduzione del requisito di secondo pilastro “che vede un calo di 25 punti base rispetto al requisito 2020 grazie all’importante attività di derisking effettuata dalla banca (Npe ratio al 4,1% al terzo trimestre del 2020 dopo il deal con Amco). In termini di Cet1, il requisito è pari all’8,74% nel 2021, in virtù della decisione della Bce dello scorso 12 marzo che permette la copertura del requisito di secondo pilastro per il 56,25% con Cet1”. Gli analisti sottolineano che Banca Monte dei Paschi di Siena “ha chiuso il terzo trimestre con coefficienti di capitale sopra ai requisiti minimi, con un Cet1 fully loaed pari al 10,9% e con un buffer rispetto allo Srep di 213 punti base, ma che si riduce ad appena 15 punti base rispetto al requisito minimo complessivo in termini di Tier 1 (pari al 10,75%)”. Gli esperti ricordano poi che il piano strategico 2021-2025, approvato lo scorso 17 dicembre “ha previsto per la banca un fabbisogno patrimoniale tra i 2/2,5 miliardi di euro di capitale, in modo da riportare il Cet1 ratio phased in sopra il 12%”.

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