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Ecco perché Bluebell di Bivona aggredisce Mps

Fondazione Mps

Giuseppe Bivona, fondatore di Bluebell Partners, attacca Mps e presenta due atti di denuncia. Tutti i dettagli

 

Bluebell Partners, socio di Banca Mps con una partecipazione inferiore al 2%, ha presentato due atti di denuncia indirizzati al procuratore generale presso il Tribunale di Milano, al procuratore generale presso il Tribunale di Roma e al procuratore della Repubblica presso la procura della Repubblica di Siena. L’azionista nel primo atto di denuncia contesta a Banca Monte dei Paschi il fatto di non aver comunicato i target finanziari, patrimoniali e reddituali del Piano strategico 2021-2025. A questo si aggiunge il fatto che l’Istituto di credito senese ha trasmesso i dettagli del piano solo all’azionista di maggioranza, il Mef, che non esercita funzione di direzione e coordinamento e non svolge funzione di holding. Bluebell contesta inoltre la mancanza delle cause dello shortfall patrimoniale che l’Istituto senese quantifica in oltre 0,3 miliardi di euro al 31 marzo 2021 e in 1,5 miliardi di euro circa al primo gennaio 2022. Nel secondo atto di denuncia di Bluebell si legge che Mps avrebbe dato accesso al socio Mef – e ai suoi consulenti legali (Orrick) e finanziari (Bank of America Merrill Lynch) – ad informazioni privilegiate predisposte in apposita data room.

Ecco nel dettaglio le osservazioni di Bluebell Partners.

MPS APPROVA MA NON TRASMETTE I TARGET DEL PIANO

Nel primo atto di denuncia, Giuseppe Bivona, fondatore di Bluebell Partners, contesta a Banca Monte dei Paschi di Siena il fatto di aver approvato ma non trasmesso i target finanziari, patrimoniali e reddituali del Piano strategico 2021-2025. Nell’esposto si legge che il piano approvato dalla banca il 17 dicembre 2020 “veniva taciuto e omesso ai soci e al mercato a meno di sommarie informazioni quali l’indicazione dei fabbisogni di capitale (di medio termine e non limitati al Cet1), quantificati in una misura tra 2 miliardi e 2,5 miliardi ed una riduzione stimata – che tiene conto delle uscite, tramite il ricorso al fondo di solidarietà e turnover naturale, e dei nuovi ingressi – nell’arco di piano 2021-2025” di “circa 2670 persone”.

MANCANO LE CAUSE DELLO SHORTFALL

Riferendosi poi alla parte del comunicato stampa del 17 dicembre in cui Mps spiega che il rafforzamento patrimoniale ipotizzato di 2-2,5 miliardi di euro è idoneo a risolvere lo scenario di shortfall di patrimonio regolamentare che al 31 marzo 2021 è quantificato in oltre 0,3 miliardi di euro e, al primo gennaio 2022, in circa 1,5 miliardi di euro,  Bluebell afferma che non c’è “alcuna attribuzione del disavanzo alle quattro cause evocate nel rendiconto finanziario al 30 settembre 2020”.

LE CAUSE CITATE NEL RENDICONTO FINANZIARIO AL 30 SETTEMBRE

Nel rendiconto al 30 settembre 2020 Mps riferiva che era emerso uno scenario di shortfall di capitale rispetto ai requisiti patrimoniali Srep a seguito: primo, dei rilevanti accantonamenti sui rischi legali operati nel terzo trimestre 2020; secondo, degli effetti prospettici dell’operazione Hydra; terzo, dello scenario macroeconomico penalizzato dalla pandemia da Covid e quarto, delle evoluzioni regolamentari.

MPS TRASMETTE PIANO SOLO AL MEF

Nel comunicato del 17 dicembre Mps annunciava inoltre che il Piano sarebbe stato trasmesso al socio di controllo, ovvero il Ministero dell’Economia e delle Finanze che avrebbe poi avviato – in ottemperanza agli impegni assunti – un confronto con DG Comp, ai sensi della normativa vigente. In merito a questo punto nell’esposto si legge che secondo Bluebell “non solo la banca ometteva di comunicare il Piano strategico 2021-2025 ai soci ed al mercato, ma addirittura si predisponeva a trasmetterlo unicamente (ed in via preferenziale) al solo socio di controllo in quella che appare una pacifica violazione del trattamento di parità informativa (articolo 92 del Tuf) nei confronti dei soci. Si ricorda che il Mef non esercita funzione di direzione e coordinamento e non svolge funzione di holding”.

MPS IN PASSATO NON SI È SOTTRATTA ALLA COMUNICAZIONE DEI TARGET

Stando a quanto si legge nell’esposto, Mps “sembrerebbe non aver comunicato il piano al mercato in quanto il piano sarà trasmesso al Ministero dell’Economia e delle Finanze che dovrà avviare – in ottemperanza agli impegni assunti – un confronto con DG Comp, ai sensi della normativa vigente”. Per Bluebell questa non rappresenta una giustificazione e a tal proposito ricorda che Mps il 25 giugno 2012 avviò per il tramite della Banca d’Italia la richiesta di Aiuti di Stato e il successivo 27 giugno 2012 comunicò il Piano industriale 2012-2015 accompagnato dalla presentazione al mercato. A seguito di un lungo iter autorizzativo con la Commissione Europea, la Banca modificò (aggiornandolo) il piano per tener conto delle indicazioni della Commissione Europea e lo comunicò al mercato il 7 ottobre 2013 e lo trasmise nello stesso giorno ai soci ed al mercato. Una volta ottenuta l’autorizzazione finale da parte della DG Comp, il 28 novembre 2013, una successiva revisione fu prontamente trasmessa ai soci e al mercato accompagnata da relativo comunicato stampa. Anche nel corso del 2017 in concomitanza con il terzo salvataggio di Stato oggetto di approvazione della DG Comp, la Banca il 5 luglio 2017 comunicò l’approvazione da parte del Consiglio d’Amministrazione del Piano 2017-2021 trasmettendolo lo stesso giorno ai soci ed al mercato. Bluebell, che nella sua trentennale esperienza non rammenta una società il cui Cda abbia dichiarato di aver approvato il piano industriale senza comunicarlo ai soci e al mercato ha provveduto il 18 dicembre 2020 a presentare esposto alla Consob, a cui per altro si era ripetutamente rivolta “evidenziando le gravi carenze informative senza che l’Autorità di controllo, per quanto noto, si sia a tutt’oggi attivata”.

IL SECONDO ATTO DI DENUNCIA: LA DATA ROOM

Nel secondo atto di denuncia all’Autorità giudiziaria, Bluebell riferisce che “come ripreso anche da alcuni organi di informazione, risulterebbe che Mps avrebbe dato accesso al socio Mef – e ai suoi consulenti legali (Orrick) e finanziari (Bank of America Merrill Lynch) – ad informazioni privilegiate predisposte in apposita data room.

BLUEBELL CHIEDE INDAGINI SU DATA ROOM

Il socio ha quindi chiesto all’Autorità giudiziaria di “svolgere atti di indagine al fine di accertare: 1) se Mps abbia effettivamente messo a disposizione del socio di controllo (Mef) e dei suoi consulenti legali e finanziari informazioni riservate predisposte all’interno di una data room; 2) se il Consiglio d’Amministrazione ( o altro organo esecutivo) della Banca sia stato messo al corrente ed abbia autorizzato l’accesso del Mef alla data room; 3) quali informazioni siano state messe a disposizione del Mef (anche per il tramite di consulenti legali e finanziari) e quale uso ne sia stato fatto dal Mef e dai suoi consulenti; 4) se la Banca sia a tutti gli effetti eterodiretta dal socio di controllo Mef ed il Consiglio d’Amministrazione sia stato de facto esautorato del potere gestorio; 5) se la Banca sia fatta oggetto di un esercizio abusivo della funzione di direzione e coordinamento da parte del socio di controllo Mef; 6) se l’autorità di controllo (Consob, Banca d’Italia, Bce) sia stata preventivamente informata o abbia autorizzato il rilascio di informazioni riservate in via preferenziale al solo socio di controllo; 7) se il socio Mef (ed i relativi consulenti legali e finanziari) siano stati iscritti nel registro delle persone che hanno accesso alle informazioni privilegiate; 8) se la Banca si sia avvalsa di pareri legali esterni onde accertare la legittimità di predisporre una data room a beneficio del solo socio di controllo; 9) se siano stati sottoscritti accordi di confidenzialità da parte di Mps con il socio Mef (anche per il tramite di consulenti legali e finanziari) e chi abbia sottoscritto i suddetti accordi per conto della Banca e delle parti interessate; 10) se siano stati predisposti presidi volti ad assicurare che le parti che hanno avuto accesso alla data room non siano state messe in condizione di poter stampare o scaricare la documentazione a cui avrebbero avuto accesso.

L’ARTICOLO 92 DEL TUF

Nell’esposto Bluebell evidenzia l’art 92 (Parità di trattamento) del Testo Unico della Finanza, secondo il quale “gli emittenti quotati e gli emittenti quotati aventi l’Italia come Stato membro d’origine assicurano il medesimo trattamento a tutti i portatori degli strumenti finanziari quotati che si trovino in identiche condizioni”. La norma, prosegue, con il comma 2, dedicando specifica attenzione alla materia dell’informazione, in quanto gli emittenti devono garantire “a tutti i portatori di strumenti finanziari quotati gli strumenti e le informazioni necessarie per l’esercizio dei loro diritti”. Solo in particolari situazioni l’emittente può applicare una disparità di trattamento informativo nei riguardi dei soci: si tratta di casi limitatissimi codicistamente disciplinati e per giunta questa disparità non può mai essere applicata in danno alla società.

LA DENUNCIA FORMALE

Bluebell ha quindi sporto formale denuncia “contro chiunque dovesse risultare aver commesso quei reati che dovessero essere ravvisati nel corso delle indagini, anche in virtù di condotte omissive, chiedendone espressamente la punizione e riservandomi il diritto di costituzione di parte civile per il risarcimento di tutti i danni morali e materiali subiti e subendi e con richiesta di punizione del responsabile dei fatti denunciati”. Oltre a questi due atti di denuncia datati 21 dicembre 2020, Bluebell il 18 dicembre 2020 ha presentato un esposto alla Consob. Dopo gli esposti alla Consob e alla Procura, il fondo ha inviato una denuncia al collegio sindacale di Mps e per conoscenza al Cda del Monte dei Paschi di Siena.

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