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Global Gateway Draghi

Global Gateway, a capo della risposta Ue alla Via della Seta ci sarà Draghi?

Il progetto Global Gateway da 300 miliardi di euro (che devono ancora materializzarsi), con cui l’Ue vuole far sentire la sua presenza in Africa, America Latina e Sud-Est asiatico, contrapponendosi alla Cina (che per la sua Belt and Road Initiative ha previsto 370 miliardi), ha bisogno di qualcuno con una forte credibilità agli occhi degli investitori. Potrebbe essere l’ex premier Mario Draghi? Fatti, numeri e rumors

 

C’è chi lo ha immaginato professore all’università, segretario generale della Nato, presidente della Commissione Ue o sul colle più alto di Roma. L’ipotesi nonno dei nipotini – e non delle istituzioni – non è mai stata la più accreditata per l’ex presidente del Consiglio Mario Draghi, che dal 23 ottobre, data in cui si è insediato il governo Meloni, a parte per la sua discreta partecipazione al recente World economic forum di Davos non è più stato avvistato.

Ora, però, il quotidiano tedesco Handelsblatt afferma che la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, guarderebbe “con simpatia” alla nomina di Super Mario a inviato speciale dell’Ue per il Global Gateway, il progetto da 300 miliardi di euro con cui l’Ue ha lanciato la sfida alla Belt and Road Initiative (Bri) della Cina, nota come Nuova Via della Seta.

Sempre secondo Handelsblatt, von der Leyen vorrebbe Draghi anche come coordinatore delle iniziative di Stati Uniti e Ue per le infrastrutture.

COS’È IL GLOBAL GATEWAY

Il Global Gateway, per usare le parole della Commissione Ue e dell’alto rappresentante dell’Unione, Josep Borrell, è “una nuova strategia europea per promuovere connessioni intelligenti, pulite e sicure nei settori digitale, energetico e dei trasporti e per rafforzare i sistemi sanitari, di istruzione e di ricerca in tutto il mondo”.

È inoltre il progetto Ue per infrastrutture e investimenti su scala globale per cui tra il 2021 e il 2027 verranno mobilitati fino a 300 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati che, tuttavia, stando a Foreign Policy per ora sono solo parole: “non è chiaro quanto del denaro promesso si materializzerà effettivamente – si legge -. Quasi la metà dei 300 miliardi di euro che fanno notizia sono, infatti, investimenti privati che l’Ue spera di generare con un sistema di garanzie finanziarie”.

LA SFIDA ALLA NUOVA VIA DELLA SETA

In altre parole, è la risposta alla Nuova Via della Seta di Pechino, infatti, i progetti infrastrutturali di punta del Global Gateway vogliono proporsi ai Paesi in via di sviluppo come una valida alternativa, dato che finora a farla da padrone è sempre stata la Cina.

Come ricorda Politico citando le parole di von der Leyen in merito a un sondaggio: “Quando nel 2020 è stato chiesto quale partner avesse l’influenza più positiva sui loro Paesi, solo il 10% degli africani ha citato l’Ue. Il 47% ha risposto la Cina”.

Negli ultimi dieci anni, ricorda il quotidiano statunitense, “Pechino ha sviluppato in modo massiccio le reti di commercio, gli hub di trasporto e le rotte energetiche nell’ambito della Belt and Road Initiative, mentre Huawei Technologies e altre aziende tecnologiche cinesi hanno investito pesantemente nelle infrastrutture digitali di Paesi dell’Africa, dell’America Latina e del Sud-Est asiatico”.

Dal 2005, secondo un altro articolo di Politico, la Cina ha investito circa 2,3 trilioni di dollari in quasi 4.000 progetti di investimento e costruzione all’estero, di cui 370 miliardi per la Bri.

GLI INTERESSI EUROPEI

Tradizionalmente, osserva l’articolo, l’Ue si è concentrata sugli aiuti nei suoi partenariati con i Paesi in via di sviluppo, ma il Global Gateway segna un cambio di rotta in quanto la “realizzazione di investimenti strategici implica l’identificazione dei bisogni dell’Europa, il coinvolgimento del settore privato e una mentalità volta a competere attivamente con altre potenze come la Cina”.

Ne è un esempio la partnership tra Ue e Namibia, dove Bruxelles svilupperà infrastrutture per la produzione di idrogeno verde da esportare, oltre a fornire formazione locale e cooperazione in materia di ricerca e innovazione.

COME (NON) PROCEDONO I PROGETTI

Tuttavia, sebbene a dicembre l’Ue abbia dato il via libera a 40 programmi di investimento nell’Africa subsahariana, in America Latina e nell’Asia-Pacifico, a più di un anno dal lancio del Global Gateway, i risultati non sono particolarmente visibili.

Esattamente un mese fa, il South China Morning Post scriveva che il progetto aveva prodotto “ben poco in termini di progetti concreti, mentre a Bruxelles e altrove regna la confusione sull’iniziativa” e anche dalle nostre parti, ItaliaOggi l’11 gennaio affermava che Global Gateway è “fermo al palo” mentre migliaia di neolaureati cinesi stanno emigrando nei Paesi africani.

Per Foreign Policy, “Bruxelles sta lottando per convincere gli scettici all’interno e all’esterno del blocco che fa davvero sul serio e che l’Ue può essere un giocatore credibile in un gioco che la Cina ha dominato per un decennio”.

DRAGHI CHIAMATO A SALVARE LA NAVE?

Ecco allora che Noah Barkin del Rhodium Group, un centro di consulenza geostrategica con sede a New York, il 4 gennaio scorso ha paventato per primo l’ipotesi Draghi.

Barkin – che tra i problemi del progetto Ue ha citato la mancanza di nuovi fondi, le lotte burocratiche sulla strategia e la mancanza di titolarità a Bruxelles – ha riferito di aver saputo che “è in atto un piano per affrontare il problema della proprietà, attraverso la nomina di uno zar del Global Gateway, che avrebbe l’autorità e l’autonomia per riportare il progetto in carreggiata”. “L’idea è di avere un ex capo di Stato, qualcuno molto visibile”, gli ha detto un alto diplomatico europeo.

E chi meglio dell’ex presidente della Banca centrale europea – di cui Handelsblatt scrive “con la sua esperienza e i suoi contatti nel mondo finanziario, sarebbe l’ideale per convincere gli investitori” – potrebbe ricoprire tale incarico?

Anche per Barkin finora “il candidato preferito” è Draghi perché, immaginano a Bruxelles, “se è riuscito a salvare l’Europa, forse può salvare anche questa iniziativa”.

Sarà l’ennesima fantasia sul futuro di Super Mario? Non resta che attendere una proposta ufficiale.

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