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Energia e Russia, ecco come la Germania aiuterà le imprese anche con la Cdp tedesca

Emergenza Gas

Il governo Scholz ha stanziato 100 miliardi di euro in un pacchetto di aiuti alle imprese colpite dalle sanzioni alla Russia e dal rincaro dell’energia. Che cosa farà la Kfw, la Cdp tedesca. L’articolo di Pierluigi Mennitti da Berlino

 

Dopo gli aiuti per le perdite durante la pandemia, sulle aziende tedesche piovono gli aiuti per la crisi della guerra in Ucraina. Il governo di Olaf Scholz ha stanziato 100 miliardi di euro, in un pacchetto che intende coprire le imprese colpite dalle conseguenze delle sanzioni, dei colli di bottiglia nelle catene di approvvigionamento e del rincaro dei prezzi energetici.

Aiuti finanziari che arriveranno a tutte le aziende interessate, dalle grandi alle piccole, passando per la spina dorsale dell’economia tedesca rappresentata dalle medie imprese. Come nel caso del Covid, anche qui l’obiettivo è di assicurare la liquidità, evitare le insolvenze, mantenere i posti di lavoro di un mercato che ancora regge, ma che è sempre più stressato dalle crisi a ripetizione.

In attesa che i ministri competenti mettano a punto i dettagli delle misure, si sa già che un ruolo centrale verrà giocato dalla Kreditanstalt für Wiederaufbau (KfW), la banca pubblica tedesca equivalente dell’italiana Cassa depositi e prestiti. Attraverso le sue casse verranno erogati i 7 miliardi di euro di prestiti a tassi agevolati concessi alle imprese medie e piccole maggiormente colpite dalle sanzioni alla Russia, nonché le altre linee di credito assicurate dalla garanzia dello Stato tedesco.

Il governo intende intervenire con un programma temporaneo per contenere l’aumento dei prezzi del gas naturale e dell’elettricità, con attenzione mirata a quelle imprese i cui bilanci rischiano di andare in rosso: sovvenzioni e sussidi, calcolati sulle misure dei rincari, verranno erogati su questo fronte.

Il pacchetto tedesco si inserisce nel quadro del Temporary Crisis Framework creato dalla Commissione europea a fine marzo per aprire uno spiraglio appunto temporaneo agli aiuti di Stato.

I ministri delle Finanze e dell’Economia, Christian Lindner (Fdp) e Robert Habeck (Verdi) che lo hanno illustrato hanno fatto riferimento alle difficoltà aggiuntive cui stanno andando incontro le imprese per la guerra scatenata dalla Russia. E se il discorso è valido in generale per quel che riguarda prezzi energetici e rallentamenti e interruzioni delle catene di approvvigionamento, esso assume una gravità maggiore per quelle aziende esposte sul fronte del mercato russo.

Già in seguito alla guerra in Donbass e all’annessione della Crimea del 2014, il commercio russo-tedesco aveva subito una flessione e molte aziende avevano ridotto il loro impegno o si erano addirittura ritirate da quel mercato. Molte però sono rimaste, confidando in un rasserenamento del clima e in una ripresa dei rapporti che non c’è stata.

Ora anche in loro soccorso arriva di nuovo lo Stato, che replica in molti aspetti il modello degli aiuti sperimentato durante la pandemia, quando non a caso ministro delle Finanze era Scholz. Il nuovo pacchetto verrà finanziato con il budget supplementare del 2022, possibile anche perché è sospeso il freno costituzionale sul debito. Il ministro Lindner, che da quando è entrato in carica si è visto obbligato a varare politiche non proprio in linea con la tradizione liberale del suo partito, ha assicurato che lo Schuldenbremse tornerà nel 2023. Emergenze permettendo.

Ma il pacchetto non piace agli economisti. Critiche con particolare riferimento agli aspetti che riguardano l’energia sono arrivate da Veronika Grimm, economista, membro del Consiglio dei saggi, organismo indipendente consulente di governo e parlamento i cui rapporti con il mondo politico non sembrerebbero in questa fase un po’ turbolenti.

In un’intervista al quotidiano Die Welt, Grimm ha giudicato “sconveniente sostenere l’uso di energia fossile sovvenzionando direttamente il suo consumo in una fase segnata da grandi aumenti dei prezzi”. In questo modo “si riducono gli incentivi a risparmiare energia, si mantiene alto il prezzo del gas in borsa e si foraggia la cassa di guerra di Putin”.

Per l’economista le misure previste nel pacchetto sono anche in contraddizione con precedenti avvisi del governo: “Da un lato si dipingono scenari catastrofici di ampi razionamenti in caso di interruzione dell’approvvigionamento di energia russa, dall’altro viene stimolato il consumo di energia. Queste cose non vanno d’accordo”. Secondo Grimm il governo dovrebbe piuttosto “fare tutto il possibile per ridurre il consumo di gas”. I segnali di prezzo sono importanti per questo, ha aggiunto, bisogna sostenere le aziende, ma non abbassando i prezzi dei combustibili fossili.

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