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Generali, ecco smanie, amnesie e fini di Caltagirone

Che cosa celano le ultime indiscrezioni sugli obiettivi di Francesco Gaetano Caltagirone per Assicurazioni Generali. Il dossier asset management e non solo.

 

Il rilancio di Generali Assicurazioni secondo Francesco Gaetano Caltagirone? Passerà da Banca Generali e dal rilancio dell’asset management, secondo le ultime indiscrezioni giornalistiche.

L’idea ha fatto inarcare più di un sopracciglio, anche a Torino, sede della Fondazione Crt, al fianco di Caltagirone e Leonardo Del Vecchio che animano le proteste contro Mediobanca, primo azionista di Assicurazioni Generali.

Ambienti della Fondazione torinese si stupiscono che sia proprio Caltagirone a sollevare il dossier asset management, con critiche sussurrate ai giornali sulla conduzione in questo settore da parte del vertice di Generali, e in particolare del numero uno del gruppo assicurativo, Philippe Donnet.

Tra l’altro, si bisbiglia a Trieste, dai maggiori azionisti (compreso il borbottante costruttore ed editore romano) non è mai giunta nei consigli di amministrazione alcuna critica ai piani di Generali, anche sul versante dell’attività sul risparmio gestito.

Eppure i pattisti anti Donnet – che sono soprattutto anti Nagel, a dir la verità – ritengono fra l’altro che in questi anni il ceo group non abbia spinto sull’asset management, e abbia condotto una strategia di m&a poco aggressiva.

“Considerazioni rispetto alle quali Generali oppone i risultati – ha scritto ieri il Corriere della Sera – In relazione all’asset management, il contributo all’utile operativo di gruppo è passato dal 3% del 2016 al 10% del 2021. Nell’m&a, dal 2018 il Leone ha realizzato 12 operazioni e nel 2019-2021 ha finora investito 3,5 miliardi: al target dei 4 mancano la finalizzazione in Francia di La Médicale e un’iniziativa di crescita in India. Guardando ai piani precedenti, approvati da tutti gli azionisti, quello al 2018 si è chiuso con il raggiungimento dei target, con oltre 5 miliardi di dividendi cumulati. E per quanto riguarda quello che si conclude fra poche settimane il Leone ha centrato in anticipo obiettivi come la crescita delle cedole, con 4,5 miliardi pagati finora sui 4,5-5 previste nell’arco di piano, e la riduzione dell’indebitamento finanziario pari a 1,9 miliardi. Il solvency ratio è al 224%e il total shareholder return, con la capitalizzazione passata fra novembre 2016 e oggi da 18 a 30 miliardi: per gli azionisti Generali è pari al 113%, in Allianz è il 66% e in Axa al 47%”.

Non solo: chi segue Generali, infatti, ricorda bene che la freddezza di Caltagirone fu tra i principali fattori che indussero Tim Ryan, l’orgoglioso capo dell’asset management di Generali, a lasciare il colosso assicurativo alla volta di Natixis.

Delle due l’una: o Caltagirone si è convinto della centralità dell’asset management, oppure il suo rilancio (con qualche stranezza sui derivati, segnala La Stampa) è prospettato per allettare gli investitori. Che nell’assemblea del Leone peseranno molto. E per certi versi, come sottolineato da Carlotta Scozzari su “Affari & Finanza” del quotidiano Repubblica lunedì scorso, sono decisivi.

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