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Perché giustamente il G7 ha bocciato la moneta Libra di Facebook. L’analisi di Polillo

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Sarà sufficiente o inizierà un vero e proprio braccio di ferro, nella presunzione da parte della creatura di Zuckerberg che, alla fine, la forza del mercato mondiale spazzerà ogni vincolo di carattere amministrativo? Ai posteri l’ardua sentenza. L’analisi di Gianfranco Polillo

Si può essere in disaccordo su molte cose. Sulla politica commerciale, sul finanziamento delle spese per la sicurezza militare, sulla gestione dei flussi migratori. Ma se si tocca la moneta, le antenne si drizzano. I ponti levatoi si alzano. E l’unità d’intenti torna a far sorridere, dopo un liberatorio sospiro di sollievo. Questo, in estrema sintesi, il risultato dell’ultimo G7, dove i responsabili finanziari dei principali Paesi hanno convenuto che Libra “non s’ha da fare”. Facebook riponga quindi in un cassetto i suoi propositi di lanciare una nuova cripto valuta, seguendo le orme dei bitcoin. Il potere di battere moneta non le sarà concesso. Sarà sufficiente o inizierà un vero e proprio braccio di ferro, nella presunzione da parte della creatura di Zuckerberg, che, alla fine, la forza del mercato mondiale spazzerà ogni vincolo di carattere amministrativo? Ai posteri l’ardua sentenza.

Agli inizi degli anni ‘70 del secolo scorso, uno dei temi caldi era il potere delle multinazionali. Nella fauna di un mondo ancora non globalizzato i dinosauri di allora erano soprattutto a stelle e strisce. Colossi americani, con un fatturato pari al Pil di un Paese di media grandezza. Stati nello Stato. Un potere economico straboccante che, troppo spesso, si trasformava in potere politico. Capace di determinare il destino dei Paesi più piccoli. Specie se depositari di importanti riserve strategiche. Ed ecco allora nomi tristemente famosi, come l’United Fruit o l’AT&T, capaci di imporre e rovesciare Governi in molti Paesi dell’America Latina. Nella stessa Europa, quella presenza era meno devastante, ma ugualmente inquietante. Mostrava fin da allora l’incapacità del Vecchio Continente di rispondere alla “sfida americana”. Il libro del francese Jean-Jacques Servan-Schreiber, che allora fece epoca. Dalla massa dei dati raccolti risultava evidente che quel complesso avrebbe rappresentato, in prospettiva, la terza potenza industriale del mondo, dopo Stati Uniti ed Unione sovietica.

Oggi il fenomeno ha avuto uno sviluppo esponenziale. Quell’impero è cresciuto a dismisura, grazie all’uso delle nuove tecnologie ed al driver di un sistema finanziario, le cui risorse ammontano a più dieci volte il Pil mondiale. È la globalizzazione, bellezza! La novità è rappresentata dal tentativo di mutamento genetico, da parte di alcuni protagonisti. Che non si accontentano più di gestire i mega dati, di controllare gran parte del sistema informativo mondiale, di gestire una catena commerciale tentacolare che avvolge l’intero Pianeta. Vorrebbero battere moneta. Entrare a gamba tesa in una delle prerogative storiche dello Stato nazionale. Rompere quel legame – spada, feluca e moneta appunto – che ne ha connotato la relativa configurazione.

Si spiega allora il grande allarme e la risposta data a brutto muso. Una moneta privata non può garantire. Il suo valore è intrinsecamente volatile, come mostrano gli andamenti altalenanti dei bit-com. Rischia, pertanto, di occludere quei vasi comunicanti che regolano le giunture essenziali dell’intera economia mondiale. Finché si resta nel campo di pochi iniziati, come nel caso della cripto valuta in circolazione, ci può anche stare. Si tratta di una piccola comunità di smanettoni, il cui universo, troppo spesso, non va altro il computer che hanno sulla loro postazione di lavoro. Ma se scende in campo un colosso che ha un fatturato superiore ai 40 miliardi di dollari, seguito da oltre 2,3 miliardi di utenti, la cosa assume un rilievo ben diverso. È lo Stato nello Stato che ne cattura una funzione essenziale.

Discorsi apparentemente troppo complicati. La scelta del G7 è stata quella di semplificare. Un occhio rivolto a quel mercato che Facebook potrebbe conquistare, memori della battaglia persa contro le televisioni commerciali. Una moneta, che non abbia le caratteristiche della gestione statuale, potrebbe favorire il terrorismo e la criminalità: questa la risposta di riserva. Giusto. Già si verifica a livello europeo. Sono molte le donne ad essere ricattate. Un meccanismo semplice. Una mail le avverte che se non pagheranno una certa cifra in bit-com, le loro foto intime saranno pubblicate sui social, nella loro dimensione più hard. Che poi possa essere un semplice fotomontaggio, conta poco. Chi teme per la propria privacy è disposto a pagare le cifre, in genere modeste, (3/400 euro) che sono richieste. Argent de poche: si potrebbe pensare. Se questo non fosse il dato più inquietante. Riflesso di una catena tanto lunga, quanto sottile, che l’uso improprio dei blockchain – la tecnologia di base dei bitcoin e mito di ogni ipotesi di democrazia diretta – potrebbe rendere ancora più soffocante.

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