Economia

G2G, come lo Stato aiuterà Leonardo-Finmeccanica, Fincantieri e non solo

di

ALESSANDRO PROFUMO AD LEONARDO

Il governo nella bozza di decreto fiscale ha previsto una norma per il G2G da tempo in cantiere che era stata invocata dalle aziende del comparto come in particolare da Leonardo (ex Finmeccanica) e da Fincantieri per allineare l’Italia al resto degli altri Paesi. Ecco tutti i dettagli.

Novità positive per l’industria della Difesa. Il governo nella bozza di decreto fiscale ha previsto una norma da tempo in gestazione – che era stata invocata dalle aziende del comparto come in particolare da Leonardo (ex Finmeccanica) – per allineare l’Italia al resto degli altri Paesi in cui governi e ministeri della Difesa hanno un ruolo anche di garanzia contrattuale nei rapporti commerciali con gli altri Stati. Ecco tutti i dettagli.

Arriva anche in Italia, dunque, il G2G (Government to government). Ossia la firma del governo sul contratto di un’azienda nazionale di sicurezza e difesa con una nazione estera. La novità è introdotta con l’articolo 52 del Dl fiscale.

La Difesa, d’intesa con Esteri e Mef, può svolgere «attività contrattuale» – dice la norma – a sostegno di un’intesa commerciale tra un’azienda italiana del settore e una all’estero. Il tavolo tecnico a Palazzo Chigi – partito già durante il governo M5s-Lega – ha coinvolto oltre la Difesa i ministeri degli Esteri, Sviluppo Economico, Interno, Economia e Dis. Il testo è stato condiviso con le imprese, da Leonardo a Fincantieri passando per Mbda Italia.

Ha sintetizzato il Sole 24 Ore: “Per trattative dove sono in ballo contratti pluriennali spesso miliardari la garanzia della firma governativa e il supporto di strutture come il Segretariato generale della Difesa cambiano lo scenario. Il nostro export di sistemi militari e di sicurezza può crescere: eravamo rimasti gli ultimi, tra i principali Paesi d’Europa, a non avere il G2G. E la sua assenza non è stata affatto irrilevante. All’Italia in questi anni sono arrivate proposte di contratti con la nostra industria da Austria, Slovacchia, Svezia, Olanda, Norvegia, Uk, Repubblica Ceca. Forniture potenziali da circa un miliardo e mezzo in media ciascuna. Chiedevano il G2G, non c’era e si sono rivolti a Germania e Usa. Ma c’è di peggio. Con un’analisi interna la Difesa ha scoperto «un effetto paradossale e non voluto di inerzia amministrativa dovuta a dubbi interpretativi» sulla normativa”.

In sostanza il decreto fiscale punta a modificare con il G2G l’articolo 537 ter del Codice dell’ordinamento militare, aggiungendo al “supporto tecnico-amministrativo” anche “attività precontrattuale e contrattuale”. “Per ora non possiamo che essere favorevoli, visto che si tratta di un testo concordato tra tutti gli attori in campo, pubblici e privati”, ha commentato a caldo Guido Crosetto, presidente di Aiad, l’associazione che riunisce e rappresenta le aziende (non solo Leonardo) attive nel campo della difesa e della sicurezza.

La relazione illustrativa dell’art. 52 – che prevede il G2G – sottolinea la terzietà della Difesa «rispetto alle trattative commerciali». La partecipazione governativa può avvenire solo «senza assunzione di garanzie di natura finanziaria» da parte dello Stato. Anche per non sovrapporsi «con eventuali operazioni di export credit (a cura di Sace) o di lending (a cura di Cdp)». Com’è accaduto con il coinvolgimento del Mef «per operazioni di importo significativo con Leonardo e Fincantieri».

Lo scorso maggio in Parlamento ci fu una sorta di appello al governo e alle società statali come Cdp, Sace e Simest a sostenere all’estero il gruppo Leonardo e le aziende del comparto da parte dell’amministratore delegato dell’ex Finmeccanica, Alessandro Profumo (qui il video dell’audizione) nel corso di un’audizione sulle “Prospettive dell’export italiano di materiali per la difesa e la sicurezza”. Profumo suggerì alle istituzioni di dare man forte all’export delle industrie del settore. Serve “un’azione sempre più coordinata sotto il profilo del supporto economico-finanziario alle imprese della difesa (parliamo della legge 808/85), uno strumento chiave per lo sviluppo di nuovi prodotti e capacità)”, disse il capo azienda dell’ex gruppo Finmeccanica.

Rispetto al supporto Sace-Simest per le esportazioni, aggiunse il capo azienda di Leonardo-Finmeccanica, “sarebbe da valutare se sia logico avere un plafond difesa che pone dei limiti; c’è poi il tema dei fondi della legge 295/1973) per il supporto che Simest può dare all’attività di esportazione”. “Pensiamo – concluse Profumo – si possano avere delle ottimizzazioni nella nostra normativa, prevedendo soluzioni che possano consentire un sostegno dell’export più rilevante, in linea con quanto stanno facendo i nostri concorrenti”. “Qualora non ci fosse la volontà di modificare il sistema con legge ad hoc, sarebbe comunque importante almeno garantire adeguati investimenti in ricerca e sviluppo (R&S) per restare competitivi sul mercato e fornire attraverso Sace (società del gruppo Cdp specializzata nel credito e assicurazione per l’internazionalizzazione) e Simest un potenziamento del sistema finanziario di supporto all’export”. Non si sa se queste richieste del numero uno di Leonardo saranno esaudite dall’esecutivo, però.

Profumo auspicò anche di avviare un sistema più efficace per assecondare il business delle aziende del settore, come avviene da tempo negli altri Paesi: “Oggi, nell’ambito dell’apparato normativo attuale riceviamo un sostegno fenomenale dal nostro sistema di difesa. Vediamo che Paesi concorrenti hanno questo strumento del G2G cioè della possibilità da parte del Paese di effettuare contratti diretti con altri Paesi e crediamo che questo sia uno strumento di cui anche il nostro Paese si dovrebbe dotare, con una normativa per il G2G”, disse Profumo.

Un aspetto – quello auspicato da Profumo – che si rintraccia in uno studio di Ambrosetti in collaborazione con Leonardo-Finmeccanica: uno strumento di influenza nelle relazioni geopolitiche (e industriali) nel settore AD&S – si legge nel rapporto presentato mesi fa – “è rappresentato dagli accordi Government-to-Government (G2G), attraverso i quali l’Amministrazione (il Governo o un suo rappresentante) è l’unico soggetto responsabile della stipula di un contratto come parte negoziale e gestisce direttamente l’attività di vendita di sistemi di difesa e sicurezza con lo Stato estero richiedente”.

“Negli ultimi anni si è registrato un notevole incremento degli accordi G2G a livello internazionale – è il caso di Stati Uniti d’America, Regno Unito e Francia – in risposta all’evoluzione del mercato degli equipaggiamenti militari e alle crescenti richieste dei Paesi acquirenti”, si leggeva nel rapporto Ambrosetti-Leonardo che poi si dilunga in particolare il modello francese (qui l’approfondimento).

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