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Ecco le ultime furbate di Caltagirone contro Mediobanca in Generali

Caltagirone Messaggero

Che cosa celano le ultime mosse di Caltagirone in Generali con le dimissioni dal board del Leone di Trieste. Tutte le tattiche per avere le mani libere per salire nell’azionariato del gruppo assicurativo e contrastare meglio Mediobanca. Fatti, nomi, rumors e commenti

 

Si chiariscono meglio le tattiche di Francesco Gaetano Caltagirone in Generali per contrastare Mediobanca e la lista che Piazzetta Cuccia ha in mente di presentare per il prossimo cda del Leone di Trieste per confermare tra l’altro l’attuale numero uno del gruppo assicurativo Philippe Donnet. Anche se la mossa dirompente di Caltagirone non ha sortito effetti positivi ieri in borsa per il titolo del gruppo assicurativo.

E mentre si chiariscono, si rafforzano le prime impressioni – come sottolineato ieri da Startmag – sulle furbizie che contraddistinguono le ultime mosse del costruttore ed editore romano che ha lasciato polemicamente il board di Generali dove era vicepresidente vicario.

L’imprenditore romano non aveva presenziato ad alcune delle ultime riunioni del board di Generali, avendo posizioni contrarie rispetto alle decisioni assunte nel frattempo. E, secondo alcune interpretazioni di tipo legale filtrate ieri sui giornali, anche per evitare ogni accusa di “concerto”.

Infatti nel testo del patto di consultazione tra Caltagirone, Del Vecchio e Fondazione Crt è scritto espressamente che i pattisti non vogliono in nessun caso lanciare un’Opa su Generali, neanche in caso l’offerta fosse legata all’accertamento di un “concerto” tra loro e Mediobanca, così da superare la soglia del 25% a cui scatta l’obbligo di comprare tutte le azioni in circolazione (Generali capitalizza 29,6 miliardi).

Ma nella lettera di dimissioni di Caltagirone – non ancora resa pubblica integralmente – ci sarebbero tra le righe le vere ragioni tattiche del costruttore.

Nella missiva si farebbe riferimento a un presunto uso strumentale delle informazioni riservate, diffuse nel board per impedire a Caltagirone di effettuare acquisti di titoli, e una critica sulla «informativa sui rapporti con i media e con i soci significativi, ancorché titolari di partecipazioni inferiori alle soglie di rilevanza».

“Accuse circostanziate che, per chi ha potuto leggere il documento, potrebbero essere propedeutiche anche a un’azione legale verso la compagnia”, ha scritto il Corriere della Sera.

Ma essendo fuori dal board, Caltagirone potrà acquistare titoli liberamente e senza doverlo comunicare per regole di internal dealing.

L’obiettivo è pareggiare il 17,2% dei voti di Mediobanca (4,4% dei quali in prestito titoli) e il quasi 2% di De Agostini, in vendita dopo l’assemblea.

In verità, come detto, la mossa del costruttore e finanziere offre ora a Caltagirone ampia libertà d’azione sul capitale di Trieste: niente più internal dealing in caso di acquisto di titoli, niente più “black period”, ossia fasi in cui i consiglieri non possono operare in Borsa perché a conoscenza di informazioni privilegiate.

“Caltagirone ora potrà muoversi quando e come lo riterrà più opportuno, senza alcun vincolo se non quello di comunicare il superamento di soglia rilevante, che nel suo caso è il 10% delle Generali. In un contesto in cui, come ha lamentato lo stesso imprenditore, di fatto non aveva più alcuna voce in capitolo”, ha chiosato il Sole 24 Ore.

Ha aggiunto il quotidiano La Verità: “Le sue dimissioni dal board lo svincolano dagli obblighi di comunicazione die cosiddetti internal dealing. Obblighi ai quali, invece, dovrà continuare a sottostare Del Vecchio”

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