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Che cosa si dice in Borsa delle prove Generali di Caltagirone contro Mediobanca

Assicurazioni Generali

Tutte le reazioni del mercato dopo la mossa anti Mediobanca di Caltagirone in Generali. Fatti, numeri, rumors e scenari

 

Non fanno lievitare i corsi di Borsa di Assicurazioni Generali le ultime sfrontate mosse dell’azionista e vicepresidente vicario del Leone, Francesco Gaetano Caltagirone, che ha smesso i panni da tempo del silente vicepresidente vicario per indossare le vesti – insieme a Leonardo Del Vecchio – del finanziare rivoluzionario (ohibò) contro l’establishment identificato in primis in Mediobanca, perno delle Generali.

Ma il frenetico attivismo – molto finanziario e anche molto mediatico dell’ex compassato costruttore ed editore romano – non ha fatto per nulla entusiasmare gli animi degli investitori di Generali, anzi.

Infatti, dopo la notizia delle dimissioni di Caltagirone dal board di Assicurazioni Generali, il titolo del gruppo triestino è calato dell’1,26% a 18,49 euro (minimo intraday a quota 18,465 euro per 29,6 miliardi di euro di capitalizzazione).

COSA E’ SUCCESSO IERI IN GENERALI

Scontro sempre più incandescente in Generali, dunque, dove a fronteggiarsi per il controllo della gestione della principale compagnia assicurativa del Paese ci sono da un lato Mediobanca e dall’altro i due “arzilli vecchietti” del capitalismo italiano, Francesco Gaetano Caltagirone e Leonardo Del Vecchio. A sparigliare definitivamente le carte sono state le dimissioni da consigliere dell’imprenditore romano che si è detto “palesemente osteggiato e impedito dal dare il proprio contributo critico”. “Motivazioni che non possono che essere categoricamente respinte”, ha risposto a stretto giro il presidente della compagnia, Gabriele Galateri di Genola. Con le dimissioni di Caltagirone arrivate dopo 12 anni ai vertici di Generali (di cui detiene l’8,04%), lo scontro in atto da mesi è destinato a inasprirsi in vista del rinnovo del consiglio di amministrazione, sottolinea l’agenzia di stampa Agi.

FINI E SCAZZI NEL PATTO

Le posizioni vedono da un lato Mediobanca (che detiene il 13% del capitale e il 17% dei diritti di voto) e l’attuale board che hanno accolto favorevolmente la disponibilità dell’attuale amministratore delegato, Philippe Donnet, a concorrere per un altro mandato (+ alla guida dal 2016). Dall’altro, invece, Del Vecchio, Caltagirone e la Fondazione Crt (divisa peraltro al suo interno sull’adesione al patto), che hanno riunito le proprie quote – per un totale di quasi il 16% del capitale – in un Patto varato per l’occasione e che più volte hanno manifestato il proprio dissenso sull’attuale gestione (ritenuta tra le altre cose poco coraggiosa sul fronte dell’M&A) e richiesto discontinuità, sia per quanto riguarda le strategie industriali sia sul fronte della governance.

LE MIRE DEL PATTO

Con l’addio plateale di Caltagirone, sembra ormai scontato che i pattisti andranno fino in fondo presentando una propria lista per il rinnovo del cda e un proprio piano industriale alternativo a quello messo a punto da Donnet.

LA SFIDA A NAGEL

Nomi e programmi che verranno rimessi alla valutazione e alla conta dell’assemblea che si terrà a fine aprile a Trieste. Uno scontro che potrebbe essere ulteriormente ampliato, con Caltagirone e Del Vecchio che potrebbero muoversi direttamente su Mediobanca, dove detengono rispettivamente il 3,04 e il 18,9 per cento, in modo da mettere in discussione la stessa leadership dell’Ad Alberto Nagel.

COSA E’ SUCCESSO IN BORSA AL TITOLO GENERALI DOPO LE DIMISSIONI DI CALTAGIRONE

Uno scenario di incertezza che preoccupa il mercato, come detto, dove il titolo Generali a meta’ seduta arretra dell’1% circa a 18,5350 euro per azione. Una preoccupazione che, nell’ottica degli investitori, cela pero’ anche opportunità, tanto che nel suo ultimo rapporto Equita ha confermato il giudizio ‘Hold’ con un obiettivo prezzo a 20,7 euro per azione.

I DUE FRONTI IN GENERALI

Dopo questo scossone al vertice, il patto, a cui fa capo il 16,133% del capitale e che fronteggia il primo azionista, Mediobanca (13% del capitale e 17% dei diritti di voto), rimane compatto, secondo quanto ha riferito stamani all’agenzia Reuters una fonte vicina a Delfin, la holding di Del Vecchio. In contrapposizione con il cda, i soci dell’accordo stanno preparando una lista, con un proprio candidato ad, e un piano industriale alternativo che sarà presentato il mese prossimo, ha aggiunto la fonte.

LA NOTA DI INTESA SANPAOLO SU CALTAGIRONE E GENERALI

“La mossa di Caltagirone è un chiaro segnale della dura battaglia in corso sulla governance di Generali che implica incertezza per il gruppo. D’altra parte, riteniamo che potrebbe accelerare un chiarimento, nella direzione di una presentazione di una lista e di un piano industriale alternativo da parte del patto tra Caltagirone, Delfin e Fondazione Crt che probabilmente detiene attualmente, in capo a Generali, più del 16,133% comunicato ufficialmente la settimana scorsa, in quanto, in quel momento, Caltagirone era al 7,98%, mentre il comunicato di ieri indicava l’8,04%. Caltagirone era al 7,98%, mentre il comunicato stampa di ieri di Generali indicava l’8,04%”, ha commentato in una nota di oggi Intesa Sanpaolo che sul titolo Generali mantiene un rating add e un target price a 20,5 euro. Invece, Equita Sim e Mediobanca Securities hanno un rating più cauto: hold con un prezzo obiettivo a 20,7 euro la prima e neutral con un target price a 20 euro la seconda, comunque tutti target price sopra l’attuale quotazione di borsa del titolo.

TUTTI I PERCHE’ DELLA MOSSA FURBETTA DI CALTAGIRONE IN GENERALI

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